Game of the Year, di Alessandro Redaelli

Arriva in sala con delle proiezioni evento il nuovo documentario di Alessandro Redaelli dopo Funeralopolis. Il mondo dei videogiochi diventa un percorso iniziatico per la riprogrammazione dell’umano

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Parlando degli Autechre nel suo Ex Machina – Storia musicale della nostra estinzione, Valerio Mattioli asseconda alcune delle critiche indirizzate alla musica del duo di Rochdale fino a ribaltarle di segno. Al contrario di quel che sembra, non è vero che la loro techno è una musica non ballabile: semplicemente, non è adatta ai nostri arti umani. Le trame ordite dall’intelligenza algoritmica, nascosta nell’esoscheletro di metallo, sono un qualcosa di radicalmente altro, che non ha e non vuole avere alcun senso per noi umani. È su una musica elettronica che ribolle il mash-up col quale si apre Game of the Year, secondo lungometraggio di Alessandro Redaelli dopo Funeralopolis. A suburban portrait. In un magma di immagini e voci dal quale eruttano cifre e statistiche che sottolineano l’importanza capitale dei videogiochi nella contemporaneità, il presentatore del Twitch-con urla, prima che lo schermo diventi nero: “Gettiamo uno sguardo su ciò che rende meraviglioso il mondo di Twitch, andiamo!”. Ad accompagnare poi l’immagine di una finestra da cui provengono i cinguettii degli uccelli ci sono i fiati dei London Mozart Players intonano le 26 variazioni su La Folia di Spagna.

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Le variazioni di Game of the Year sul tema del medium videoludico sono invece otto, divisi tra programmatori, streamer ed e-sport player. Redaelli architetta un racconto corale nel quale volti e membra diventano quasi delle scorie del processo di smaterializzazione in pixel. Alessandro Allocco, marito e manager della streamer di origini russe CiaoMia, ha un braccio paralizzato a causa di un incidente automobilistico, ma questo non ha fermato la sua passione per i videogiochi. “Se ti dicessi che domani perderai il braccio probabilmente diresti che preferiresti morire. Ce la puoi fare invece, l’essere umano si adatta. E ti dirò di più: quando reimpari a fare le cose è incredibile”. È al corpo, invece, che si ritorna quando un errore non previsto fa fallire il processo. Per questo l’aspirante pro-player NOCS deve far fronte allo scioglimento della sua squadra lavorando anche da spogliarellista; ha una simile prospettiva Giuseppe Mancini che, ragionando sulle difficoltà di sviluppo del videogioco a cui sta lavorando con la compagna Francesca Zacchia, valuta la possibilità di tornare a fare il rider.

Se la musica macchinica, seguendo la suggestione di Mattioli, è fatta per de-programmare il corpo, Game of the Year sembra suggerirci che il videogioco sia invece il passo successivo, ossia la sua ri-programmazione. Lo sguardo fisso, quasi in trance, di Sabaku no Maiku mentre gioca, i movimenti che si limitano a quelli dei bulbi oculari che esplorano lo schermo e quelli delle dita sul joystick, sono tutti passi di una danza rituale necessaria a entrare in comunione con la macchina. Proprio come l’installazione di un nuovo software porta alla possibilità di decifrare nuovi file e quindi nuovi codici prima incomprensibili, così le rare volte che vengono proposte immagini di un videogioco questo assomiglia alla lingua di un qualche culto ermetico.

Centrale, allora, diventa la cavalcata del sedicenne Reynor durante i mondiali coreani di Starcraft. Le rare volte in cui vengono mostrate le immagini delle partite, queste sarebbero incomprensibili se non ci fossero i commentatori pronti a raccontare gli avvenimenti del gioco come i sacerdoti che raccontano e spiegano i passi del Vangelo a chi non sa leggere. Solo che qui le parole del profeta si trasformano nelle istruzioni date alla tastiera, battuti a un ritmo che si potrebbe definire furioso, se la fredda precisione dei comandi non facesse sembrare il termine antiquato. Ritmi inumani in segreto dialogo con quelli degli Autechre, ai quali ci si deve adattare in un mondo sempre più connesso, condannati alla ricerca di una nuova Salvezza.

Regia: Alessandro Redaelli
Con la partecipazione di: Simone Rosi, Alena Zueva, Alessandro Allocco, Michele Poggi, Matteo Corradini, Diego Sacchetti, Davide Isimbaldi, Simone Granata, Riccardo Romiti, Mattia Attrice, Giuseppe Mancini, Francesca Zacchia
Distribuzione: Withstand
Durata: 98′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
3.67 (3 voti)
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