Fucking with Nobody, di Hannaleena Hauru

Presentata a Venezia e disponibile su Mubi, Fucking with Nobody gioca con il meta-cinema per raccontare una dissoluzione dell’Io nell’era contemporanea, ma soccombe alla freddezza del suo sguardo.

Fucking with Nobody, opera seconda della comica finlandese Hannaleena Hauru, nasce in seno alla sezione College Cinema della Biennale di Venezia. Ogni anno viene data a tre progetti, dopo una serie di selezioni e un campus di sviluppo dell’opera, la possibilità di girare un film in meno di un anno con un budget di esclusivamente 150.000 euro. Oltre a quello economico, però, c’è anche un altro limite che rende la realizzazione del film una vera e propria sfida: l’orizzonte temporale. Infatti, l’obiettivo è quello di presentare l’opera finita al Festival di Venezia dell’anno successivo. Eppure, non si penserebbe a tutte queste difficoltà aggiuntive, a un’opera risultante da un tour de force mentre si guarda Fucking with Nobody su Mubi.

La storia è quella di Hanna, una regista che è stata appena scartata dalla direzione di un horror vampiresco e femminista. Al suo posto è stato scelto Kristian, suo collega con il quale ha anche avuto una relazione. A una cena con i suoi amici, tra cui due donne legate alla controcultura femminista, un attore con il suo compagno, sua sorella e uno scrittore con cui ha intessuto un rapporto romantico in passato, Hanna si lamenta del profilo Instagram di Kristian, nel quale sbandiera la sua relazione con video e foto chiaramente messi in scena. Quando, però, una foto di Hanna insieme all’attore Ekku viene scambiata per l’inizio di una nuova relazione da parte dei loro conoscenti e quando Hanna nota come sia stata trattata meglio da quelli che la circondando, il gruppo di amici decide di imbastire un esperimento sociale. Sui social viene messa in piedi una finta relazione tra i due, con foto e video che ne documentano una finta intimità.

Fucking with Nobody ha una doppia anima: quella satirica, con una messa in scena ridotta all’osso, essenziale nelle sue scene di vita quotidiana urbana, e quella sperimentale. È questa la direttrice che si impone con l’avanzare del film: lo sguardo della macchina da presa sembra voler fare a pezzi tanto gli spazi quanto l’Io dei personaggi e dello spettatore, sferzati da un montaggio schizofrenico che gioca costantemente con il formato dell’immagine. Quella che viene rappresentata assomiglia, così, sempre più a un’apocalisse dell’identità, che si rompe ed evapora nel forno crematorio che una volta erano gli spazi dell’intimità. Tanto per lo spettatore quanto per i personaggi (con la protagonista interpretata dalla regista e un suo ex-ragazzo interpretato dal co-sceneggiatore e direttore della fotografia Lasse Poser) diventa quasi impossibile cogliere la differenza tra realtà e finzione mentre il film si moltiplica e si ripiega su sé stesso.

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hannaleena hauru

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A mano a mano Hannaleena Hauru decostruisce Fucking with Nobody, livello dopo livello, fino a metterne in scena la stessa fruizione in quanto oggetto culturale in una citazione a Cronaca di un’estate di Jean Rouch ed Edgar Morin, con gli attori che commentano il film dopo la sua proiezione. Fucking with Nobody si svuota, acquisendo però una distanza nei confronti dei suoi personaggi e dello spettatore, sfilacciando freddamente i discorsi fino a perderli. Così, il film soccombe sotto il suo sguardo freddo, le relazioni tra i personaggi perdono di interesse, la satira diventa sempre meno appuntita e il finale sembra solo un ennesimo strato della pretenziosa ricerca di un nucleo solido ed emotivo. E di fronte all’ennesima illusione, viene da chiedersi se in Fucking with Nobody ci sia mai stato un simile caldo punto fermo.

Disponibile su MUBI (gratis per 30 giorni accedendo da questo link)

Titolo originale: id.
Regia: Hannaleena Hauru
Interpreti: Hannaleena Hauru, Lasse Poser, Samuel Kujala, Pietu Wikström, Sara Melleri, Hanna-Kaisa Tiainen, Jussi Lankoski
Distribuzione: Mubi
Durata: 102′
Origine:
Finlandia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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