FUTURE FILM FESTIVAL – "Pollicino" – Gli Orchi esistono e mangiano bambini!

Johon Donkin, responsabile della Blue Sky per L'Era Glaciale, conclude il suo intervento sugli effetti speciali mostrando una clip dal film e sottolineandola con una importante notazione "Vedete come è decisiva, fondamentale per il buon andamento della narrazione la colonna sonora, il commento musicale; come ogni suono si lega con coerenza al movimento dei personaggi in questa scena"… e ha ragione: non ci si accorge per nulla della musica abbandonati come un bimbi nelle braccia  avvolgenti della storia. Questa magia non si è purtroppo ripetuta durante la visione di Pollicino di Oliver Dahan in cui la musica composta da Jo Hisaishi ( Dolls di Kitano) è di un'invadenza implacabile.


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Sin dai titoli di testa sottolinea le scene calando sui timpani dello spettatore titaniche mazzate orchestrali proseguendo la nefasta opera per metà abbondante della fiaba di Dahan la cui negativa influenza non si conclude con l'accettazione delle musiche di Hisahisi, ma si impone anche in alcune scene con l'incerta direzione degli attori  che passano da un registro drammatico ad uno demenziale senza coerenza alcuna e con uno stucchevole ed a volte irritante intervento sui dialoghi. Ulteriore bizzarria è una sua curiosa ed insistita predilezione per i nei: Pollicino ne presenta uno sulla guancia sinistra, la madre vari sul volto ed uno ben presente a lato del naso, e la "labbrosiliconica" Regina/Deneuve uno sulla guancia destra graziosamente evidenziato da un brillante lustrino. Questione di gusti…

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Ma tutto sommato ci piace considerare queste notazioni negative come marginali a fronte dell'ottimo lavoro fatto dal regista sui toni oscuri di questa fiaba antica che parla ai bambini di pericoli, di povertà e miseria (impensabili oggi!), di genitori scellerati ed orchi feroci e di guerra, grande catastrofe di ogni tempo. I ragazzini presenti alla proiezione hanno assistito alle peripezie di Pollicino e dei fratelli a bocca aperta. Hanno partecipato ad una rappresentazione horrorifica che nessuna storia moderna potrebbe eguagliare, hanno toccato con il cuore la paura, e si vedeva. Molto hanno appreso sul mondo dentro e fuori casa. E gli è piaciuto.  


A suscitare in loro questa sensazione di meravigliosa angoscia hanno contribuito la maestria  del direttore della  fotografia Alex Lamarque, Il Production Designer Michel Barthelemy e la bravissima costumista Gigi Le Page (bellissime le scarpette dei ragazzini, il costume ed il trucco anni '60 del personaggio della moglie dell'Orco). Il colore è stato elaborato digitalmente ("numerique" scrivono ineffabilmente i francesi nei titoli di coda) con il sistema Duboiscolor lo stesso processo usato per Amelie Poulen. Visto attraverso gli occhi dei ragazzi  Pollicino è un film tutto sommato riuscito. Un'altra dimostrazione che in nome di una tradizionale ed efficace "politica culturale" i francesi trovano sempre ottime ragioni per produrre opere di valore anche se imperfette. Noi italiani che da molto abbiamo rinunciato ad avere una seria (o anche divertente) politica culturale su qualsiasi argomento, e non solo sul mondo piccolo dei ragazzi, dobbiamo accontentarci di raccontare loro maldestramente le fiabe di Cogne ed altri orrori da TG, in prima serata da giornalisti, con l'inevitabile risultato  di mancare, nella rappresentazione simbolica, di reale efficacia pedagogica. Abbiamo distrutto il ponte dell'adolescenza sostituendolo con un immaginario iconografico e simbolico adulto che non soddisfa per nulla i bisogni dei nostri bambini. I ragazzi hanno bisogno di fiabe. Nuove ed antiche, digitali e narrate a fianco del letto, hanno bisogno di ritrovare in esse la Cultura delle proprie Origini, e soprattutto hanno bisogno di essere protagonisti delle "loro" storie e non  di essere solamente i bersagli preferiti da una sciatta e cialtrona "politica del consumo" . L'unico film italiano che ultimamente abbia ottenuto sui ragazzi la stessa attrazione manifestata durante la visione di Pollicino, è stato Pinocchio. Chissà perché? Forse sarà perché iniziano tutt'e due per P… o forse sarà perché il cuore imperfetto di Benigni batte, anche a cinquant'anni, al ritmo di una magia che vola sulle critiche degli adulti ed avvolge di gioia e sorpresa ogni bambino.

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