Hambre, di Joanna Nelson
Con la dovuta lucidità, sulla scia della recente cattura di Maduro, la regista racconta l’eredità degli ultimi dieci anni in Venezuela, attraverso lo sguardo di due giovani speranze
Co-produzione tra Venezuela, Italia e Cile, Hambre (Fame) è stato girato nel 2024 e trova l’occasione di uscire in sala, “sfruttando” la drammatica escalation politica che in questi giorni ha visto la cattura del Presidente Nicolás Maduro da parte di Donald Trump. La “fame” che si percepisce nel film è quella che ormai domina da decenni il Paese, che ha visto perdere milioni e milioni di persone in cerca di fortuna altrove. Ha visto un Paese allo sbando e ostaggio della comunità internazionale, in primis gli Stati Uniti, sempre pronti a rivendicare con tutti i mezzi il proprio dominio in America Latina e del Sud. Due ex compagni di scuola, Roberto e Selina (Gabriel Agüero e Claudia Rojas), si ritrovano per caso ad una festa natalizia. Lei ripudia il suo Paese, è in Italia da tre anni e vive di espedienti in attesa di regolarizzare la posizione clandestina; lui è un ingegnere del governo, tutto di un pezzo, si ferma al semaforo rosso inesorabilmente, non vuole lasciare la sua terra, nonostante viva ai limiti dell’indigenza, con una madre a carico che divide il poco cibo a disposizione con una coppia di anziani vicini di casa. Il petrolio scorre a fiumi ma l’acqua e la corrente elettrica nelle case di Caracas sono centellinate, per giorni e settimane mancano senza ragione.
Selina ha una famiglia facoltosa in declino, il papà si oppone alla sua ripartenza, soprattutto quando scopre che la figlia è intenzionata a sposarsi in Italia per poter ottenere la cittadinanza. Quando poi Roberto riceve un importante incarico di lavoro all’estero, sarà costretto a prendere una dura decisione: allontanarsi da Selina e dal Venezuela o tenere duro con coraggio, affrontando un futuro incerto in un Paese travolto da una crisi profonda e irreversibile. In un momento politico davvero instabile e sull’orlo del baratro, in un’economia corrotta, in cui mancano gli alimenti di base e le medicine (anche i profilattici non si trovano in farmacia e Roberto si rifiuta di avere un rapporto con Selina al primo incontro), in cui regna il caos e l’ansia collettiva, la regista Joanna Nelson racconta con la dovuta essenzialità l’eredità degli ultimi dieci anni in Venezuela, concedendosi anche un’ultima disperata deriva della storia.
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La rabbia e la violenza serpeggiano ovunque e nella seconda parte prendono il sopravvento, nel blackout della democrazia e della speranza. Il sogno ad occhi aperti sembra essere l’unico rifugio, quello stesso riparo che si “materializza” nella scena conclusiva, alla stazione, in cui gli arrivi, i ritorni, per una volta soltanto sovrastano le partenze, gli abbandoni, le fughe. Bisognerebbe sempre sentirsi come se si partisse il giorno dopo, o come si fosse appena tornati. Tutto diventa più prezioso, quella che si lascia e quello che si trova. Il dolore è facile da ascoltare, quello che arriva addosso, urla una voce terribile, è sempre lui a raggiungerti. La speranza invece è una vocina sottile, bisogna andarla a cercare da dove viene, magari proviene da una stazione. Per tutto questo Hambre è un grido strozzato di dolore e di aiuto, perché la dignità di un popolo non venga calpestata e oltraggiata ancora e per sempre.
Titolo originale: id.
Titolo internazionale: Hunger
Regia: Joanna Nelson
Interpreti: Gabriel Agüero, Claudia Rojas, Federica Fracassi, Jim Dorotoye, Rafael Gil, Consuelo Holzapfel, Claudia La Gatta, Erick Palacios, Francis Romero, Grecia Augusta Rodriguez
Distribuzione: LSPG Popcorn
Durata: 110’
Origine: Venezuela, Cile, Italia, 2024






















