Giacinto Scelsi: il primo moto dell’immobile, di Sebastiano D’Ayala Valva

L’8/8/88 moriva Giacinto Scelsi, il più contemporaneo di tutti, il più libero dei folli o viceversa, l’uomo che viaggiava ininterrottamente verso il centro del suono, scardinando il silenzio, scorticando la musica colta, perché il suono si facesse sferico. Il nipote Sebastiano D’Ayala Valva, autore di questo imprescindibile documentario, parte da un ricordo di infanzia, quella volta che il padre Franco D’Ayala Valva, nonché fratello di Giacinto, oltre che affermato architetto, gli fece ascoltare ad undici anni l’opera dello zio. Scelsi è stato il tramite della sua opera, non si è mai riconosciuto un musicista, un compositore (un certo Tosatti, qualche mese dopo la scomparsa, rivendicò anche tutta la sua musica, e questa testimonianza è inserita nel doc…), non si è mai lasciato trascinare dalla mondanità, dalla notorietà, ha sempre vissuto isolato nel suo appartamento romano, ha sempre rifiutato di farsi fotografare. Negli ultimi anni della sua vita, Scelsi ha deciso di salvaguardare la sua opera, registrando le sue memorie e i suoi pensieri su nastri magnetici, con la richiesta che non fossero resi pubblici primi di 15 anni dopo la sua morte. Trascinati dalle onde, onde sonore, questa è la sensazione più forte che prende anche coloro che non conoscono il genio immenso di Scelsi. Ed è tutto nel titolo la magia, il tormento sciamanico.

Le parole del regista: “Scelsi mi ha aiutato a concepire la creazione in termini diversi: mi ha spinto ad andare al di là del concetto restrittivo per il quale l’arte è catarsi, o espressione di un punto di vista, o ancora il semplice risultato di idee personali. Scelsi mi ha spinto piuttosto a vedere l’arte come uno stato di disponibilità, di apertura, che permette all’artista di ricevere da fuori ciò che nutre la sua arte, rendendolo nient’altro che un intermediario. Per arrivare a questo stato di disponibilità, che implica l’andare al di là di sé, è necessario superare il proprio ego e arrivare a questo altrove indefinibile, attorno al quale Scelsi ha costruito la sua esistenza creatrice. Le idee personali sono senz’altro un punto di partenza importante di ogni processo creativo ma è necessario, in un secondo momento, allontanarsene. Esse si limitano a definire le nostre intenzioni, a rassicurarci, a darci l’illusione di essere padroni. L’altrove, al contrario, incute timore. Non siamo in grado di padroneggiarlo. Entriamo in una zona di pericolo e incertezze dalla quale non siamo sicuri di poter fare ritorno. Penso che ascoltando la musica di Scelsi sia possibile sfiorare questo altrove invisibile. Per lui si trattava di frammenti di un suono primordiale, una forza creatrice che egli interpretava come l’origine della creazione dell’universo. – Il suono è il primo moto dell’immobile e questo spiega la creazione – dice. Il suono ha degli effetti su di noi e noi gli riconosciamo una vita propria. Diveniamo, malgrado tutto, esoterici, animisti. La ragione vi si oppone e ci fa provare una paura ancestrale, che la musica di Scelsi è in grado di risvegliare in noi. La paura è un ostacolo alla creazione, ci immobilizza. Credo che l’obiettivo di ogni essere umano sia di liberarsi delle proprie paure, cosa sicuramente impossibile ma verso la quale è indispensabile tendersi, lottando contro la propria pulsione di morte. Lo facciamo attraverso il movimento, creando una dinamica che ci permette di ricevere qualcosa da un altrove che non conosciamo ma che, permettendoglielo, non smetterà mai di stupirci. Ora che il film è finito e mi guardo indietro, mi pare di aver voluto celebrare la vita intesa come esistenza creativa, un’esistenza che porta alla luce, che crea forma, profondità, emozione. Che sia dovuta alla decadenza fisica o alla malattia dell’anima, la fine di questa esistenza creatrice è terrificante, ancor più della morte fisica. Il primo moto dell’immobile rappresenta forse questa pulsione vitale che è la creatività e che tutti abbiamo dentro. È il primo gesto che mette in moto il processo creativo, come dice uno dei personaggi del film. Alla base di ogni processo creativo c’è un movimento, una dinamica. È attraverso questa dinamica che ci ribelliamo all’immobilità e alla scomparsa delle persone. E così sfidiamo la morte, nostra unica certezza”.

Scelsi si considerava un intermediario tra il Divino e gli uomini, un postino con il compito di consegnare i messaggi. Nel doc alcuni suoi collaboratori, veramente pochi, sono invece i nostri intermediari che provano ad avvicinarci ancora di più ad uno dei personaggi culturali più intriganti e assolutamente più coinvolgenti del XX secolo, ancora poco conosciuto ed apprezzato, soprattutto nel nostro Paese. Il compositore Aldo Brizzi, la cantante Michiko Hirayama, il contrabbassista Joelle Leandre, la pianista Marianne Shroeder, la clarinettista Carol Robinson, l’organista Livia Mazzanti, il soprano Elena Schirru, tutti protagonisti e performer all’unisono nella ricerca del suono, per raccontare un precursore delle nuove tecnologie nel campo musicale, senza però mai smarrire la poesia e il misticismo orientale. Come si fosse in trance, e così il doc ha regalato un momento di immersione nella realtà virtuale, mostrando le prove del coro e dell’orchestra filarmonica di Radio France, in cui preparano l’esecuzione di un’opera di Scelsi. “La musica non può esistere senza il suono. Il suono esiste di per sé senza la musica. È il suono ciò che conta.” Bisogna entrarci nel suono, non semplicemente ascoltarlo. Questa sua citazione viene largamente e giustamente ricordata. Un’affermazione radicale che condiziona ogni riflessione alla scoperta di una figura importante del Novecento musicale. Personalità inquieta e sofferente, negli anni della guerra Scelsi indirizza i suoi interessi principalmente alle ricerche del pensiero e dell’inconscio nelle forme più varie: arti visive poesia misticismo esoterismo lo attraggono, sceglierà attivamente le filosofie orientali, lo Yoga e la pratica Zen. Ciò si riflette nella sua creatività e apre la sua scrittura a scenari innovativi. I suoni esistono solo affinché si diventi noi stessi un suono. In qualche modo lo siamo già, ma non abbastanza. Ecco perché nel suo periodo più difficile, nei primi anni ’50, quando la malattia di nervi cominciava a tormentarlo, Scelsi si concentrava per ore e giorni su una sola nota del pianoforte o degli strumenti a fiato e ad archi. Comporre un’intera opera musicale su una nota sola. Questo è stato il suo desiderio più estremo, la vetta massima da raggiungere, la profondità recondita da esplorare.

Regia: Sebastiano D’Ayala Valva
Distribuzione: Arte Concert
Durata: 80’
Origine: Italia, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)