"Fuga di cervelli". Incontro con Paolo Ruffini e il cast

paolo ruffini sul set di fuga di cervelliSi è tenuto oggi a Roma all’Hotel Visconti Palace l'incontro in occasione dell'uscita del film Fuga di cervelli. Erano presenti il neoregista e attore Paolo Ruffini, i giovanissimi interpreti Luca Peracino, Andrea Pisani, Frank Matano, Guglielmo Scilla, la seducente modella moldava Olga Kent, il produttore Maurizio Totti e l’amministratore delegato di Medusa Film Giampaolo Letta.

Il film uscirà nelle sale il 21 novembre in circa 400 copie.

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Che tipo di esperienza è stata quella di Fuga di cervelli?

Paolo Ruffini: In genere un regista alla sua opera prima vuole fare il “suo” film. Io sono contento di aver preso un film di altri (il campione d’incassi spagnolo Fuga de cerebros, N.d.R.) e di averlo fatto mio. Questo film parla di uno sfigato quale potevo essere io anni fa, che s’innamora di una bellona. Dell’originale spagnolo è rimasto il plot, ma tante gag sono nostre. Posso dire che fare il regista è uno dei mestieri più ganzi del mondo.

 

 

paolo ruffini sul set di fuga di cervelliCon attori come Frank Matano e Guglielmo Scilla hai fatto una scelta che si discosta dai soliti circuiti cinematografici, visto che provengono da mondi diversi.

 

Paolo Ruffini: Io ho recitato in molti film, dove i giovani sono filtrati dal punto di vista degli anziani. Volevo quindi avvalermi di giovani meno accademici, molto energici, che provenissero dal mondo di YouTube. Li ho spronati a vedere di tutto, da South Park a I Goonies e ai Fratelli Marx. Alla fine riuscivano ad essere talmente divertenti e credibili che, durante le riprese, non potevo trattenermi dal ridere.

 

 

A chi è rivolto questo film? E come nasce la sua esigenza di fare il regista?

 

Paolo Ruffini: Credo sia rivolto a un pubblico di giovani. Il film è infatti giovanile, ma non giovanilistico. Si ispira ad alcuni modelli americani: Una notte da leoni, i film di Ben Stiller. Nella seconda parte, per esempio, c’è una riflessione sull’amicizia fra i cosiddetti “sfigati”, che possono creare fra loro legami molto potenti.

Per quanto riguarda la regia, Maurizio Totti mi ha offerto questa meravigliosa opportunità, e spero di averla onorata col mio lavoro.

 

Maurizio Totti: Pensavo fosse divertente proporre una versione italiana del film spagnolo. E Paolo è un esperto di cinema. Abbiamo pensato che per fare un film che si rivolgesse ai giovani dovessimo scritturare dei giovani. Non conoscevo Frank Matano e Guglielmo Scilla, ma ho impiegato un minuto per capire che erano quelli giusti.

 

 

Non è la prima volta che vengono rappresentati i 'personaggi sfigati'. Ma ha stupito che ha utilizzato l’handicap. Come ha fatto a volgerlo in qualcosa di divertente?

 

Paolo Ruffini: Quando parlo del film non faccio riferimento a questo tipo di disabilità: i personaggi sono “sfigati” per altre caratteristiche. Prima che sulla sedia a rotelle, Alonso è fissato col sesso. Il personaggio che interpreto io, prima che non vedente, è un casinista. D’altronde se su qualcosa non si può scherzare si finisce col ghettizzarla. Sono andato all’Istituto nazionale dei ciechi, e ho scoperto che il presidente ha una vita pazzesca e una fantasia più fervida della mia. Tutto è come si affrontano le cose. Come con le parolacce: se sei leggero, non sei mai volgare.

 

Andrea Pisani: Prima quando vedevo una persona sulla sedia a rotelle la guardavo e pensavo con pena: «Che sfiga». Ora la vedo e la chiamo “Alonso”.

 

 

Lei parlava della levità, ma in questo film fa molto uso del turpiloquio, dei peti…

 

una scena di fuga di cervelliPaolo Ruffini: Sembra assurdo che per parlare del mio citi il nuovo film con Checco Zalone, ma mi viene in mente la scena in cui lui si commuove davanti al figlio che dice la sua prima parolaccia. Se la parolaccia non è tesa a offendere diventa infantile. E il discorso sulla volgarità mi sembra un po’ anni Novanta.

Ci tenevo invece a parlare della scelta di Olga. Per decidere la protagonista avevamo indetto un concorso su YouTube, e si sono presentate moltissime ragazze. Alla fine ho pensato di cercarla nel mondo della moda, ma temevo fossero tutte un po’ snob. Una mia amica mi ha presentato Olga, che fa la modella ed è invece una persona piena di autoironia, acume. Ha un sorriso “pop”: è erotica per i quindicenni e piacevole per un pubblico adulto. È stata una scoperta pazzesca.

 

Olga Kent: Pensavo che dopo Vacanze di Natale a Cortina non avrei più fatto cinema in Italia. Invece poi ho incontrato Paolo, che mi ha aiutato molto a sbloccarmi: io sono molto timida. Mi faceva urlare dalla finestra…

 

Paolo Ruffini: Sì, ma se non contestualizzi possono fraintendere (ride, e Olga con lui).

 

Olga Kent: I ragazzi mi sembravano matti, ma poi mi sono innamorata di ognuno di loro. Alla fine del film dico pure una parolaccia, che non ripeterò mai più (ride). E poi ho rivissuto il periodo dell’università, che ho dovuto abbandonare a causa della carriera di modella. Quindi li ringrazio.

 

Andrea Pisani: Anche la mia esperienza è stata stupenda. Paolo ci lasciava carta bianca su tante cose, accoglieva le nostre proposte.

 

 

A Luca sono toccati i due monologhi seri.

 

Luca Peracino: Non è stato difficile. Ho sfruttato in uno il fatto che sono veramente innamorato e nell’altro la mia rabbia reale di quel momento.

 

 

Il personaggio di Lebowsky meriterebbe uno spin off.

 

Guglielmo Scilla: Il mio personaggio è un totale apatico, mentre io sono un umorale. Ma finito il film, quando ho tagliato quella barba mi è mancata (ride).

 

 

Frank, il tuo personaggio è a sorpresa.

 

Frank Matano: Già. Beh, sul copione tutte le battute erano in romano. Io non ho idea di come si parli né in italiano né in romano (risate in sala). Ho chiesto quindi di parlare come mi pareva, e più o meno così ho fatto.

 

Paolo Ruffini: All’ora di pranzo gli attori anziché tornare a casa rimanevano sul set a mangiare insieme. Si è creata una sintonia che andava al di là del lavoro. E nel mio ruolo ho sentito la famosa differenza fra l’essere autoritario e l’essere autorevole.