Hardcore!, di Ilya Naishuller

Interessante film-soggettiva che pone una miriade di quesiti estetici sull’immagine contemporanea, la sua proliferazione sugli schermi metropolitani e la sua “violenta” invasione nella vita di tutti

La natura fortemente ibrida del progetto Hardcore! nasce già in fase produttiva: il musicista/cineasta russo Ilya Naishuller realizza nel 2013 un video di incredibile successo “virale” (Bad Motherfucker) e proprio dalla rete gli arriva la proposta di trasformarlo in un film. E allora via! all’ibridazione linguistica: coregrafie musicate come in un videoclip; utilizzo di un unico punto-di-vista (la soggettiva del protagonista) come chiara referenza ai videogame sparatutto da un lato e al mondo sommerso del porno dall’altro; la violenza ironica ed esasperata come nei più tosti manga giapponesi, ecc, ecc. Insomma non può non essere considerato un film importante questo Hardcore!, al di là dei singoli giudizi personali, perché la parabola dell’ex umano Henry (ri-nato in cyber carne) senza memoria e senza voce, intento a lottare contro un esercito di non ben identificati gangster per ritrovare sua moglie (?), aiutato da uno strano scienziato immortale-e-mutante (un bravissimo Sharlto Copley)… è una delle esperienze filmiche (?) più estreme e inquietanti degli ultimi anni.

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Concetti come l’immersività dei/nei nuovi dispositivi di visione (il film è interamente girato con camere Go Pro sulla testa dell’attore protagonista), il caos percettivo esasperato, la clonazione dei corpi e la cyber carne, le nuove identità/Avatar e le protesi tecniche che letteralmente muovono la vita, infine l’ironia dalla dubbia etica sulla violenza esasperata, sono istanze che pongono una miriade di quesiti estetici sull’immagine contemporanea, la sua proliferazione sugli schermi metropolitani e la sua “violenta” invasione nella vita di tutti noi. Una violenza a volte grottesca, perpetrata però su corpi-cyborg non più capaci di provare (dolore). Ed è questo lo spettro inquietante che questo film sottende, quello dell’anestesia di ogni percezione: immagini eternamente clonate e corpi super-potenziati impossibilitati a sentire stimoli o emozioni intime. Henri lotta proprio per ritrovare la memoria, la sua voce, una persona amata. La vita.

12Insomma questo film è un radicale (e a tratti disturbante) vortice di immagini che in 90’ ci fa costantemente chiedere: che fine ha fatto il cinema come lo abbiamo sempre conosciuto? Naishuller sa bene che è questa la domanda cardine e intasa il suo film di citazioni altisonanti: dal “mutismo” di Henry associato a Chaplin ai riferimenti al giustiziere della notte Charles Bronson, dai Magnifici 7 di Sturges alla telefonatissima inquadratura sulla locandina di Lady in The Lake di Robert Montgomery (esperimento di noir in soggettiva nel lontano 1947) che ammanta di ironia postmoderna tutta questa sarabanda da post-cinema.

Insomma: l’equilibrio precario tra il controllo totale della materia (l’immaginario video ludico ha ormai smarginato i confini in un mondo “programmato” dove si muore si rinasce senza sosta) e l’abissale crisi identitaria del protagonista (senza parola, senza memoria, senza storia, con la sua parziale soggettiva sul mondo) creano un fertile e ambiguo terreno di riflessione sui nuovi media e sull’immagine contemporanea. Peccato che il giovane regista (alla lunga) tenga più a stupire che a emozionare, più a scioccare che a stimolare pensiero, più a strizzare l’occhio al passato che a trovare nuovi modi per farlo sopravvivere. Forse questo film non regge il peso delle sue ambizioni, è vero, ma di Ilya Naishuller sentiremo molto parlare in futuro.

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Titolo originale: Hardcore Henry
Regia: Ilya Naishuller
Interpreti: Sharlto Copley, Haley Bennett, Tim Roth, Danila Kozlowski

Distribuzione: Lucky Red
Durata: 96′

Origine: Usa/Russia 2015

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