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Harry a pezzi, di Woody Allen

Un’autobiografia sottoforma di commedia tagliente e profana, tra Il posto delle fragole di Bergman e le epifanie felliniane, è la dissezione di un autore disamorato realtà e vita, sesso e nichilismo

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Harry a pezzi sono i frammenti di un artista vinto dai suoi deliri, la dissezione delirante (nell’inconscio, nel montaggio) di “un personaggio troppo nevrotico per funzionare nella vita e che funziona solo nell’arte”. 

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È il 1997, Woody Allen è reduce dalla battaglia legale con l’ex moglie Mia Farrow; su di lui pesa come un macigno l’accusa degli abusi verso figlia adottiva Dylan. Degli strascichi giudiziari Allen ne farà la virtù per scrivere un’autobiografia sottoforma di commedia cinica e assolutamente profana, proprio come i suoi personaggi: Harry a pezzi è uno Stardust Memories punk e aggressivo, l’harakiri di uno scrittore in crisi, incredibilmente talentuoso da confondere letteratura e vita, fantasie e innamoramento. C’è la nostalgia di Bergman e le piccole epifanie felliniane nel film di Woody Allen che è uno dei suoi più splendidamente dissoluti nel cuore di quegli anni Novanta che lo vedevano al centro di mille bufere coniugali. 

Un po’ come il suo protagonista Harry Block per cui la maturità ha a che fare con le inesorabili crisi creative (e depressive) di uno scrittore cui non resta che il suo ultimo sconvolgente romanzo e poco altro.  Alle spalle tre matrimoni: il primo, troppo giovane con Rosaline, poi la seconda moglie Joan, tradita nel periodo di tepore ormonale post-parto del figlio Hilly; a seguire il matrimonio con Jane, frigida violoncellista a cui Harry ha preferito presto l’amabile sorella Lucy. Una volta abboccata all’amo, Lucy viene rimpiazzata dall’attraente venticinquenne Fray, che ora gli comunica di volersi sposare l’indomani con il suo (ex) amico Larry. In questo pasticcio di coppie impossibili, Harry si ritrova solo, nel profondo del suo nichilismo a rimettere insieme i pezzi mentre sperpera tutti i suoi beni in “analiste, avvocati e puttane”.  

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harry a pezzi

Ora la sua ex Università vuole omaggiarlo con una laurea ad honorem, ed ecco che il topos dello scrittore celebrato e dissoluto rievoca Il posto delle fragole di Ingmar Bergman al tempo della psicanalisi, nel road movie assai più strambo che esistenziale (lo rifarà un altro cineasta di Ne York come Noah Baumbach in The Meyerowitz Stories). Harry fa tappa dalla sorellastra Doris e la disputa tradizione ebraica vs modernità universale richiama al memorabile dibattito tra scienza e teologia del capolavoro bergmaniano.

Così Harry a pezzi tratteggia un’affilata commedia sul tempo – passato e presente, inframezzati dal cut o dal ricordo di un racconto breve – cronaca di una crisi di idee come nell’ di Fellini; o forse sarebbe meglio parlare di 28½ come i film di Allen fino al 1997. Ma se solo si allude all’onirico qui, il sogno è parente dell’auto-sabotaggio, la confusione percettiva tra realtà e vita, sesso e nichilismo.

In Una commedia sexy in una notte di mezza estate il medico donnaiolo Maxwell parlava del matrimonio come “la morte della speranza”, così Harry che spoglia con gli occhi ogni donna che incontra vede una prigione in ogni intimità coniugale. È davvero un Allen alla massima potenza quello di Harry a pezzi; tanto i tormenti dello sceneggiatore Isaac in Manhattan sono poca cosa rispetto al vuoto attorno allo scrittore. Disamorato, fa del sarcasmo l’ultimo scudo alla pulsione di morte e non risparmia nessuno, neanche Bill Clinton in una battuta leggendaria dall’analista – “Il presidente degli Stati Uniti vuole forse scopare ogni donna che vede? Cioè…ho sbagliato esempio“. Era l’alba dello scandalo sexgate, chapeau.

Decostruzione di un autore, che ha messo troppa arte nel lavoro e troppo poca nella vita, Harry a pezzi è forse una commedia incostante come il suo protagonista e al contempo tagliente al pari dei rinomati picchi alleniani. Troppo sporadicamente riconosciuta, si fa cronaca dissoluta di un uomo indifeso quindi egoista, come l’attore fuori fuoco del suo racconto breve o ancor di più il Guido dell’felliniano che giunto al giro di boa della vita, prende coscienza che “non sa voler bene”.

 

 

Titolo originale: Deconstructing Harry
Regia: Woody Allen
Interpreti: Woody Allen, Demi Moore, Amy Hirving, Robin Williams, Stanley Tucci, Judy Davis, Mariel Hemingway, Billy Crystal, Kristie Alley, Elisabeth Shue, Tobey Maguire, Bob Balaban, Eric Bogosian
Distribuzone: Filmclub Distribuzione
Durata: 95′
Origine: USA, 1997

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
4.67 (3 voti)
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