Gomorra, il Divo, e Sentieri selvaggi: parliamone

Ecco le due mail:

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cari amici,

ho letto la recensione di Simone Emiliani su Gomorra e mi è venuta voglia di rispondere.

Preferisco evitare i commenti sul pezzo (meglio semmai farli di persona).

Ma ci sono almeno due passaggi sui quali mi piace mettere l'accento.

1) "Dal potente best-sellers di Saviano, Gomorra porta i segni di un corale noir malato, che potrebbe quasi aspirare – nell’utilizzo dei volti, nel modo di filmare lo spazio della periferia – a quel vibrante affresco di Romanzo criminale di Placido."

Premesso che questo film non è un noir, e senza entrare nel merito di quello che viene definito vibrante affresco, mi piacerebbe sapere come si fa a fare un paragone tra due cose così infinitamente lontane come l'utilizzo dei volti e il modo di filmare lo spazio di periferia di Matteo e quelli di Placido?!

2) C’era, per esempio, il momento in cui Pasquale vede in tv Scarlett Johansson a un festival con un modello di vestito che lui ha creato. In questo frangente, forse, ci si poteva gettare in pieno, lasciando uscire provvisoriamente il personaggio dalla storia.

Potrei sapere come?

grazie,

cordialmente

massimo gaudioso

 


 

Buonasera,

sono un vostro lettore da diversi anni e seguo sempre con piacere la vostra rivista, ma devo dire che mi hanno lasciato alquanto perplesso i vostri giudizi sui film italiani a Cannes: premetto che dei due in concorso ho visto per ovvie ragioni solo Gomorra, ma vi ho trovato una certa prevenzione nei vostri giudizi.

Condivido il giudizio sullo stato di salute non proprio esaltante del nostro cinema, ma non si vive solo di cinema di genere (che pure adoro), e se si esalta una boiata pazzesca come Cemento armato solo perché tenta un raccordo con un cinema italiano che non c'è più (e perché il regista è un vostro ex collaboratore…) qualche sospetto su una presa di posizione aprioristica viene. Gomorra l'ho trovato un capolavoro assoluto, un film straordinario soprattutto da un punto di vista linguistico, e anche se fa male (lo dico da napoletano) vederlo, credo che diverrà una pietra miliare per la forza che le sue immagini sanno esprimere; e per quel poco che mi è capitato di vedere de Il Divo – e avendo ammirato gli altri film di Sorrentino – mi sorprende che un tale visionario del nostro cinema non incontri il vostro plauso, se non altro per il coraggio con cui tenta di uscire dalle secche del nostro cinema medio, cordialmente detestato tanto dal sottoscritto quanto da voi.

Non sarà il caso che anche Sentieri Selvaggi faccia un mea culpa?

Giulio Ragni

 


 

Nei prossimi giorni, al rientro da Cannes, Simone Emiliani avrà modo di rispondere ad entrambi essendo, nonché Vicedirettore di Sentieri selvaggi e responsabile delle recensioni e dei servizi da Cannes, anche l’autore delle due recensioni “incriminate” (anche se va detto che su Il divo abbiamo avuto due interventi dal Festival molto discordanti tra loro: quello di Emiliani e quello di Leone).

Quello che però in questo caso è necessario dire da parte mia, che dirigo Sentieri selvaggi da 20 anni, è il “taglio” delle polemiche, che Sentieri selvaggi non ha mai rifiutato e anzi ha più volte lasciato spazio per dibattiti anche molto accesi.

Siamo in prossimità di un completo restyling grafico e funzionale di Sentieri selvaggi che, finalmente e in ritardo, si aprirà agli interventi dei lettori. Non come avviene oggi, sporadicamente e con delle mail, ma con interventi liberi su tutti gli articoli e sui nuovi blog e sul forum che apriremo. Questa apertura implica per i nostri lettori una "grande responsabilità". Chiunque potrà scrivere quello che vuole ma a nessuno verrà data la possibilità di utilizzare il nostro spazio per insulti di ogni tipo. Questo tipo di messaggi verranno immediatamente rimossi dalla nostra redazione (e inviteremo i lettori a vigilare in tal senso segnalandoceli tempestivamente).

Ci interessa discutere, anche animatamente, ma non dare spazio ai peggior istinti degli internauti.

