Free. Liberi, di Fabrizio Maria Cortese

Una commedia sulla terza età che va in troppe direzioni ma resta superficiale e lascia i suoi attori a briglia sciolta. Tutte le migliori intenzioni restano solo sulla carta.

‌C’è un cinema che non si vuole rassegnare a proiettare in digitale che ormai sta per chiudere e continua a programmare Da qui all’eternità. C’è Tullio Solenghi che dice messa e potrebbe essere uscito da uno sketch televisivo anni ’80. Ci sono poi due criminali  che sembrano arrivare da un film di Tarantino. All’inizio del film ritorna poi il set della casa di riposo Don Guanella di Roma dove Fabrizio Maria Cortese aveva ambientato il suo primo lungometraggio, Ho amici in Paradiso. Lì soggiornano cinque personaggi che, annoiati e delusi della loro quotidianità e della lontananza dagli affetti più cari, danno una svolta alla loro vita e scappano verso la Puglia. Sono Rocco (IVano Marescotti), e suo fratello Luchino (Enzo Salvi), Antonio (Babak Karimi), Erica (Corinne Cléry) e Mirna (Sandra Milo), quest’ultima alla ricerca del suo veccho amore Dragomir (Antonio Catania), creduto morto per anni e invece nascosto in Salento.

Nelle intenzioni Free. Liberi doveva essere una commedia vitale sulla terza età. C’è l’amarezza dei fallimenti (il ristorante perso al gioco, la casa di Antonio che sta per essere venduta dal figlio), del tempo che passa (“Mi sto abituando al mio viso che non mi somiglia più” afferma Erica) ma anche la voglia di vivere e divertirsi. Perché si usa ‘terza età’ quando si parla degli anziani e nessuno parla delle prime due? Qyesta è la domanda che si pone il film. Ci sono dei momenti che a livello di scrittura potrebbero anche funzionare (la moglie che non riconosce più il marito) ma poi sullo schermo perdono tutta la loro efficacia. La causa probabilmente è dovuta al fatto che Free. Liberi va in troppe direzioni ma resta spesso superficiale. Lascia gli attori a briglia sciolta – lo show in dialetto romagnolo di Marescotti, Catania che è una brutta imitazione di un personaggio dei film di Kusturica – accenna alla malinconia (Erica che canta sul palco), ma poi non ha quello slancio che caratterizzava, per esempio, Tognazzi in Primo amore di Risi e soprattutto La casa del sorriso di Ferreri.

Non c’è solo la terza età. Il film parla anche di crisi economica, s’incanta nei paesaggi del Salento e cerca di mostrare l’armonia tra i personaggi, le loro storie e i luoghi. Ma è confuso e pasticciato e a complicare ulteriormente le cose c’è una sottotrama gialla e una sparatoria che appaiono estremamente improvvisate e rendono il film ancora più debole.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Regia: Fabrizio Maria Cortese
Interpreti: Sandra Milo, Ivano Marescotti, Corinne Cléry, Babak Karimi, Enzo Salvi, Antonio Catania, Tullio Solenghi, Marco Mazzocca, Sergio Friscia, Michele Venitucci, Paolo De Vita, Shalana Santana
Distribuzione: Ismaele Film
Durata: 93′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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