Halloween. La notte delle streghe, di John Carpenter

C’era una volta un piccolo film indipendente che mostrava il Male annidarsi nel ventre molle della società americana, tra le casette a schiera e i giochi fra ragazzi, nascosto da una maschera bianca e pronto a esplodere in modo irrefrenabile approfittando di quella faglia che si crea tra realtà e finzione in una notte da sempre deputata al fantastico. Ma c’era una volta anche un racconto di repressione sessuale che vede una ragazza timida affrontare la propria nemesi distruttrice, forse da lei stessa scatenata, come una concretazione di quelle paure che il Mito riesce a rendere reale; e su tutto c’era una volta l’Archetipo, quello dell’Uomo Nero che permea il subconscio di ogni spettatore e che permette a un maniaco in tuta da meccanico di diventare uno dei simboli del terrore universale (da tenere a mente è infatti la figura simbolica del piccolo Tommy che legittima la natura leggendaria del Mostro).

Rivedere oggi Halloween significa rendersi nuovamente conto di tutto questo: di come un meccanismo squisitamente lineare sia ancora in grado, con la sua semplicità e senza bisogno di motivazioni da bignamino della psicanalisi, di dare forma a un’opera capace di esaltare il piacere della forma cinematografica andando però alla sostanza dei timori che investono la modernità: rapporto con la sfera dell’ancestrale, con la sessualità, con i legami familiari che sfociano nel conflitto. C’è già tutto qui, sottolineato dall’ispirata regia del Maestro John Carpenter, che isola nell’unica figura iconica di Michael Myers quel flusso di cattiva coscienza già emerso nel precedente Distretto 13: le brigate della morte e destinato a sfociare nel conflitto.

D’altronde Halloween è in sé soprattutto un magnifico saggio sugli interstizi che si aprono fra i piani della realtà: un calibrato lavoro di sceneggiatura permette infatti a ogni spiegazione possibile di trovare una propria legittimazione, giocando con il “non detto”, e di sollevare una crudele storia di violenze domestiche a livello di una fiaba nera dove i sottotesti si intrecciano senza mai calpestarsi a vicenda.

Formalmente ineccepibile, con le sue lunghe carrellate in steadycam, un uso ipnotico della musica e una fotografia dai toni bluastri che esalta le improvvise apparizioni dell’Ombra della Strega, ma anche le fiammelle che si intravedono dalle zucche-lanterne e il repentino apparire di giovanissimi comprimari mascherati, Halloween resta il classico per eccellenza dell’Horror di fine anni Settanta, capace di essere sempre se stesso, ma di rinnovare sempre quella forza che gli permette di uscire da sé per diventare paradigma di ogni possibile storia fantastica.

 

Titolo originale: id.

Regia: John Carpenter

Interpreti: Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, Nancy Loomis, P.J. Soles, Charles Cyphers

Distribuzione: QMI Stardust

Durata: 85′

Origine: Usa 1978