Detto questo la mail del lettore Giulio Ragni, peraltro formalmente corretta, mi offre lo spunto per una versione più complessa di quella “responsabilità” di cui parlavo.

Il lettore ci segue da anni e non ci insulta apertamente, solo spiega il suo dissenso. Apparentemente, anche se siamo sicuri, in buona fede. Perché una cosa è contestare la nostra recensione su Gomorra (peraltro non certo una stroncatura, e chi ci segue dovrebbe sapere che da sempre il cinema di Garrone non ci convince, guardatevi le recensioni del passato, ad esempio: “Primo amore” di Massimo Causo), film sul quale anche all’interno di Sentieri selvaggi ci sono posizioni diverse – che pubblicheremo nei prossimi giorni – altra è accusarci, non so bene per quale motivo, di amare o detestare i film in base alle “nostre amicizie”. Per cui se abbiamo parlato bene di Cemento armato (tra l'altro in uno speciale aperto ai lettori…) non è perché sinceramente – magari sbagliando! – lo abbiamo considerato un piccolo modello di un cinema italiano di genere da seguire, no, solo perché Marco Martani è nostro amico…. Che modo tutto italiano e sottilmente maleducato di discutere….

Discutiamo sui contenuti! Anche perché su questo terreno è facile scivolare, visto che siamo amici anche di Massimo Gaudioso, che è tra gli autori di Gomorra, sig. Ragni, che succede? Abbiamo litigato con lui e allora lo stronchiamo?

Ecco quello che vorremmo evitare su Sentieri selvaggi è questo livello basso di contenuti e di dibattito.

Sul cinema italiano è sempre difficile prendere posizione e Sentieri selvaggi in questo senso non si è certo distinta, in passato, per grande capacità di mediazione. Al contrario abbiamo amato film massacrati da tutti (come dimenticare il bistrattato Ovunque sei di Michele Placido o tanti recenti film di Argento? O le commedie dei Vanzina e di Neri Parenti?) e al contempo abbiamo espresso il nostro disappunto di fronte a cineasti apprezzati dalla “casta” del cinema italiano (ma non solo, visto che ci siamo presi la libertà di essere critici anche di cineasti non certo “mainstream” come Ciprì e Maresco). E alla fine abbiamo scelto con totale libertà i nostri cineasti (Calopresti, Fausto Brizzi,Michele Placido, ma anche Tavarelli – cui però non abbiamo concesso nulla per il suo ultimo film – e altri magari meno noti e di cui non fa notizia parlare come Corso Salani, Pietro Reggiani, Vittorio Moroni, Alessandro Angelini, Libero De Rienzo, Mauro Santini, Francesco Fei. Oppure gettati nel dimenticatoio perché non più “omologhi” al sistema come Angelo Orlando….

Andatevi pure a rileggere, se volete, gli interventi che su queste pagine abbiamo già fatto in passato (Il più brutto del mondo? Alla scoperta del cinema italiano da salvare… e Caro Quentin Tarantino, sul cinema italiano hai completamente ragione…): potrete dichiarare le vostre contrarietà alle nostre scelte, ai nostri gusti, alle nostre posizioni in merito al cinema italiano. Amiamo il cinema di Nanni Moretti ma non quello dei suoi adepti o “vicini di casa” (Giordana, Mazzacurati, Luchetti, ecc….), e in ogni caso scegliamo liberamente e con le nostre convinzioni i cineasti e i film che appoggiamo e promuoviamo. Non è facile districarsi nel panorama del cinema italiano di oggi, dove ad esempio assistiamo ad un’aumentata qualità media delle produzioni e contemporaneamente a un’involuzione del “cinema d’autore”, ma ogni volta che si tocca questo tasto ecco subito spuntare da qualche parte qualcuno che pensa che abbiamo chissà quali amici da difendere e quali nemici da stroncare.

Perdonateci ma non riusciamo ad essere così….

Discutiamo sui contenuti. Su questi potremo fare, insieme, delle piacevoli scoperte, che magari non sempre si riescono ad esprimere compiutamente in una recensione da un festival di 2/3000 battute. Come quella che, forse, consideriamo Gomorra il più bel film di Matteo Garrone…

Buon dibattito!