Hannah Arendt

di Margarethe von Trotta

Hannah Arendt di Margarethe von Trotta

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Titolo originale: Id
Interpreti: Barbara Sokuwa, Axel Milberg, Janet MecTeer, Julia Jentsch, Ulrich Noethen, Michael Degen, Nicholas Woodeson, Victoria Trauttmansdorff, Klaus Pohl
Origine: Germania, Lussemburgo, Francia, 2013
Distribuzione: Nexo digital
Durata: 113’

 

 

Il 27 gennaio 2014, nel giorno della memoria, uscirà nelle sale italiane il film Hannah Arendt di Margarethe von Trotta (Rosenstrasse, Unter uns) ritratto filmico-didascalico della filosofa ebrea scampata allo sterminio nazista durante la seconda guerra mondiale. L’attrice Barbara Sukowa (Romance & Cigarettes, Veronika decide di morire), molto apprezzata dalla von Trotta, ripercorrerà la vita della filosofa partendo dal suo arrivo negli Stati Uniti quando fu ospite presso la casa del giornalista Varian Fry, che la accolse per salvarla dalle persecuzioni, fino agli anni (1961-1964) nei quali fu impegnata come inviata del New Yorker a seguire il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann a Gerusalemme. Grazie a quell’incontro Hannah Arendt riuscirà a tirare fuori tutto il suo dolore reificandolo lucidamente nello scritto “La banalità del Male”, che susciterà attacchi e polemiche anche da parte delle persone a lei vicine (tra cui il filosofo Hans Jonas e il presidente della federazione sionista tedesca Kurt Blumenfeld). Partendo dalle fragili radici della memoria collettiva del popolo tedesco, la scrittrice si concentra sui meccanismi della de-responsabilizzazione del singolo-uomo-medio Eichmann che esemplifica il legame tra “la banalità” e l’orrore dello sterminio programmato attraverso la mera esecuzione di ordini impartiti da un “potere superiore”. Veicolando attraverso il film una riflessione sulla società contemporanea, Margarethe von Trotta dichiara di aver voluto ribattere sul concetto della libertà di pensiero, d’azione e d’espressione compromesso, oltre che dalla corruzione del potere politico, soprattutto dal potere mediatico asservito e manipolato, il quale non concorre all’emancipazione del cittadino nel formulare idee e opinioni con la propria testa. La stessa non-responsabilità degli intellettuali che richiama il pensiero del filosofo Noam Chomsky nel suo scritto “Linguaggio e libertà. Dietro la maschera dell’ideologia”.

Dopo un faticoso lavoro di ricerca e rappresentazione durato otto anni, il film di Margarethe von Trotta è stato presentato in anteprima assoluta al Bif&st, comparendo fra i dieci migliori film del 2013 per la seguente motivazione: “Chi si lamenta del fatto che i film non riescono a far pensare, in realtà non sa come pensare ai film. Quest’opera, imperniata sulla controversia riguardo al libro dal quale è tratta, “La banalità del male”, mette abilmente in scena l’imperativo centrale della vita della Arendt, scrittrice e filosofa: obbligare il mondo a sottostare alla forza della mente”. Considerato il miglior film straniero uscito in Giappone nel 2013, l’opera di Margarethe von Trotta sarà oggetto di analisi in seno alla programmazione didattica italiana per agevolare la sedimentazione del tema trattato nelle coscienze delle nuove generazioni.

(S.P.)

 

 

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