"Henry", di Alessandro Piva

Una storia di droga, omicidio, camorra e polizia che Piva realizza rinunciando alla pellicola per affidarsi all'Alta definizione semidocumentaristica del digitale. Un noir metropolitano a conti fatti decisamente sbilanciato verso sfumature caricaturali esibite e ridondanti. Anti-cinema a doppio strato, dove la (orribile) vicinanza al prodotto televisivo si compie nella più assoluta superficie. Come se Piva avesse inteso davvero abbattere definitivamete i confini dei due mezzi, per documentare la perdita di un linguaggio. Più (ir)reale del reale.

henry

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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A sei anni di distanza dall'opera seconda Mio cognato, il salernitano Alessandro Piva torna alla regia con un film tratto dal romanzo "Henry" di Giovanni Mastrangelo. Un tossico uccide un altro tossico dando la colpa a un ragazzetto innocente. La ragazza di quest'ultimo vorrebbe salvarlo dal carcere ma finisce con l'innamorarsi di uno spacciatore extracomunitario tallonato da spietati camorristi interessati a mettere le mani su una partita di eroina particolarmente proficua. A tentare di fare chiarezza in questo mosaico folle, dentro una Roma babelica (quasi) senza romani, è un poliziotto onesto che sta per diventare padre.

Sulla carta un film coraggioso e sostanzialmente inconsueto per il panorama cinematografico italiano. Una storia di droga, omicidio, camorra e polizia che Piva realizza rinunciando alla pellicola per affidarsi all'Alta definizione semidocumentaristica del digitale. L'incertezza dei toni tra una messa in scena tesa al realismo e certi tratti grotteschi e improbabili (ma il killer interpretato da Dino Abbrescia con "pistola, parrucca e braccialetto" resta nella memoria) non giova a un film complessivamente fragile, le cui strambe ingenuità non impediscono qua e là l'affiorare di un fascino perverso e subculturale. Un noir metropolitano a conti fatti decisamente sbilanciato verso sfumature caricaturali esibite e ridondanti. Lo sviluppo narrativo, a suo modo non disprezzabile per ritmo e struttura, segue la simulazione seriale dei tanti distretti e squadre che affollano i piccoli schermi nazionali. 

Anti-cinema a doppio strato, dove la (orribile) vicinanza al prodotto televisivo si compie nella più assoluta superficie. Come se Piva, assumendosi tutti i rischi del caso, avesse inteso davvero abbattere definitivamete i confini dei due mezzi, per documentare la perdita di un linguaggio. Più (ir)reale del reale.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Regia: Alessandro Piva
Interpreti: Carolina Crescentini, Claudio Gioè, Aurelien Gaya, Pietro De Silva, Paolo Sassanelli, Michele Riondino, Eriq Ebouaney
Origine: Italia, 2011
Distribuzione: Iris Film
Durata: 86'

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