"Fratellastri a 40 anni", di Adam McKay

Will Ferrell e John C. Reilly in Fratellastri a 40 anniC’era una volta la coperta di Linus. Nel cinema di Judd Apatow, i protagonisti non si difendono più dietro il consueto feticcio letterario: piuttosto, preservano al mondo il proprio essere infantili indossando una maschera di Chewbacca, il più prezioso degli ammennicoli custoditi in camere-sacrario, pieni di oggetti che non hanno mai mostrato a nessuno, che hanno valore solo per loro stessi (o per quelli come loro). C’è una cosa che Apatow ha capito prima degli altri, magari nascosto anche lui in qualche casa sull’albero piena di collezioni di riviste pornografiche, fumetti, e collectibles di Star Wars. Che il nerd è un corpo sempre fuori contesto, in qualsiasi situazione: e proprio in virtù di questa sua asocialità, di questo sua impossibilità di essere in sintonia con il resto del mondo, una dissonanza di gesti con gli altri esseri umani, atteggiamenti, attitudini alla conquista di qualsiasi donna, e rincorse del mito americano del successo, il nerd è la figura comica per definizione, qualcosa che nel suo essere inetto lo renderà sempre assurdo e inedito, e quindi divertente. C’era forse arrivato Walt Disney inventando il personaggio di Goofy (il nostro Pippo), ma pur sempre restando nel terreno del cartoon e del fumetto. Da 40 anni vergine in poi, il nerd è invece diventato un protagonista in carne ed ossa, e per di più tremendamente realistico. Fratellastri a 40 anni – sua ennesima produzione e suo ennesimo successo negli Stati Uniti – è forse un passo indietro rispetto a film di sublime normalità come Molto incinta, SuXbad e Non mi scaricare: non che i due bambinoni impersonati da Will Farrell e John C. Reilly sembrino meno attuali e credibili, ma solo perchè la sceneggiatura scritta dal celebre comico del Saturday Night Live – su misura per assecondare il suo istrionismo – ha degli eccessi grotteschi che sembravano superati. E’ tuttavia una deviazione piacevole, pure se a volte eccessiva, che salda in qualche modo la comicità fisica del Frat Pack con la ricerca della normalità tipica del cinema di Apatow: compensata e nello stesso tempo esaltata dalla presenza di John C. Reilly, spalla necessaria e già apatowiana (come in Walk Hard). Una sorta di compromesso tra i due filoni, ben esemplificato dal “concerto finale” in cui alla prestazione impostata dell’attore si mescola la sboccataggine in sottofondo del suo comprimario. Ancora una volta – anche se qui più forzato e meno genuino che in altre parti – lo scivolamento verso l’happy ending è una condizione necessaria: vessati da fratelli che hanno ottenuto il successo professionale, taglieggiati da una gang di ragazzini, Apatow vuole fare in modo che per i nerd di ogni età almeno il cinema diventi il terreno di una riscossa.

Titolo originale: Step Brothers

Regia: Adam McKay
Interpreti: Will Ferrell, John C. Reilly, Mary Steenburgen, Richard Jenkins, Adam Scott, Kathryn Hahn, Andrea Savage, Elizabeth Yozamp, Lurie Poston
Origine: USA 2008
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 100’

Origine: USA 2008