Guida romantica a posti perduti, di Giorgia Farina

Potrebbe anche esserci una Lonely Planet nel cinema italiano. Al posto dei luoghi del mondo da visitare, potrebbero esserci la guida con i titoli degli argomenti da trattare. Nel caso di Guida romantica a posti perduti ci sono il viaggio, la dipendenza dall’alcol, gli attacchi di panico e la menzogna. Benno e Allegra abitano nello stesso condominio ma non si sono mai conosciuti. Lui promette alla moglie infermiera di non toccare più un bicchiere ma non ce la fa. Lei è una blogger di viaggi che non esce mai dal suo appartamento. Un giorno le loro esistenze, in cui entrambi sono prima di tutto bugiardi con se stessi, si incrociano. E partono per un viaggio alla ricerca di luoghi perduti.

Sorretto dalla ‘strana coppia’ formata da Clive Owen e Jasmine Trinca, Guida romantica a posti perduti è un tipo di cinema dove il film è solo il risultato di una serie di luoghi da esplorare. Dalla città fabbrica al parco giochi abbandonato, gli spazi vengono attraversati distrattamente. Negli occhi dei due protagonisti, al di là delle parole già scritte in sceneggiatura, non sembra esserci mai sorpresa, spaesamento o ricerca. Il road-movie diventa soltanto un esercizio scolastico nel terzo lungometraggio di Giorgia Farina. Dopo Amiche da morire e Ho ucciso Napoleone, anche in Guida romantica a posti perduti c’è una donna alla ricerca di se stessa la cui vita cambia all’improvviso. L’elemento scatenante è sempre un evento o un incontro. La voce off di Allegra diventa il diario di bordo di questa mutazione. Ma siamo davanti a un cinema on the road che non si muove di un metro. Ricicla solo un immaginario spacciandolo come ispirazione e poi ripropone la solita inquadratura della protagonista in macchina con la testa fuori dal finestrino. Clive Owen cerca con professionalità di trovare le motivazioni del suo personaggio, poi alla fine non sembra averne più voglia. Si abbandona con Allegra solo su un ballo sulle note di Pretty Vacant dei Sex Pistols che dovrebbe essere un momento decisivo di condivisione emotiva e invece, proprio per il modo in cui viene filmata, ci allontana del tutto. Sprecare un momento così, è imperdonabile. Sì, forse per mostrarla è stata presa un altra Lonely Planet: come inserire un brano bellissimo in una scena per mostrare il definitivo avvicinamento tra i due protagonisti. Qualcosa però è andato storto. E Irène Jacob, che ha regalato l’unico sguardo autentico del film nella scena in ospedale, viene tenuta troppo in disparte per poi farla giocare, come una partita di calcio, nei minuti di recupero quando i giochi sono già fatti. In questo caso non era ancora stata stampata la Lonely Planet su come utilizzare un cast internazionale. Oppure è uscita fuori catalogo.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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