GTA VI: la classe videoperaia va in paradiso?
Il gioco più atteso di sempre è stato nuovamente rinviato e la Rockstar accusata di aver licenziato dipendenti che stavano cercando di creare un sindacato cambiare le condizioni di lavoro
Hanno rinviato GTA VI. Di nuovo. Rockstar Games, la casa di produzione del gioco più atteso di sempre e l’opera d’arte (sì, per noi il mondo videoludico è arte) più costosa di sempre, ha rinviato nuovamente la data di uscita del sesto capitolo della serie. Nonostante Rockstar abbia dichiarato che le vere motivazioni del rinvio siano legate alla rifinitura del prodotto, la notizia è affiorata in concomitanza con quella del brutale licenziamento di 34 dipendenti dell’azienda ed ha creato poteste e irritazione.
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Non è la prima volta che l’azienda opera licenziamenti lampo. Questa volta si tratta di personale senior: designer, producer e sviluppatori che da più di vent’anni lavoravano per l’azienda. Tutti i licenziati sembra siano accomunati dalla presenza attiva su un gruppo di Discord in cui i dipendenti stavano cercando di creare un sindacato. È noto come nel mondo del gaming le condizioni di lavoro, soprattutto la durata del turno e le pause, siano critiche, se non intollerabili. La pratica del lavoro straordinario, spesso non retribuito, imposto durante lo sviluppo di un gioco, è talmente comune da aver generato un termine per descriverla: il crunch.
Hasan Minhaj è stato tra i primi, in una puntata del suo Patriota Indesiderato a denunciare l’insania che caratterizza questi ambienti lavorativi, auspicando l’avvento di una sindacalizzazione all’interno del settore.
All’epoca GTA V era già uscito e aveva scosso il mondo dell’arte contemporanea. L’ambientazione e la possibilità di moddare la versione online e di poter creare video dentro al gioco con la modalità “regista” hanno reso Grand Theft Auto V uno dei videogiochi più amati dagli artisti per la realizzazione di machinima.
A più di cinque anni di distanza dalla puntata del comico statunitense e tre dall’annuncio del capitolo VI di Grand Theft Auto, l’attesa per il gioco è alle stelle ma le condizioni lavorative non sembrano essere cambiate. Si è arrivati al punto in cui una delle più grandi realtà per lo sviluppo dei videogiochi è stata accusata di avere licenziato dipendenti proprio per il loro tentativo, segreto, di sindacalizzazione. Brilla in mente il disperato discorso agli operai di Gian Maria Volonté ne La classe operaia va in paradiso e ci si interroga se e chi farà qualcosa.
Nel frattempo l’Independent Workers of Great Britain ha deciso di fare causa alla multinazionale appoggiandosi sulle testimonianze degli ex dipendenti. Per Rockstar Games però le cose stanno diversamente. L’azienda ha risposto che il problema non sarebbe stato il tentativo di sindacalizzazione ma la diffusione di segreti aziendali tramite il gruppo Discord. L’accusa di Independent Workers of Great Britain è supportata anche da un post anonimo di uno sviluppatore dell’azienda, dove vengono spiegate la modalità con cui sono state licenziate le persone e le motivazioni del licenziamento.
L’anonimo afferma che sul gruppo Discord non si è mai parlato di progetti legati alla casa di produzione ma delle condizioni di lavoro. Inoltre il gruppo aveva raggiunto appena 200 membri, ossia il numero minimo per poter essere riconosciuto dalla legge e avviare la contrattazione collettiva per cambiare le condizioni di lavoro. Sempre lo sviluppatore ha parlato di come il clima attuale in Rockstar sia tremendo, con dipendenti che hanno paura a parlare tra di loro o prendersi pause durante i turni di lavoro.
E riprendendo Elio Petri ci si potrebbe chiedere “Dov’è che ero” mentre succedeva tutto questo. E noi dov’è che siamo ora? L’uscita prevista di GTA VI per maggio del prossimo anno è stata rimandata al 19 novembre e il titolo è crollato in borsa. Il giudizio sull’opera dovrebbe essere slegato da quello sul creatore? Il discorso vale anche per un’intera industria?




















