Gli ultimi saranno ultimi, di Massimiliano Bruno

L’arma prediletta da Massimiliano Bruno è l’eccesso: lo si vede meglio che in ogni altro aspetto nella sua comicità, spesso diretta a scardinare buon gusto e pudore dell’interlocutore.
Gli ultimi saranno ultimi è il film più personale e importante di Massimiliano Bruno, tra gli altri motivi, soprattutto perché è pieno di scelte eccessive, di inquadrature di troppo, di dettagli fuori tono. Ebbene, è proprio in quello stesso stridore che puoi provare tentando di accostare Infinito di Raf a Quello che non c’è degli Afterhours a un pezzo di Ortolani da Addio, zio Tom, come fa il commento musicale al film, che risiede il senso di questo cinema, il coraggio e l’orgoglio di mostrarsi non sempre intonato, pulito, ma di portare quasi ogni sequenza a durare un istante in più di quanto sarebbe stato funzionale, ragionevole.

alessandro gassman e paola cortellesi in gli ultimi saranno ultimiL’inquadratura di troppo diventa davvero qui la cifra estetica del regista, ed è veicolo di uno sbilanciamento benedetto, e potente: il suo risultato principale è quello di allungare la sensazione di spontaneità che gli interpreti trasmettono in ogni sequenza in cui devono interagire, proprio quella spontaneità che porta con sé anche un’anima spesso sgraziata, stonata.
Campione sin dai copioni per Fausto Brizzi delle sequenze corali di sentimento condiviso in situazioni che inseguono una gonfia quotidianità da comitiva, tipo il concerto, la festa di piazza, le tavolate delle gran mangiate (tutte situazioni presenti anche in questa nuova fatica), Bruno ama i suoi personaggi, e gli attori che li interpretano, talmente tanto da disperarsi ogni volta che deve chiudere una scena senza che qualcuno abbia detto una battuta gratuita in più, o fatto una gag non necessaria (l’esempio sommo qui è il ricorso reiterato alla trovata comica della messa radiofonica che si sente nelle case del paese dai posti più improbabili, citofoni, lavandini, gabinetti, e che sostanzialmente il regista piazza in ogni momento del film).
Ma è proprio in questi frammenti – come il drammaturgicamente ingiustificabile pranzo al ristorante “Cacio e Pesce” – che viene fuori l’anima grande di Massimiliano Bruno, l’ambizione di questo film di avvicinarsi il più possibile ad una verità concreta, ad una realtà quotidiana, ad un sentimento di riconoscimento e vicinanza emotiva, affettiva, addirittura politica.

fabrizio bentivoglio in gli ultimi saranno ultimiLe giornate di ognuno di noi sono piene di istanti talmente assurdamente sopra le righe da sembrare venir fuori da un film di Massimiliano Bruno (come appunto le radiazioni di una nota emittente cattolica che inquinano interi paesi), questo è quello che resta al di là del racconto accorato di questa disperazione di coppia da licenziamento e figlio in arrivo, con virata nera finale che coinvolge le traiettorie delle figure di contorno, ognuna con la propria storia da raccontare e la propria rivalsa da conquistare.
L’equilibrio è probabilmente raggiunto dal punto di vista della scrittura, d’altra parte è un racconto a cui Bruno, Paola Cortellesi e Furio Andreotti lavorano da vent’anni, ma per fortuna la regia è sempre ad un passo da sparigliare il contegno “impegnato” dell’operazione lanciando anche nelle sequenze più drammatiche elementi grotteschi e destabilizzanti come la guardia giurata di Stefano Fresi nel bel mezzo dello “stallo alla messicana” di chiusura: è probabile che senza il panino con la frittata per la colazione del personaggio, il film avrebbe avuto una coerenza più asciutta. Allo stesso tempo, quella che senza ombra di dubbio è una sottolineatura prettamente cinematografica, con una funzionalità dunque innanzitutto strumentale, si rivela così per essere quella più reale, più viva.

Regia: Massimiliano Bruno

Interpreti: Paola Cortellesi, Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio, Ilaria Spada, Stefano Fresi

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 103′

Origine: Italia 2015