Funne – Le ragazze che sognavano il mare, di Katia Bernardi

Un garbato affresco sulla potenza del sogno e di come l’era della condivisone possa influire nel concretizzarlo. Festa del Cinema di Roma, sezione Alice nella città

Oggigiorno la sconcezza detta in tv, un vestito troppo scollato visto sfilare su un tappeto rosso, qualsiasi atto comunemente considerato “osceno” non ha più la presa o la risonanza che possedeva un tempo. Questo sia a causa dello smaliziamento delle masse sia perché quei contenitori non sono abbastanza validi se non diventano “virali”, se non diventano un fenomeno web che chiunque possa commentare e su cui ci possa ricamare su comodamente seduto alla propria scrivania. Funne – Le ragazze che sognavano il mare è esattamente il frutto della nostra generazione: una pellicola che sorge dalle ceneri della classica colletta, dell’elemosina perbene o perbenista, una bomba formato 2.0 cui non si può non prestare attenzione. Il film di Katia Bernardi, presente nella sezione Alice nella Città della Festa del Cinema di Roma, è il resoconto di un viaggio travagliato, un inusuale scalata verso un sogno: il mare. Vederlo per la prima volta, o magari per la seconda, dal lontano 1977, come nel caso di una delle funne (nomignolo trentino per riferirsi ad una signora di una certa età). Il gruppo di vecchine, insieme almeno due volte la settimana presso il circolo Rododendro, si impegneranno al massimo per raccogliere i fondi necessari affinché quel sogno possa vedere la luce.

Lo scarto tra sogno e desiderio, nonché la modalità di trattarlo, è la peculiarità più evidente e interessante di Funne. La Bernardi ci trascina in una dimensione fiabesca, o-FUNNE-LE-RAGAZZE-CHE-SOGNANO-IL-MARE-facebook

una tavolozza di colori in apparenza spenti dal grigiore geografico, eppure palesi nella loro esposizione carnale, nella straordinaria vitalità di quelle donne. Se il sogno va a braccetto con il bisogno, forse nessuna attività che ci consente la sopravvivenza può vivere senza straripare, senza spostarsi in un mondo fuori dagli schemi dove anche una vita lunga richiede una boccata d’aria in più. Il tocco è delicato, garbato; ha premura di non minare troppo il percorso delle sue protagoniste. Tralasciando i pietismi e le esibizioni eccessive, abbraccia una verità parziale e sposta l’occhio sulle caratteristiche di tre soggetti, in particolare, e su quel poco che le dodici vecchiette vogliono concedere al pubblico. Molti di quei caratteri sono particolarmente soli, legati a doppio nodo con quelle piccole attività che li confortano, giorno dopo giorno, allontanando il pensiero della morte. La regista sa bene che l’inciampo sul tema solitudine è dietro l’angolo, eppure la sua maniera di argomentarlo mantiene quell’eleganza e quello stupore tenero e affettuoso che non permette neanche ad una colonna sonora giallo shocking di essere un elemento castrante.

Sulla scia di Calendar Girls, anche le funne avranno il loro calendario strapersonalizzato. Anche qui però protagonisti indiscussi saranno i loro sogni più che loro stesse. Pur di non perdere il focus primario, la Bernardi ci risparmia, a buon ragione, la frequente ossessività di molti giovani documentaristi italiani. Tuttavia, l’ascesa delle vecchiette avrà bisogno di un Funne-le-ragazze-che-sognano-il-mare_imagefullwideaiuto in più. Da qui il crowdfunding. Spinte da un giovane esperto, le funne chiederanno un piccolo supporto finanziario agli utenti Internet divenendo subito delle icone della rete. Interviste alla radio, al telegiornale, tutti i vecchi media seguiranno a ruota quella che, in teoria, avrebbe dovuto essere l’ultima risorsa. Invertire la normalità genera il riso e, in quest’ottica, il ricorso all’era della condivisione non poteva essere più azzeccato per generare consenso. Ma tralasciando il mero aspetto empatico, pietoso e quant’altro, la riflessione, forse inconscia, dell’autrice e di molti dei donatori potrebbe essere stata questa: saremo mai più in grado di sognare qualcosa come il mare senza rinchiuderci nella dimensione del falso? Dopo la visione di Funne, più che la magnificenza del film, il quale resta in ogni caso aggraziato, è la sensazione di aver visto più di quanto fosse visibile sullo schermo. Decisamente un aspetto positivo.

---------------------------------------------------------------
SCRIVERE PER LA TV: il workshop sulla sceneggiatura per la serialità


---------------------------------------------------------------

Regia: Katia Bernardi
Distribuzione: EIE Film
Durata: 74′
Origine: Italia, 2016

 

---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative