Gli 80 anni di Shirley MacLaine

Un volto moderno. Un caschetto di capelli cortissimi. Due occhi intelligenti. Una figura sospesa tra carnalità e innocenza. Nel cinema hollywoodiano della metà degli anni Cinquanta, quello delle maggiorate, delle Marilyn e delle Jane Russell, lei doveva sembrare uno tsunami di futuro. E in effetti, lo era.

Shirley MacLaine, che ha compiuto il 24 aprile ottant’anni, è una donna intelligente. Ai giornalisti ha sempre risposto per le rime, rimandando al mittente le domande banali. I paparazzi non li ha mai amati. “Hai presente quando mangi troppo e ti viene il diabete?  I paparazzi sono il diabete della nostra civiltà”, ha detto. Ha scritto tanti libri. E non solo di memorie caramellate nello zucchero. Libri impietosi, sugli altri e su se stessa. Sui suoi viaggi – in Cina, per esempio – e libri sui suoi entusiasmi New age.

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Ha avuto una vita anticonformista. Spregiudicata. Trent’anni di matrimonio, una figlia. Un marito che vive lunghi periodi in Giappone. E in mezzo, tante storie d’amore. Anche celebri. Con Robert Mitchum, con Dean Martin, con Yves Montand. Persino con figure della politica internazionale, come il premier svedese Olof Palme, che fu assassinato nel 1986. Ma la storia d’amore più importante è quella con il pubblico. Una storia durata sessant’anni. E non ancora finita. 

Di anni ne aveva appena ventuno, quando fece il suo debutto nel cinema. Non proprio con uno qualunque, ma con Alfred Hitchcock, il re della suspense. Il film era La congiura degli innocenti Non passò inosservata; il film le valse infattiun Golden Globe come stella nascente, “New star of the Year”.

La nuova stella del 1955 era figlia di un professore, laureato in filosofia alla John Hopkins, e di una insegnante di teatro. Il nome di battesimo era ispirato a Shirley Temple, la diva bambina. Il cognome d’arte lo prese dalla madre, MacLean, che modificò in MacLaine. Suo fratello Warren si tenne quello del padre, e per il pubblico di tutto il mondo fu Warren Beatty.

Shirley iniziò come ballerina. Andava ancora al liceo quando d’estate andò a New York, dalla Virginia, per lavorare in un musical a Broadway. La notarono presto: il primo contratto con Paramount, il film di Hitchcock. E tre anni dopo interpreta Qualcuno verrà di Vincente Minnelli. Lei è la ragazza che si innamora del reduce Frank Sinatra: “Non ti capisco, ma ti amo. Non ti basta?”. Fu la prima nomination all’Oscar.  

Nel 1960 uno dei suoi film più belli: L’appartamento di Billy Wilder, in cui s’innamora di Jack Lemmon. Vince la Coppa Volpi a Venezia, e ottiene una nuova nomination all’Oscar. Torna a lavorare con Wilder e Lemmon in un altro cult movie, Irma la dolce, in cui è una prostituta parigina. Romanticismo, profumo francese, seduzione e innocenza. Terza nomination. E di nuovo senza vincerlo. Nel 1967, è Vittorio De Sica che costruisce su di lei il film a episodi Sette volte donna: in uno di essi, Shirley duetta con Peter Sellers, che ritroverà in Oltre il giardino, nel 1979.

La maledizione degli Oscar finisce nel 1983, quando lo vince con Voglia di tenerezza, lacrime e sentimento al fianco di Jack Nicholson e Debra Winger. Quando sale sul palco, dice: “Beh, mi sono chiesta per ventisei anni che cosa si provi in questo momento…”.

Col marito Steve Parker ha dal 1954 al 1982 una relazione fuori da ogni conformismo. “Conducevo una vita molto aperta, con molti uomini. E anche mio marito aveva le sue storie. Ma senza di lui sarei impazzita. Lui è stato il mio angelo custode, il mio manager, il mio compagno, il mio amico. Non ha mai detto una parola sulle mie relazioni”. Non lo immagineresti, in una donna nata nel 1934.

L’anno scorso, ha ricevuto il premio alla carriera del Kennedy Center. E il lavoro continua: nella serie tv britannica  Downtown Abbey, nella serie per teenager Glee. E al cinema, in I sogni segreti di Walter Mitty. I compleanni di solito li festeggia con l’amica Barbra Streisand, nata nello stesso giorno. Chissà se è stato così anche l'altro ieri.