Fyre – La più grande festa mai avvenuta, di Chris Smith

Prendete un’isola deserta appartenuta a Pablo Escobar, spediteci un rapper americano assieme ad un improbabile uomo d’affari newyorkese ed avrete la ricetta per creare una catastrofe perfetta travestita da party esclusivo. E’ più o meno questo lo script di Fyre – La più grande festa mai avvenuta, documentario da poco disponibile su Netflix che fa luce su una storia talmente assurda da raccontare che solo la potenza delle immagini dal vero può rendere plausibile il fatto che sia accaduta veramente.

Il rapper in questione è Ja Rule, noto in Italia soprattutto per i duetti con Jennifer Lopez e per aver collaborato al singolo Wonderful assieme ad R. Kelly, altro cantante improvvisamente tornato noto alle cronache per gli scandali sessuali denunciati da Surviving R. Kelly. Il suo socio, «guru» della nuova imprenditoria americana invece è un certo Billy McFarland, ragazzotto classe ’91 che nel 2016 fonda Fyre Media, una start-up che consente di prenotare talent musicali ed invitarli alle feste più in che il world wide web possa immaginare, il tutto direttamente tramite smartphone.       

Le nuove regole del successo però parlano chiaro: per vendere un prodotto bisogna che diventi virale, quindi ecco organizzato il festival di musica elettronica per ballare in un paradiso tropicale, ed ecco un esercito di influencer e modelle pronte a giurare su Instagram che anche loro, in estate, saranno lì a festeggiare. In poco tempo l’evento è sold out.

Una strategia di marketing perfetta, che però ben presto va a sbattere contro un muro insuperabile anche per il migliore dei social media manager: la realtà. Gli scogli, il luogo disabitato che mai e poi mai potrà garantire i servizi essenziali a migliaia di persone desiderose solo di fare baldoria. fyre-la più grande festa mai avvenuta

I villeggianti arrivano sull’isola e anziché una vacanza formato deluxe si ritrovano in uno scenario più vicino a Cast Away.

Partito con l’intento di fare luce su una vicenda difficile da metabolizzare in fatto di straordinarietà,  Fyre – La più grande festa mai avvenuta mette in guardia da meccanismi che tanto straordinari in realtà non sono, e che invece stanno segnando il correre della storia a colpi di click e fake news quotidiane. La vicenda Fyre è un caso emblematico del periodo storico che ci siamo ritrovati a vivere, quello in cui alle post-verità non serve altro che essere condivise in maniera propulsiva per godere dello stato di verità-punto-e-basta. Il crossover tra realtà virtuale e realtà organica confonde gli status d’utente che condivide per essere apprezzato e quello di persona analogica che intrattiene scambi biologici. Ma allora domani quanto sarà apocalittico risvegliarsi schiavi del clickbaiting?

Post scriptum. Ja Rule ha di recente lanciato una nuova applicazione per talent dal nome Iconn.
D’altronde, nel secolo delle post-verità e degli spazi d’archiviazione da decine di tera, la memoria dell’utente è talmente superflua che basta semplicemente cambiare il nome del logo per ricominciare a fare man bassa di consensi.