Fullmetal Alchemist: Brotherhood – 15th Anniversary Special Edition, di Yasuhiro Irie
Rispetto ai film con cui le saghe anime stanno riscrivendo il loro rapporto con il cinema, questo speciale appare perlopiù anacronistico, malgrado esalti lo spirito e tutti i temi del manga di Arakawa
Negli ultimi anni, sulla scia dell’esplosione planetaria del fenomeno-anime, le operazioni di rimontaggio delle serie televisive animate del Sol Levante hanno assunto delle valenze diverse rispetto al passato, più in linea con le evoluzioni linguistiche che stanno attraversando, trasformandoli dall’interno, i franchise-simbolo dell’animazione giapponese contemporanea. Se a partire dal 1963, anno d’esordio del prodotto-apripista della serialità anime – vale a dire Astro Boy – la Toei già organizzava delle maratone cinematografiche degli episodi più significativi della stagione (i cosiddetti “Manga Matsuri”) consentendo così ai più giovani di recuperare le puntate di una serie durante le pause estive, nelle decadi immediatamente successive la transizione dal piccolo al grande schermo continuava comunque ad avere una funzione puramente “promozionale”, atta a generare una risonanza mediatica attorno ad opere che necessitavano di essere riscoperte dal proprio pubblico di riferimento (si pensi al successo al box office del primo Gundam). Ma in tempi recenti, in virtù dell’ascesa degli anime nello zeitgeist odierno, i franchise hanno iniziato ad abbracciare i linguaggi della transmedialità, garantendo così al cinema un ruolo diverso: da vetrina di opere preesistenti, il grande schermo si fa ora terreno di interconnessione narrativa di storie e di intrecci, tale da “abbattere” i confini tra i due medium. Una strategia reiterata da numerose opere contemporanee, rispetto a cui però questo Fullmetal Alchemist: Brotherhood – 15th Anniversary Special Edition si pone in modo abbastanza ambivalente.
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Nata come celebrazione del 15º anniversario dal termine del secondo adattamento animato del popolare manga di Hiromu Arakawa, questa nuova operazione di rimontaggio non vuole intervenire sul prodotto originale, bensì ripresentare, in maniera assolutamente filologica, l’epilogo della storia. Lasciando perciò intatto il découpage e gli eventi dell’anime, il progetto in questione desidera anzitutto traslare dal piccolo al grande schermo gli ultimi sei episodi di Fullmetal Alchemist: Brotherhood, approdati per la prima volta in un medium diverso da quello televisivo: al punto che l’unico fattore di differenziazione tra il finale della serie e il “film” lo ritroviamo proprio nella sola veste in cui è proposto: come se la sala fosse adesso un’estensione del mezzo seriale, a cui si può ora giungere senza alcuna soluzione di continuità.
L’incipit di questo speciale prodotto da Studio Bones prende allora le mosse a partire dagli eventi del 59º episodio dell’anime: i due fratelli alchimisti Edward e Alphonse Elric, alle prese ancora con gli effetti della trasmutazione umana con cui avevano cercato di riportare in vita la defunta madre, si trovano sul punto di riconquistare i loro vecchi corpi, compromessi dalla “maledizione” piombata su di loro, nel prologo di Fullmetal Alchemist: Brotherhood, per aver violato il principio di equivalenza su cui si basa l’alchimia. Ma il conseguimento dell’obiettivo passa attraverso la disintegrazione delle aspirazioni tracotanti del mefistofelico “Padre”, desideroso di ottenere la conoscenza assoluta del mondo, anche al costo di trascendere le leggi della natura e di dissolvere l’ecosistema planetario.
Rispetto ai progetti riassuntivi con cui le produzioni animate nipponiche stanno riscrivendo il rapporto serialità-cinema in senso transmediale, questo speciale commemorativo di Fullmetal Alchemist: Brotherhood appare perlopiù anacronistico, come se appartenesse ad un’era produttiva precedente, in cui le interconnessioni narrative tra il piccolo e il grande schermo non dominavano ancora i linguaggi degli anime. Diversamente da Attack on Titan: The Last Attack o dall’ultimo rimontaggio di Demon Slayer, la traslazione da un medium all’altro non contribuisce qui né a rendere più coesa e incisiva la materia di partenza, né a stabilire un ponte tra le diverse cornici mediali in cui si articola il franchise. Il senso di questa operazione, ciò che le permette di acquisire una ragione di esistere al di là delle mere necessità commerciali, va allora ritrovato nella natura sintetica degli episodi qui riproposti: nella naturalezza con cui l’epilogo della storia ingloba l’intero DNA del racconto. Sia dal punto di vista tematico, che narrativo. Ecco allora che lo speciale, focalizzandosi sul confronto tra un individualista che pecca egoisticamente di hybris ed “eroi comuni” che rinunciano all’interesse personale per la salvezza collettiva, assume una connotazione veramente commemorativa, celebrando quello che Arakawa ha sempre voluto veicolare nel suo racconto: ovvero la necessità dell’individuo (giapponese) di accettare le dure leggi del sacrificio, e di riscoprirsi umano nel superamento del dolore, coadiuvato dalla connessione con il prossimo. Perché in un’ottica di coesistenza, a detta della mangaka, non basta restituire ciò che si riceve per esercitare il proprio ruolo nella società: a volte occorre eccedere nella generosità. Solo così si garantirebbe la (r)esistenza della singolarità umana.
Titolo originale: Hagane no Renkinjutsushi: Fullmetal Alchemist
Regia: Yasuhiro Irie
Voci: Romi Park, Rie Kugimiya, Shinichiro Miki, Fumiko Orikasa, Kenta Miyake, Megumi Takamoto, Mai Gotou, Hidekatsu Shibata, Kenji Utsumi, Mamoru Miyano, Yoko Somi, Yuko Sanpei, Unsho Ishizuka
Distribuzione: Adler Entertainment, Dynit
Durata: 139′
Origine: Giappone, 2025




















