"Harsh Times – I giorni dell'odio" di David Ayer

La frustrazione di Jim, reduce di guerra spiantato, è una bomba a orologeria che esplode in modo troppo meccanico. Rimane un discreto ritratto di ambiente, l'odissea di due loser pericolosi ma teneramente immaturi

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Jim, reduce di guerra ventiseienne, abbastanza sanguinario, viene rifiutato all'esame per entrare nella polizia, su cui faceva affidamento per poter metter su famiglia insieme alla fidanzata messicana. Roso dalla frustrazione, gironzola per giorni con l'amico Mike, disoccupato mantenuto dalla moglie, che finge di cercare lavoro. Inaspettatamente, dopo un po' le cose paiono mettersi bene per entrambi. Jim però è sempre più vittima dei propri fantasmi violenti.


Dopo svariate sceneggiature (Training Day, S.W.A.T., Fast and Furious…) David Ayer approda alla regia senza troppi colpi in canna. Fin da subito, con il sogno iniziale del protagonista che non riesce a liberarsi dagli insanguinati incubi iracheni, è già chiara la strada del film: una bomba di frustrazione e violenza repressa pronta ad esplodere in qualunque momento. Dopodiché, Ayer trascura le facili seduzioni del film di genere (che forse non avrebbe comunque retto interamente) per concentrarsi (lasciando spazio ai bravissimi Christian Bale e Freddy Rodriguez) su un partecipe, volenteroso, affettuoso ritratto di due spiantati (pericolosi ma teneramente immaturi) alle prese con pomeriggi troppo lunghi da riempire, come fossero ragazzini, con sbornie, marijuana, furtarelli, bravate da poco.


Peccato che Ayer risolva questa sospensione spalancando assai banalmente le porte del tragico, con Jim che scoperchia la sua psicosi da reduce, faticosamente nascosta e che (ovviamente) finisce per travolgere proprio coloro che ama di più, nelle rigonfie, ultime scene del film – che sono appunto le uniche un minimo elaborate registicamente. Tutto è estremamente meccanico, a cominciare dal "fatale" (e dunque tragico, nelle intenzioni) ritrovare a fine film proprio quel tizio che all'inizio era stato derubato dai protagonisti.


Il punto però è forse altrove: Ayer crede di poter guardare il vortice autodistruttivo di Jim da lontano, calibrando al millimetro i due-tre shock sanguinari offerti dal film in modo da rassicurare meschinamente lo spettatore. Dandogli, esattamente come succede per Mike (che come l'amico è cacciato di casa, senza lavoro, testimone e agente di inumane violenze) l'illusione fittizia e strumentale di poter condividere l'inferno di Jim, quando invece alla fin fine quest'ultimo è solo una rassicurante vittima sacrificale.

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Titolo originale: Harsh Times


Regia: David Ayer


Interpreti: Christian Bale, Freddy Rodriguez, Eva Longoria, Tammy Trull, Adriana Millan


Distribuzione: Mikado


Durata: 120'


Origine: Usa, 2005


 

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