"Ghost Rider – Spirito di vendetta 3D", di Mark Neveldine e Brian Taylor


Vero buco nero nella crosta terrestre della stereoscopia, Nicolas Cage ribalta il destino del suo personaggio maledetto diventando egli stesso la maledizione del film, il demone ridanciano e dispettoso che se ne impossessa. Cage ridicolizza e disinnesca puntualmente le idee tardo-videoclippare di Neveldine & Taylor, fa le boccacce al cinema, si prende gioco della macchina, innaffia lo schermo con urina infuocata, si curva per entrare nell'immagine per poi deformarne i connotati con la propria atonale totemicità. Spara punch lines improbabili, sghignazza e si ingozza di pillole. Tutto il cinema che cerchi nel film è nel suo incedere spaesato, goffo, a passi allungati e braccia ciondoloni

Se è vero che la sostanza dei due film stupidissimi della serie Crank risiede in quella sequenza di Al di là della vita in cui Scorsese aumenta a velocità impazzita e delirante la zigzagante corsa notturna del suo paramedico in puro trip chimico-farmaceutico, allora questo secondo Ghost Rider è quantomeno l'occasione per mettere i responsabili di Gamer al cospetto dell'attore che di Bringing out the dead (titolo che davvero diviene programmatico di tutta la sua filmografia successiva, tra l'altro) era il protagonista, Nicolas Cage. Che qui infatti, in una scena di metamorfosi in moto, replica lo show di occhi strabuzzati / ghigno deformato / sguardo psicopatico in macchina che assumeva proprio in quella sequenza in fast-forward del film di Scorsese, esagerando ancora di più in smorfie e tic grotteschi, davvero ricordandoci Bruce Campbell agli eroici tempi de La casa 2.

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Il film, più che collegarsi al primo episodio di Mark Steven Johnson, che era molto più legato iconograficamente ad un tentativo – nemmeno disprezzabile (davvero resta il film più riuscito di Johnson) – di on the road vintage su due ruote con gli effetti speciali (comparsa di Peter Fonda compresa), pare un sequel del superbo Drive Angry 3D, da cui recupera la sezione finale mistico-esoterica-demoniaca (il cattivo tenente Cage si perde nella cave of forgotten dreams…) con sabba conclusivo e Christopher Lambert (!) frate soprannaturale. E' una delle due intuizioni buone della coppia di registi e del loro sceneggiatore blasonatissimo, David S. Goyer: l'altra è restare legati con maggiore attenzione alle atmosfere dark del fumetto, con un villain, Blackout, dalla resa grafica non proprio inedita ma di un certo fascino potenziale, numerosi inserti “animati” di raccordo, e soprattutto un'interessante predilezione per la capacità di fusione tra Ghost Rider e le lamiere degli automezzi che guida, con risultati visivamente strabilianti in almeno un paio di occasioni (il gigantesco scavatore infuocato è la “cosa” più bella del film).

Per il resto Neveldine & Taylor, che stilisticamente già non brillano per eleganza, dirigono qui quantomeno la prima parte ancora peggio del solito: l'incipit con Idris Elba e Violante Placido sembra uscito da una delle produzioni della scuderia Besson (da cui bene o male proviene il feticcio dei due registi, Jason Statham), e l'ambientazione esteuropea unita alla regia sbrigativa immerge tutto in un sapore da straight-to-video d'arti marziali, però in 3D. E qui entra in ballo Big Daddy Nicolas Cage, che nella sublime sequenza in cui “torchia” il trafficante di armi cercando di trattenersi dal trasformarsi in Ghost Rider, con metà del volto che gli si gonfia e deforma turbinosamente, segna una nuova vetta, da antologia quanto lo erano nel primo episodio i tentativi di trasformazione pirica davanti allo specchio.
Vero buco nero nella crosta terrestre della stereoscopia (“tornatene a casa!”), Cage ribalta il destino del suo personaggio maledetto diventando egli stesso la maledizione del film, il demone ridanciano e dispettoso che se ne impossessa. Cage ridicolizza e disinnesca puntualmente le idee tardo-videoclippare di Neveldine & Taylor, fa le boccacce al cinema, si prende gioco della macchina, innaffia lo schermo con urina infuocata, si curva per entrare nell'immagine per poi deformarne i connotati con la propria atonale totemicità. Spara punch lines improbabili, sghignazza e si ingozza di pillole. Tutto il cinema che cerchi nel film è nell'incedere spaesato, goffo, a passi allungati e braccia ciondoloni, di Nicolas Cage. Dio, il Diavolo, il figlio del Diavolo, l'angelo Zarathos,il cattivone che fa decomporre cose e persone, insomma qualcuno gli spari: la sua anima danza ancora.

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Titolo originale: Ghost Rider: Spirit of Vengeance
Regia: Mark Neveldine e Brian Taylor
Interpreti: Nicolas Cage, Ciarán Hinds, Johnny Whitworth, Idris Elba, Violante Placido, Fergus Riordan, Christopher Lambert, Anthony Head
Origine: Usa 2012
Distribuzione: Medusa
Durata: 95'

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