Gioco pericoloso, di Lucio Pellegrini
Thriller su un triangolo amoroso mal architettato, in cui la tensione erotica tra i tre si concretizza sempre in modo rassicurante, con prove attoriali non all’altezza.

Challengers l’anno scorso e Passages quello prima ci hanno ricordato quanto il triangolo tra tre personaggi costituisca un perfetto soggetto cinematografico. Ogni qualvolta si scatena una tensione tra due elementi in campo, si è portati a tenere a mente quello che resta fuori campo. Oltre all’immagine sullo schermo, lo spettatore non può che pensare anche a quello che in quel momento non appare. E poi il classico gioco in cui si tifa per una coppia piuttosto che per l’altra, perché il triangolo prima o poi si deve risolvere. Eppure poi si comprende come quelle relazioni abbiano senso solo se osservate nel loro insieme, perché nessuno dei poli può davvero prescindere dagli altri. Tutto questo sfugge però alle logiche di Gioco pericoloso di Lucio Pellegrini, in cui nessuna tensione è davvero credibile perché non esplorata. Si rimane sempre in superficie, e quando si va oltre lo si fa sempre nel modo sbagliato, in una specie di thriller erotico in cui nessuna delle due componenti risulta riuscita.
Al centro della vicenda c’è Carlo, ex critico d’arte e adesso romanziere in preda al più classico blocco dello scrittore, che trova un nuovo stimolo quando conosce Peter Drago, giovane sedicente artista. Tra di loro c’è Giada, moglie di Carlo, che non vede di buon occhio Peter, con cui però condivide un passato burrascoso, tenuto nascosto al marito.
La prima parte di Gioco pericoloso è quella che vede prevalere la componente erotica, in cui il triangolo è immerso secondo un ordine ben poco comprensibile. La tensione sessuale più evidente è quella tra i due personaggi maschili, interpretati da Adriano Giannini e Eduardo Scarpetta. Sono loro due a scambiarsi gli sguardi più carichi, a sfiorarsi e ad attrarsi. La tensione resta però sempre latente e nei momenti di apice arriva Giada (Elodie), a lunghi tratti aliena alla relazione, a scioglierla. I corpi che si cercano sono quelli di Carlo e Peter, ma l’unico a spogliarsi è quello di Giada, una sorta di valvola di sfogo. Ecco che nel triangolo si mettono le basi ad un legame tra due elementi, ma se ne concretizza un altro, fino ad allora mai messo in scena. L’atto sessuale in sé risulta quindi forzato, mai davvero interessante, come se mancasse il coraggio e si desiderasse puntare su qualcosa di rassicurante rispetto alle premesse costruite.
Dopo un po’ è impossibile credere a quello che si vede sullo schermo, puntualmente frustrato nelle sue aspettative, mai tradite in ragione di qualche trovata riuscita. Ne risente anche la componente thriller, che dovrebbe basarsi sulla psicologia di personaggi mai leggibili davvero allo spettatore. Nulla torna poi nell’indagine che ad un certo punto Carlo conduce, così come tutto quello che riemerge dal passato, con un finale che giustifica queste inesattezze in modo grossolano. L’impressione è che la sceneggiatura di Gioco pericoloso fosse già confusa da sé e che non sia arrivato un grande aiuto dagli interpreti. Si salva Scarpetta, il migliore tra i tre, accanto ad un Adriano Giannini apparentemente svogliato ed Elodie non all’altezza.
Attorno a loro continue disserzioni sull’arte contemporanea che assomigliano più a chiacchiere da bar. Si parla di letteratura, di teatro, di fotografia e di arti figurative, in un universo parallelo (non il nostro evidentemente) in cui gli artisti sono così importanti che uno scrittore, Carlo, non può camminare per strada senza che la gente lo riconosca e lo fermi per un selfie, al pari di un famoso centravanti. Eppure tutto quello che vediamo messo in scena, tutti i brani che vengono letti, le opere che vengono mostrate, risultano non all’altezza di come vorrebbero apparire nel film.
Regia: Lucio Pellegrini
Interpreti: Adriano Giannini, Eduardo Scarpetta, Elodie, Elena Lietti, Tea Falco, Massimo Coppola, Stefano Abbati, Iaia Forte
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 100’
Origine: Italia, 2025