Francesco, di Evgeny Afineevsky

Il nuovo documentario su Papa Francesco, pur avendo un chiaro intento elogiativo, riesce a ragionare sulla rappresentazione mediatica del pontefice e sul suo utilizzo. Un prodotto attuale. #RomaFF15

Papa Francesco è forse il pontefice più mediatizzato della storia. Tanto quanto, se non ancor più di Giovanni Paolo II, col quale condivide forse la consapevolezza dell’importanza della propria posizione nell’immaginario collettivo. Non è un caso, allora, che Papa Francesco affidi al documentario di Evgeny Afineevsky la sua prima apertura alle unioni civili e il regista russo sottolinea più volte questa consapevolezza mediatica.

Francesco è fin dalla prima sequenza costruito come un mosaico. Le tessere non sono solo le diverse personalità intervistate, (cardinali, rabbini, personalità laiche e Papa Francesco stesso), ma anche tweet, immagini di repertorio e girato originale. Queste tessere sono state poi riordinate da Afineevsky secondo le numerose tematiche che il documentario affronta, andando a formare tante macchie di colore. Si passa agilmente dall’infanzia di Bergoglio, alla sua attenzione per le tematiche ambientali, per gli ultimi e dimenticati della Terra, dai migranti ai criminali della periferia di Buenos Aires.

papa francesco

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Piano piano, lavorando per accumulo e non sempre in maniera ordinata, cresce la sensazione di una coerenza interna a tutta quella miriade di immagini di diversa natura. Francesco cerca in ogni modo di far passare l’idea che dietro quella coerenza ci sia una completa coincidenza del pontefice con le sue pervasive e varie rappresentazioni mediatiche. Tanto che ogni eventuale scarto, ogni residuo emozionale che potrebbe sembrare fuori posto qui rientra nel campo della coerenza. Il Papa stizzito per i Rohingya e rammaricato per averli direttamente nominati davanti a San Suu Kyi, le sue scuse per non aver creduto subito ai casi di pedofilia nel clero, sono tutti momenti che cercano di segnalare l’umanità di Bergoglio, componendo un mosaico che nella sua totalità comunica una statura morale marmorea.

Afineevsky è chirurgico nel ricollegare questa immagine chiara e luminosissima al corpo di Francesco, che acquisisce una forza quasi miracolosa dal suo solo esserci. Così, la sua presenza in uno Stato martoriato dalla guerra civile come la Repubblica Centrafricana fa tacere le bombe e permette delle elezioni, il suo viaggio a Lampedusa induce l’Italia a creare il programma Mare Nostrum e il suo intervento fa cadere il sistema di omertà dietro gli abusi sessuali perpetrati dal clero cileno. Proprio attraverso questa dialettica tra corpo e immagine radicata nell’attualità, Francesco sfugge in extremis da una funzione meramente elogiativa, pur lasciando l’impressione che, davanti ad un quadro così luminoso, sia meglio mettersi degli occhiali da sole.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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