FULCI FOR FAKE – Intervista a Simone Scafidi e Giada Mazzoleni

Dopo il successo di Zanetti Story, Simone Scafidi torna dietro la macchina da presa per raccontare l’arte, le passioni e il lato umano di Lucio Fulci, indagando tra i suoi affetti, ex collaboratori noti o mai intervistati prima, e riportando alla luce materiali fotografici, audio e video totalmente inediti. Fulci For Fake è la storia di un attore che deve interpretare Lucio Fulci in un film dedicato al regista. Per andare a fondo, per prepararsi al ruolo, decide di incontrare chi ha conosciuto e studiato l’autore attentamente.
Un biopic narrativamente lineare costituito da elementi eterogenei. Protagonista del film è Nicola Nocella, già premiato ai Nastri d’Argento nel 2010 con Il figlio più piccolo di Pupi Avati. Ne parliamo con Scafidi e con la produttrice Giada Mazzoleni (Paguro Film).

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Al di là del fatto che non esisteva niente del genere, come è nata l’idea di un film su Fulci?
S.S.: Ho scoperto il cinema di Lucio Fulci nel 1993, quando avevo 15 anni. Ho imparato a conoscerlo leggendone, prima ancora che vedendolo. Inizialmente in una Storia del cinema dell’orrore, in cui si parlava generalmente molto male dei suoi film. Ma mi colpirono i titoli di queste pellicole di Fulci: Lo squartatore di New York, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, Non si sevizia un paperino, Quando Alice ruppe lo specchio. Evocavano un mondo che volevo incontrare, e che approfondii acquistando “L’occhio del testimone” di Michele Romagnoli, l’unico libro su Fulci esistente. Ricordo la descrizione, inquadratura per inquadratura, della celebre sequenza della scheggia che trafigge l’occhio di Olga Karlatos in Zombi 2. Ci misi anni prima di vedere quella scena, perché Zombi 2 era un film difficile da trovare. Ma intanto avevo noleggiato tutto quello che le videoteche della mia cittadina di provincia offrivano in merito a Fulci. Lucio Fulci a Tortona, dove vivevo, sembrava che lo conoscessi solo io. A sentire il suo nome, c’era chi pensava fosse uno dei sette re di Roma. Nessuno, nemmeno chiedendo ai frequentatori dello storico circolo del cinema cittadino, aveva mai visto un suo film. O forse, molto più probabilmente, lo aveva visto, ma non aveva fatto caso al nome del regista. Perché nei primi anni ’90 Fulci era dimenticato, rimosso. I suoi film erano liquidati con poche righe nelle riviste dei programmi televisivi e nei primi dizionari del cinema. Il mio amore per il cinema e la mia voglia di diventare regista sono cresciute nel corso degli anni parallelamente alla riscoperta di Lucio Fulci, al centro di un culto che rende incredibile l’idea che sia esistita un’epoca in cui era ignorato e sconosciuto ai più. A distanza di tanti anni dalla mia scoperta di Fulci, un film su di lui è nato quasi per caso, come una sorta di rivelazione: dopo un biopic come Zanetti Story, che mi ha portato a raccontare la vita di quello che è stato, in un altro campo, un mio punto di riferimento, perché non dedicarmi a chi mi ha spinto a diventare regista?

Quale è stata la prima reazione di Paguro Film di fronte al progetto?
G.M.: Fulci For Fake è arrivato dopo circa un anno di riflessioni su quello che poteva essere il progetto su cui lavorare con Simone Scafidi, dopo una serie di collaborazioni che dal 2011 mi hanno avvicinata ai suoi set. Dapprima come segretaria di edizione (La Festa), poi come direttore di produzione (Eva Braun) e ora il grande passo come produttrice con Paguro Film. Il primo scambio di mail in cui Simone citava Fulci è stato nell’aprile 2018. Mi aveva proposto le sinossi di alcuni progetti che aveva in sviluppo, ma da subito il biopic di Lucio Fulci mi ha incuriosita. La struttura filmica, il linguaggio e lo sguardo del regista sono stati da subito elementi che hanno svelato un progetto con un interessante potenziale. E da quelle prime mail siamo entrati subito in preproduzione… risucchiati nell’immaginario fulciano.

