Herzog incontra Gorbaciov, di Werner Herzog e Andre Singer

Per tre volte in sei mesi, Werner Herzog incontra l’ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’uomo della Perestrojka e della Glasnost, Nobel per la pace nel 1990, Mikhail Gorbachev. Documentario girato nel 2018, con il politico 87enne e una salute compromessa. Ancora una volta il regista tedesco “omaggia”, nel giro di poco tempo, due importanti uomini della sua vita, per ragioni e contesti diversi. Dapprima Bruce Chatwin, suo amico e, per certi versi, ispiratore, ritornando sui suoi passi e ricostruendo il suo viaggio definitivo, e adesso Gorbachev, l’uomo capace, tra le altre cose, di riunificare la Germania, dando una forte spinta, alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, grazie alla sua politica di democratizzazione e la dissoluzione della URSS. Ritorna in mente, dopo questa visione, il Gorbachev della fenomenale serie tv Chernobyl, in cui sembra venir fuori un profilo devastante del personaggio. Da molti accusato di scarsa capacità decisionale, nonostante il grande consenso pubblico ricevuto nei primi tre anni di ascesa politica. Da altri invece è stato accusato, al contrario, di eccessiva frenesia nella ricerca del rinnovamento, senza preoccuparsi abbastanza e soprattutto della questione etnica, rivelatasi in seguito un errore fatale. Ridurre per esempio il nazionalismo baltico ad un problema economico, anzi economicistico: migliorando le condizioni economiche tutto sarebbe andato automaticamente apposto. E cosi non è stato…

Riconoscenza. Ecco questa sembrerebbe essere la parola chiave del più recente Werrner Herzog, proprio quando richiama a se personaggi disintegranti, per indole, come l’amico Chatwin, o per destino geopolitico, vedi Gorbachev. Immagini di repertorio, di “loznitsiana memoria” con funerali di stato per Breznev, Andropov, Cernenko, sul distastro nucleare in Ucraina, sulla catena umana nella “via Baltica”, lunga 600 km, tra Lituania, Lettonia, Estonia. E poi, ancora, le guerre civili, Crimea 1991, le guerre planetarie, il Kuwait di Saddam, la caduta del muro, gli incontri con i capi di stato, Bush, Reagan, Thatcher. Tutto meravigliosamente accolto nel raccontare il Secolo Breve, mai disperdendo definitivamente il cammino solito e prescindendo dalle convenzioni di genere, prescindendo dal racconto consequenziale orizzontale, per mascherare delle fuori uscite trans, ellittiche, estraneità alla storia raccontata, incanti dinanzi al silenzio, al “pensiero nuovo”, al tormento della sconfitta. Da… Da… esclamazioni affermative che suonano come parentesi spazio/temporali, sono le ultime parole di Gorbachev, quasi a voler confermare questa riconoscenza, come l’auspicio di una fatidica riconciliazione. Ma riconoscenza non si intende soltanto quella manifestazione di devozione per un benefattore, per Herzog si intende stavolta anche la capacità di riconoscere una connessione con il presente, decidendo di viverlo intensamente attraverso la gratitudine o la disperazione. Riconoscenza allora converge verso il riconoscimento audio/visivo: Herzog è presente in campo, partecipa con la voce e il corpo, argomenta come pochi, il suo nome non manca nel titolo. E Gorbachev si racconta liberamente (con la partecipazione dell’ex Segretario di Stato USA, Schultz, l’ex Primo Ministro ungherese Miklos Nemeth e Lech Walesa) dalle sue origini umili al coronamento del sogno politico, infranto contro la corruttibile arma della democrazia, che straripa quando arriva e sommerge tutto e tutti, tranne coloro che a galla ci restano per “indole”, a “sciacallare” sui detriti della menzogna.

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Titolo originale: Meeting Gorbachev
Regia: Werner Herzog, Andre Singer
Interpreti: Mikhail Gorbachev, Werner Herzog, Miklós Németh, George P. Schultz, James A. Baker III
Distribuzione: Wonder Pictures
Durata: 90’
Origine: Gran Bretagna, USA, Germania, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (4 voti)