Hayaletler (Ghosts), di Azra Deniz Okyay

Il coming of age si mescola all’affresco neorealista per poi toccare le corde del musical elettro-punk. Tra Assayas, i Dardenne e Jonathan Demme. Settimana della critica.

Ci sono due tipi di Turchia oggi, “nuove”, parallele e inconciliabili. C’è quella della gentrificazione e dei capitali asserviti a un Sistema di potere iniquo e ipocrita, fondato sulla repressione delle libertà e sullo sfruttamento degli immigrati. E poi c’è quella dei giovani, dei ghetti emarginati, degli artisti militanti e dei movimenti di protesta. Nel mezzo un blackout che fa piombare Istanbul nell’oscurità e nel caos, trasformandola in un corpus organico fatto di incendi, rumori di elicotteri e interferenze radio, come fossimo improvvisamente piombati nella location di un film di John Carpenter.

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Tra microstorie che si intersecano temporalmente, Azra Deniz Okyay ci racconta una giornata nella capitale turca, con una contagiosa empatia per i personaggi femminili. C’è una giovane ballerina inquieta che non riesce a tenersi un lavoro. Una madre che ha bisogno di denaro per difendere il figlio incarcerato ingiustamente. Una maestra femminista attiva nel sociale e nell’educazione di bambini di strada. Accanto a loro la figura oscura di un uomo cinico invischiato nell’edilizia. Sarà un affare di droga a far incontrare tutti questi personaggi nella notte dell’oscurità.

Straordinario esordio dietro la macchina da presa di una cineasta classe 1983 formatasi nella casa di produzione di Michel Gondry e già autrice di videoclip e installazioni artistiche. Formazione che si vede nella naturalezza con cui riesce a pensare e produrre le diverse possibilità del racconto per immagini. Pedinamenti, cinepresa nervosa, primi piani, panoramiche metropolitane, i piccoli schermi dei telefonini. C’è di tutto ma senza alcuna traccia di formalismo. Le contaminazioni sono infatti plasmate dall’energia emotiva e finalizzate a filmare la contemporaneità e le urgenze di una generazione. Azra Deniz Okyay spegne l’elettricità di Instanbul per riaccenderla modo suo, con la musica e le immagini, con il suo film fatto di eroine femminili che si muovono nel buio come monadi di resistenza.

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Ghosts ha allora il sapore dell’opera clandestina che sta dalla parte giusta. Il coming of age si mescola all’affresco neorealista per poi toccare le corde del musical elettro-punk. Tra Assayas, i Dardenne e Jonathan Demme, ecco un film che forse si può fare una volta sola nella vita. Giovanilista e già maturo. Incazzato e vitale. Rivoluzionario e sincero. Graffia e ripensa la forma espressiva attraverso la freschezza delle storie, dei corpi e dei luoghi.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.8
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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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