Franco Battiato. Il lungo viaggio nel cinema
Nel corso della sua carriera, l’artista ha più volte esplorato il cinema per tradurre visivamente le sue idee sulla meditazione e l’aldilà. Oltre a ciò, è stato al centro di tante colonne sonore
L’uscita in sala del biopic Franco Battiato. Il lungo viaggio di Renato De Maria (al cinema dal 2 al 4 febbraio) rappresenta un ulteriore tassello nella filmografia legata al cantautore siciliano, che, a partire da Perduto Amor – suo esordio dietro la macchina da presa che gli valse un Nastro d’argento come Miglior regista esordiente nel 2004 – ha cercato di “tradurre” visivamente le idee già contenute nei testi delle sue canzoni, adottando degli approcci molto liberi nella costruzione delle immagini come visto, ad esempio, in Niente è come sembra, dove le riflessioni sulla spiritualità, l’aldilà e la trasmigrazione sono centrali.
Nel corso della sua quasi cinquantennale carriera, i brani di Battiato sono stati molto spesso usati in Italia da registi come Nanni Moretti – il quale li ha inseriti in ben quattro film (Scalo a grado in Bianca, I treni di Tozeur in La messa è finita, E ti vengo a cercare in Palombella rossa e Voglio vederti danzare ne Il sol dell’avvenire) – e Luca Guadagnino, che in Chiamami col tuo nome mette la canzone Radio Varsavia, tratta dall’album L’arca di Noè del 1982. Più recentemente, nel film Il maestro di Andrea Di Stefano, Cuccurucucù fa da sottofondo musicale a una scena che vede i due protagonisti dell’opera, Tiziano Menichelli e Pierfrancesco Favino, al centro di un momento di avvicinamento emotivo tra di loro.
Anche il versante delle cover è stato ampiamente sfruttato dal cinema: Alfonso Cuaròn, per I figli degli uomini, usò la versione di Battiato della canzone Ruby Tuesday dei Rolling Stones, mentre Emma Dante, ne Le sorelle Macaluso, ha recuperato Inverno (originariamente cantata da Fabrizio De André) per il suo racconto coming of age ambientato nella stessa terra natia del musicista, la Sicilia. Numerose sono anche le presenze di cineasti e colleghi musicisti nelle sue opere da regista, come nel caso del già citato Perduto amor, che vede infatti la collaborazione di artisti come Francesco De Gregori, Morgan, Alberto Radius e Giovanni Lindo Ferretti, a fianco degli attori Corrado Fortuna, Ninni Bruschetta e Donatella Finocchiaro; in Musikanten (presentato nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia del 2005), protagonista è un immaginario Ludwig Van Beethoven interpretato da Alejandro Jodorowsky, visitato “in sogno” dalla coppia di personaggi rappresentata da Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.
Nel 2016, la regista Giada Colagrande lo include nel suo film Padre, opera a cavallo tra cinema, teatro e video arte, insieme a Willem Dafoe e Marina Abramovic. Il personaggio interpretato da Battiato, ovvero il defunto padre della protagonista, comunica con lei dall’aldilà attraverso la musica, esprimendo tutte le sue idee di stampo esoterico che hanno caratterizzato le riflessioni più recenti dell’artista.

























