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Hamnet. Nel nome del figlio, il film di Chloé Zhao verso la notte degli Oscar

Dopo i riconoscimenti ai Golden Globe e ai BAFTA, il nuovo film di Chloé Zhao arriva nelle sale italiane, con grande fermento per i prossimi verdetti agli Academy Award

Il nuovo film di Chloé Zhao, Hamnet. Nel nome del figlio, tratto dall’omonimo romanzo di successo di Maggie O’Farrell del 2020, arriva nelle sale italiane distribuito da Universal Pictures. Dopo l’anteprima al Toronto International Film Festival e il passaggio alla Festa del Cinema di Roma, il film uscito negli Stati Uniti a fine novembre è stato un successo ai Golden Globe, dove con 6 nomination ha ricevuto il Miglior film drammatico e  Miglior attrice protagonista a Jessie Buckley. Il libro, che ha venduto oltre due milioni di copie ed è stato tradotto in 40 lingue, racconta il volto umano del mito, incuriosendo subito importanti produttori. Tra loro Steven Spielberg, il quale ha fortemente voluto Chloé Zhao alla regia. «Ho pensato che ci fosse una sola persona sulla faccia del pianeta che potesse dirigere questa storia, ed era lei», ha dichiarato in un’intervista.

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Per la cineasta, che ha già vinto l’Oscar per la regia con Nomadland nel 2021, Hamnet è stato spunto fondamentale per ragionare sul concetto di perdita e di trasformazione. Nelle sue note di regia scrive: «Ho avuto paura della morte per tutta la vita e, di conseguenza, ho avuto paura anche dell’amore. Ho girato film su personaggi che vivono una grande perdita e ritrovano sé stessi attraverso l’accettazione. Hamnet è il frutto di quel viaggio». E aggiunge: «Maggie aveva aperto un portale con il suo libro, un ponte per connetterci umanamente con Will».
La regista e la scrittrice hanno lavorato insieme alla sceneggiatura, affrontando il delicato processo di condensare oltre 350 pagine in una sceneggiatura di circa 90. «Non avevo mai scritto una sceneggiatura e sentivo che non facesse per me» ha raccontato O’Farrell in un’intervista, «ma Chloé è una persona molto persuasiva ed una guida straordinaria».
Il film restituisce alla figura di Agnes, una nuova centralità in cui non è musa né vittima, ma corpo che sente, mentre William Shakespeare, umano e ferito da una perdita irreversibile, scrive perché non sa fare altro per restare vivo.
Hamnet, nome del loro figlio perso a causa della peste, diventa Hamlet: un atto di sopravvivenza emotiva.
«Quando mi è stato proposto il progetto avevo detto no. Poi ho visto Paul Mescal in Aftersun», ha spiegato la regista. «Penso che Paul  Mescal esprima parti di sé che forse non riuscirebbe a esprimere nella vita reale. Sta creando un contenitore per sé stesso, ci mette dentro quello che sente e si permette di viverlo». Lo stesso attore ha raccontato come il film gli abbia insegnato l’importanza di essere vulnerabili.
L’ attrice protagonista Jessie Buckley ha dichiarato: «Chloé Zhao mi ha ricordato che cosa significa essere un’artista. È stata una delle esperienze più profonde e speciali della mia vita». E nel suo discorso di ringraziamento ai Golden Globe ha aggiunto: «Mi hai ricordato il potere di raccontare una storia, il viaggio che si compie per arrivare alle parti più profonde e dolorose di noi».

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La colonna sonora di Max Richter, in corsa agli Oscar per la Miglior colonna sonora originale, culmina in On the Nature of Daylight, brano in cui i violini accompagnano il dolore in una dimensione profondamente catartica.
Hamnet. Nel nome del figlio è un racconto di finzione storica che guarda al mito di Shakespeare per interrogarsi sul potere trasformativo della perdita e sulla necessità di trovare la forza di andare avanti. Lo sguardo è ora puntato agli Oscar, che si terranno il 15 marzo, dove il film ha ottenuto otto nomination, tra cui Miglior film, Miglior regia e Miglior attrice protagonista. Un percorso che consacra Zhao come una delle voci più sensibili e coerenti del cinema contemporaneo.

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