Avete avuto difficoltà a convincere le figlie a condividere con voi il materiale di famiglia?
G.M.: Produrre un biopic non è cosa semplice. Occorre avvicinarsi a vite che ancora animano passioni, sofferenze e nostalgie. Entrare nella vita familiare con una macchina da presa e con una troupe è una fase delicata, occorre fiducia, rispetto e empatia. Senza empatia e senza alcuna affinità non avremmo potuto realizzare Fulci For Fake.

Qualche parola sul coinvolgimento di Nicola Nocella?
S.S.: L’ho scelto perché è uno degli interpreti più imprevedibili del cinema italiano. È intelligente, generoso quanto diretto e senza peli sulla lingua: perfetto quindi per la parte di un attore che deve vestire i panni di Fulci. Perché poi Fulci For Fake è anche una versione terroristica del genere biopic, con un protagonista che si ritrova a confrontarsi col peso di diventare qualcuno di realmente esistito, con tanti fan da non deludere e con un vissuto personale complesso di cui farsi carico. Serviva quindi un attore riflessivo ma anche azzardato e coraggioso. E Nicola è esattamente così.

Che genere di accoglienza vi aspettate? Lo considerate un film per appassionati e cinefili?
G.M.: Lucio Fulci è oggi uno dei registi italiani più conosciuti al mondo. Conosciuto e venduto in quanto ogni anno, in tutti i principali mercati home video mondiali, dagli Stati Uniti al Giappone, dal Regno Unito alla Francia, escono edizioni da collezione, restaurate e ricche di contributi extra, non solo dei suoi film principali e più noti, ma anche di quelli minori, come le ultime produzioni o i western e le commedie del primo periodo della carriera del regista romano. Fulci For Fake è il primo biopic mai realizzato su Lucio Fulci, con entrambe le figlie presenti e con materiale fotografico, audio e video totalmente inedito. E’ sicuramente un film che gli amanti di Fulci aspettano da anni, ma è anche un film destinato a chi ama il cinema tout court e a chi, molto più semplicemente, vuole farsi emozionare dalla storia di un uomo oggi osannato, ma dimenticato negli ultimi anni di vita e costretto a restare lontano da ciò che più amava: il proprio lavoro.

Apprezzabile il titolo. È sempre stato questo oppure avevate altre opzioni poi scartate?
S.S.: Non era facile trovare un titolo adatto a questo film. Personalmente ho sempre adorato quell’”Uno, nessuno, centofulci” che Marcello Garofalo genialmente inventò e utilizzò per la sua storica intervista del 1993 a Lucio Fulci, pubblicata su Segnocinema. Fulci For Fake è stata un’illuminazione e rispecchia sia lo spirito che la forma del film. Non solo perchè riecheggia il titolo (F For Fake) dell’ultimo film di quell’Orson Welles con cui, negli anni ’50, Fulci lavorò sul set di L’uomo, la bestia e la virtù di Steno, stringendo un rapporto di amicizia che, sempre leggenda vuole, spinse il regista di Quarto Potere a portarsi dietro lo sveglio Fulci mentre faceva sopralluoghi per il suo Rapporto Confidenziale. Ma anche perché la falsificazione, l’invenzione sono forme di estro, sono chiavi per reinterpretare una vita.

Qualche anticipazione sul percorso festivaliero?
G.M.: Ci piace pensare che questo film possa essere l’occasione per festeggiare i 60 anni dall’esordio alla regia di Fulci e i 40 dal successo mondiale di Zombi 2. Dove ciò accadrà, non è ancora possibile dirlo, ma siamo fiduciosi che ciò possa accadere in un festival importante.