Garm Wars – L’ultimo druido, di Mamoru Oshii

Avevamo perso le tracce di Mamoru Oshii dopo l’ottima accoglienza di Sky Crawlers alla Mostra di Venezia nel 2008 e lo ritroviamo, sette anni dopo, con quest’epica fantascientifica covata per quasi due decenni – in mezzo ci sono stati comunque altri lavori, che in Italia hanno ottenuto minore rilevanza. Garm Wars si basa infatti su un’idea che il regista aveva iniziato a sviluppare già nel 1995, all’indomani di Ghost in the Shell, ma le dimensioni del progetto hanno costretto ad attendere tempi migliori e una tecnologia maggiormente in grado di visualizzare il complesso scenario bellico immaginato dal regista: un mondo futuro con fazioni in lotta fra terra, aria e sviluppo incontrollato della tecnologia, tale da rimandare ai complessi intrecci tecno-organici del già citato Ghost in the Shell.

Qui come lì, infatti, i personaggi sono cloni, memorie umane “scaricate” in corpi duplicati per assicurare la perenne agibilità in battaglia, mentre le dinamiche interpersonali sono rese ancora più complesse dall’inserimento di una componente mistica incarnata dalla figura dei Druidi, cruciali per sciogliere tutti i misteri alla base dell’eterno conflitto che avvolge il mondo. Protagonisti si ritrovano così Khara, una donna che ha raggiunto l’ennesimo stadio di clonazione e che rischia di non poter più ripetere il processo a causa dell’abbandono della nave con i corpi-serbatoio; Wydd, un anziano Kumtak, rappresentante dell’etnia più a suo agio con la tecnologia e che, nell’interpretazione di Lance Henriksen assume il ruolo del classico vecchio stregone; il giovane e bellicoso Skellig; il misterioso Nascien, forse l’ultimo dei Druidi evocato dal titolo; e il cane Gula.

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garmwarsattoriNell’interazione fra i componenti dell’eterogenea compagnia, Oshii rinnova le sue domande sulla sostanza dell’identità umana, all’interno di uno scenario che sembra sempre premere per altre derive e disarmanti possibilità. Garm Wars cerca in questo modo di alternare la componente più esistenziale con un impatto spettacolare degno di un kolossal sci-fi/fantasy, che sia in grado di confermare e allo stesso tempo aggiornare l’immaginario già “storicizzato” dell’autore. Pertanto, la figura di Khara rievoca chiaramente la Motoko Kusanagi di Ghost in the Shell, mentre pure la presenza del cagnolino Gula rimanda a iconografie persistenti all’interno della filmografia di Oshii. Allo stesso tempo, le trasparenze evocate dall’uso invasivo di un digitale anti-realistico rievocano le reminiscenze del folgorante e pioneristico live-action Avalon, realizzato dal regista nel 2001 e fra le prime opere nipponiche a riflettere criticamente sull’uso delle nuove tecnologie non analogiche – la particolare sensibilità nipponica ha infatti sempre lavorato nel senso di un digitale lontano dall’ossessione fotorealistica di stampo americano-occidentale, più vicino all’idea di evocazione di un altrodove immaginifico e sorretto da regole proprie, quasi a creare un ibrido tra live-action e animazione.

Se dunque si può certamente ritrovare coerenza nel percorso autoriale di Oshii, allo stesso modo Garm Wars appare poco coeso, ripiegato su un immaginario che l’autore non riesce stavolta a liberare e a rendere linguaggio vivo. Resta così un’opera “chiusa” allo spettatore e che sembra procedere senza trascendere mai le singole iconografie messe in campo per farsi racconto più grande. L’estetica digitale perde quindi la sua forza, concretizzandosi in una maniera che ricorda più gli albori del genere che le sue possibili nuove derivazioni. Il finale sembra comunque preludere a possibili prosecuzioni, chissà che la vera identità del progetto non si riveli più chiara quando (e se) avremo di fronte il racconto completo.

Titolo originale: Garm Wars: the Last Druid

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Regia: Mamoru Oshii

Interpreti: Mélanie St-Pierre, Kevin Durand, Lance Henriksen, Jordan Van Dyck, Dawn Ford

Distribuzione: Notorius Pictures

Durata: 102′

Origine: Francia/Canada 2014