History Repeating – "Sherlock Holmes", di Guy Ritchie

robert downey jr jude law sherlock holmes guy ritchieCi risiamo. Stavolta potrebbe essere facile restare ingannati, se non addirittura provare un certo divertito fascino di fronte all’operazione di sfondamento attuata da Ritchie, che irrompe nell’Inghilterra vittoriana illuminata dall’esperto di film ‘in costume’ Philippe Roussellot squarciando la compostezza fin de siecle con tutta l’arroganza dei suoi espedienti pacchiani e fuori tempo massimo di un cinema che non ha ancora né mai capito come muoversi, facendosi beffe dei corpi e degli spazi con un’incuranza sempre blasfema ed imperdonabile.
Saltato in aria tutto il posticcio usuale scenario di gangsterucoli di plastica dell’underground londinese con corredo di armeria pop-rock-punk-indie-newwave in soundtrack, e sostituito dalla grandeur delle scenografie made in USA con corredo di violini e motivetti popolari a firma di Hans Zimmer, il cinema di Ritchie – questo è un fatto – si mostra in questa occasione ben meno irritante, nonostante le esasperazioni pop dei personaggi e dei richiami agli scritti di Conan Doyle, che travisano il frequente lato magico e oscuro delle indagini del detective privato come una sorta di avventura dal meccanismo a last minute rescue che potrebbe in sostanza essere capitata ad un avo del Professor Langdon di Dan Brown (ne fa le spese in misura maggiore il villain che il superbo Mark Strong interpreta senza troppa convinzione, mettendo fine ad una bella serie sinora ininterrotta di grandi caratterizzazioni – si pensi al suo sibillino capo dei servizi giordani in Nessuna Verità; mentre sulla missione che Robert Downey Jr sembra essersi caricato sulle spalle, ovvero quella di ‘aggiustare’ puntualmente  i film di cui è protagonista, qui come nel loffio Iron Man, cominciano a sorgere i primi terribili dubbi).
Ma un occhio attento e allenato, seppure contro la propria volontà, alle malefatte di Guy, scopre subito il facile meccanismo, probabilmente ideato da Joel Silver, su cui in realtà si basano i 134 minuti di Sherlock Holmes: e cioè prendere pari pari le sequenze maggiormente ‘efficaci’ dei film precedenti del regista, incluse le trovate di ripresa e di montaggio, e trasportarle senza modificarle di una virgola nell’universo di cartone e CGI di questa Londra in studio di posa – e così ci è dato di rivedere il greatest hits del cinema di Ritchie mascherato da XIX secolo: il rocambolesco inseguimento con l’energumeno che sembra immortale e inscalfibile; il combattimento corpo a corpo a mani nude in selva di ralenti; e tutto il solito bouquet di ingenui depistaggi, saltelli temporali, deviazioni e giochi di prestigio.
E’ in questo modo che un cinema che è sempre stato assolutamente innocuo raggiunge l’impensabile e sorprendente traguardo di auto-annullarsi senza alcun rimpianto. Di più: il gancio finale con riferimento da cliffhanger all’entrata in scena del Professor Moriarty sa pesantemente di re-boot con tanto di sequel già programmati. Pare dunque che Guy Ritchie abbia finalmente e definitivamente trovato un mestiere a Hollywood. Tanti Auguri.   

Titolo originale: id.
Regia: Guy Ritchie
Interpreti: Robert Downey Jr, Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Eddie Marsan, James Fox
Distribuzione: Warner
Durata: 134'

Origine: UK, USA, 2009

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    Non sono d'accordo con questo articolo. Da appassionata di Sherlock Holmes fin dall'infanzia, ho comunque apprezzato molto il film e la scelta degli attori. Com'è che si dice? De gustibus.