Fritti dalle stelle, di Marco Lombardi

Tra satira e documentario, quasi un guerrilla film sul rapporto tra spettacolo e cucina. A tratti rompe il quadro in modo spiazzante, lascia intuire strade, traiettorie giusto accennate. Prime Video

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Si muove sul sottile confine tra cinema documentario e film guerrilla, Fritti dalle stelle, il cortometraggio a metà tra satira e inchiesta attraverso cui Marco Lombardi prova a demistificare un mondo della cucina stellata sempre più spettacolarizzato dalla tv. Perché il metodo operativo di Lombardi è essenziale e fieramente “corsaro”: avvicinare il maggior numero di chef stellati possibile, soprattutto durante le fiere di settore e i vari cooking show e far loro due sole domande, le stesse per ogni interlocutore, per riflettere sul rapporto con il mondo dello spettacolo e dell’alta cucina.

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Tra il setup che cerca di essere il meno invasivo possibile e l’impostazione ostinatamente frontale, l’intro in voice over dello stesso Lombardi ed il passo brillante del racconto Fritti dalle stelle si muove lungo tutto lo spettro del giornalismo d’inchiesta televisivo, senza però disdegnare certe derive tipiche della rete, tra bassa fedeltà e spontaneità nel gestire la conversazione. Fritti dalle stelle parte dunque dal rigore di Report, costeggia lo sguardo ironico de Il testimone e quasi sfiora l’immediatezza delle live su Twitch, ma si ferma un attimo prima. A Lombardi va infatti riconosciuta la lucidità di voler raccontare uno spazio paradossale senza però voler dimostrare la sua tesi a tutti i costi, senza cedere dunque al sensazionalismo o ad un’aggressività fuori luogo, due dei registri più frequenti nelle contemporanee trasmissioni d’approfondimento giornalistico.

Colpisce, in questo senso, non soltanto che Lombardi chiami ad intervenire molti chef che hanno incrociato la loro strada con quella di Masterchef (punto zero di tutto ciò che di male c’è nella cucina spettacolarizzata, secondo l’asserto di partenza del film), ma che, soprattutto, lasci a loro totale libertà di analisi sulla questione, senza direzionare in alcun modo i loro interventi e dunque accettando la possibilità di un contraddittorio.

Ma lasciare tutto il controllo del sistema agli intervistati è ovviamente una scelta rischiosa. Perché così la tenuta del documentario è tutta in mano ai singoli intervistati, che non è scontato percepiscano l’importanza del loro ruolo nella diegesi. Eppure, intervallati dalle classiche frasi di circostanza, non mancano alcuni interventi inattesi. Così Cristina Bauermann e Marco Sacco offrono un punto di vista umanissimo sul loro mestiere, riconoscendo quanto i programmi di cucina abbiano allargato il loro bacino d’utenza e abbiano rafforzato la loro autorità come professionisti del settore, mentre Heinz Beck ed Alfonso Iaccarino riflettono lucidamente sulle differenze tra cucina mediatica e “fare cucina”. Ma non mancano le vertigini, gli inciampi, i contrattempi, gli affascinanti squarciamenti del quadro, Massimo Viglietti che dice di non guardare tv da anni, professa il suo amore per la poesia e chiede, fintamente smarrito, cosa sia Masterchef e, ancor più, lo stesso Lombardi che, con non poca tensione, chiede cosa pensi della spettacolarizzazione della cucina ad Antonia Klugmann, giudice di Masterchef 7.

Peccato che Lombardi non assecondi fino in fondo la natura esorbitante ed abissale del suo progetto, sentendo evidentemente il bisogno di spezzare il ritmo con inserti musicali che satireggiano sulle derive della cucina contemporanea ma che al contempo fanno perdere al documentario il lucidissimo sguardo tenuto fino a quel momento. Eppure Fritti dalle stelle lascia intuire strade, traiettorie, attraverso cui avrebbe potuto circoscrivere ancor meglio la questione: Lombardi, ad esempio, arriva ad infiltrarsi tra il pubblico di uno dei tanti cooking show per riflettere ironicamente sulla dimensione performativa del contesto culinario; successivamente, in un momento che pare un exploit di Blob, gioca portando alla luce le ovvietà delle affermazioni di certi chef stellati. Tutto, però, rimane sulla carta, solo accennato, insieme, forse ad una necessaria parentesi sull'”altro lato della barricata”, quella del pubblico, dei consumatori che si confrontano con quel mondo attraverso la tv.

Fritti dalle stelle è una felice anomalia nel cinema documentario, che tuttavia rischia di assumere il tono di un work in progress, che apre strade, suggerisce traiettorie, ma non le percorre fino in fondo. Per raccontare la complessità di un mondo così sfaccettato, magari, ci sarà bisogno di un nuovo episodio, ancora un’altra anomalia.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
1 (1 voto)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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