Goodbye June, di Kate Winslet
Un buonissimo debutto quello dell’attrice britannica alla regia. Non cerca la commozione forzata ma si affida alle forme di un melodramma domestico intimo. Con un cast molto ispirato. Netflix
Gli occhi di June. C’è una soggettiva del suo personaggio, interpretato da Helen Mirren, dal letto dell’ospedale. Il (suo) punto di vista, nella tradizione del melodramma terminale, è un’inaspettata scossa. Non c’è solo lo sguardo dei familiari sulla donna, ma anche il suo sugli altri. Ultimi bagliori di un crepuscolo, la ricerca (im)possibile degli ultimi frammenti di felicità.
Il primi film da regista di Kate Winslet è autobiografico. Si affida alla sceneggiatura del figlio ventiduenne Joe Anders, suo secondogenito (il padre è il regista Sam Mendes) per ‘rivivere’ il lutto della scomparsa di sua madre. Lo fa senza cercare la commozione forzata. Predilige invece le forme di un melodramma domestico intimo, quasi sottotraccia, malgrado un cast notevole – oltre a Winslet e Mirren, ci sono anche Timothy Spall, Toni Collette e Andrea Riseborough – soffermandosi sulle emozioni di ciascuno dei personaggi e sul loro modo di reagire all’imminente morte della protagonista.
La storia è ambientata in un periodo natalizio. Ma di natalizio c’è poco, praticamente nulla. Appare soltanto la neve e le emozioni di June mentre la guarda dalla barella che la sta portando in ospedale e poi dalla finestra della stanza. In più c’è l’immagine di una famiglia non unita che è quasi costretta, dagli eventi, a ritrovarsi. Al capezzale della donna si ritrovano il marito Bernie (Timothy Spall) e i quattro figli: Helen (Toni Collette), Julia (Kate Winslet), Molly (Andrea Riseborough) e Connor (Johnny Flynn). È proprio quest’ultimo che trova la madre svenuta a terra e chiama i soccorsi. June ha un cancro all’ultimo stadio e non ci sono speranze. Anzi, il tempo che le resta è pochissimo. Così, in questa attesa, emergono le singole personalità. Helen è un’insegnante di yoga e meditazione e ora è incinta. Julia è una donna di successo ma spesso stressata, con un marito che è dall’altra parte del mondo e uno dei figli con la sindrome di down. Molly è madre a tempo pieno di tre figli, ha la fissazione per l’alimentazione biolgica e se la prende spesso con il marito perché non sa mai cosa deve comprare quando va a fare la spesa. Infine c’è Connor, l’ultimogenito, che vive ancora con i genitori.
Winslet rivive frammenti di una parte della sua vita attraverso il film. Per questo Goodbye June riesce ad essere insieme trattenuto ma anche emozionante. L’attrice inglese non si prende la scena. Anzi, al contrario riesce a valorizzare ancora di più l’interpretazione degli altri attori, in particolare Toni Collette e Andrea Riseborough. Trova momenti di malinconia perduta come nella scena in cui il padre Bernie canta Georgia on My Mind al pub. Ma poi è attentissima ai dettagli, quasi tracce di memoria e/o sensoriali come l’odore dei ravioli con burro e salvia o la scena in bagno tra Helen e June.
La vita che resta. Una specie di wendersiano Nick’s Movie. June come Nick Ray. Le parole di Helen Mirren vengono immortalate prima di diventare testamento.
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Goodbye June è ambientato quasi del tutto dentro l’ospedale, tra la stanza di June e i corridoi. Ma non è claustrofobico. Ha piuttosto una percezione grigia (sottolineata dalla fotografia di Alwin H. Küchler) che potrebbe coincidere quasi con quella dei protagonisti. Per loro è un altro Natale. Piuttosto ci sono numerose analogie con un altro bel film sottovalutato alla sua uscita, La neve nel cuore, dove una famiglia si riunisce in occasione delle feste e che ruota attorno alla figura della madre interpretata da Diane Keaton che si scopre poi essere malata terminale. L’epilogo di Goodbye June gli somiglia in maniera impressionante. Entrambi i film sono disponibili su Netflix e potrebbero essere guardati insieme. Non per le analogie ma per il modo in cui tutti e due riescono a creare un coinvolgente ritratto di famiglia in un interno. In Goodbye June c’è l’ospedale. In La neve nel cuore la casa. Il dolore, la paura, non sono pagine di scrittura. Prima affiorano, poi s’impongono. Per questo la mano di Winslet è sotto questo aspetto sorprendente. Ha attraversato come attrice ‘la morte al cinema’ (Ragione e sentimento, Titanic, Contagion tra Ang Lee, James Cameron e Steven Soderbergh) e lo spaccato di famiglia (Revolutionary Road di Sam Mendes). Proprio per questo ci piace credere che qualcosa, anche piccolissima, di questi grandi film l’attrice se la sia portata dietro per questo suo esordio alla regia.
Titolo originale: id.
Regia: Kate Winslet
Interpreti: Kate Winslet, Toni Collette, Helen Mirren, Andrea Riseborough, Timothy Spall, Johnny Flynn, Stephen Merchant, Fisayo Akinade, Jeremy Swift, Raza Jaffrey, Flora Jacoby Richardson, Nancy Hannan, Dexter Saville, Elias Whittaker, James Trevelyan Buckle, Benjamin Shortland
Distribuzione: Netflix
Durata: 114′
Origine: UK, USA 2025


























