Heidi, di Alain Gsponer

Reinventarsi Heidi. Superando le barriere del popolare anime giapponese del 1974 diretto da Isao Takahata con Hayao Miyazaki che ha realizzato i disegni e il layout. Si parte quindi soprattutto dall’immaginario di quella serie tv animata che in Italia ha avuto un successo enorme quando è stata trasmessa nel 1978. Ma alla base di quella che, al cinema, è una storia che ancora funziona, c’è il romanzo di Johanna Spyri pubblicato per la prima volta nel 1880 e ambientato tra la Germania e la Svizzera e venduto in oktre 50 milioni di copie.

La storia è nota. Heidi è una bambina rimasta orfana che trascorre i giorni più felici della sua infanzia con il nonno che vive in una baita isolata sulle montagne svizzere. La ragazzina fa amicizia con Peter e si occupa delle capre. Improvvisamente però irrompe la zia Dete che la riporta via con sé e la conduce a Francoforte a casa della famiglia del ricco signor Sesemann e diventa compagna di giochi di Klara, una ragazzina che è costretta a stare sulla sedia a rotelle. Poi impara a leggere e scrivere con un istitutore ed è continuamente sorvegliata dalla severissima governante, la signorINAa Rottenmeier. Ma la nostalgia delle montagne aumenta di giorno in giorno.

anuk steffen e isabelle ottman in heidiAlain Gsponer fa un passo indietro rispetto all’interessante Un fantasma per amico. Cerca di non tradiure lo spirito del romanzo e di non appesantire la storia rispetto alla libertà cartoon. In un film di ambienti, però risulta maggiormente riuscita la caratterizzazione dei personaggi mentre il paesaggio resta in ombra, quasi uno sfondo persistente. La montagna diventa l’oscuro oggetto del desiderio solo nella scena in cui Heidi cerca il cmpanile più alto di Francoforte per andare alla ricerca di quei monti che non vede più da tempo.

Heidi non cambia mai tono. Chiuso nelle sue gabbie melò (la separazione con Klara) talvolta contaminate da schizzi slapstick (la fobia della signorina Rottenmeier), non rinnova un immaginario visivo che al cinema è passato anche da Shirley Temple (Zoccoletti olandesi di Allan Dwan del 1937 ma soprattutto l’adattamento del 1952 firmato da Luigi Comencini). Ma al tempo stesso neanche lo tradisce.

Heidi aveva bisogno di aria, di maggiore respiro, di liberare maggiormente la comunque brava protagonista Anuk Steffen. Ma, pur in una durata che appare leggermente eccessiva. ha anche qualche invenzione come lo sguardo in macchina truffautiano nel finale o slanci improvvisi come l’abbraccio della ragazzina col nonno. Poteva essere un Tempo delle mele rivoltato, destinato più all’infanzia. Perché Bruno Ganz nei panni del nonno è portentoso. Più di Poupette con vic del popolare teenmovie francese.

 

Titolo originale: id.

Regia: Alain Gsponer

Interpreti: Anuk Steffen, Bruno Ganz, Isabelle Ottmann, Quirin Agrippi,

Katharine Schüttler

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 106′

Origine: Germania/Svizzera 2015