Hollywood si schiera contro l’IA di Seedance 2.0
Il nuovo software dell’azienda cinese proprietaria di TikTok si è già attirata le ire di tutti i lavoratori dello spettacolo statunitensi. In mezzo alle accuse, emergono però anche aspetti positivi
In questi ultimi giorni, l’IA ha continuato a far parlare di sé (com’è solita fare da qualche anno a questa parte) negli ambienti hollywoodiani. Dopo l’uscita del video, sviluppato dal neonato software Seedance 2.0 dell’azienda cinese proprietaria di TikTok ByteDance, che ritraeva Brad Pitt e Tom Cruise in una violenta colluttazione sul tetto di un grattacielo, è arrivata la risposta della Motion Picture Association, che ha chiesto alla società di “cessare immediatamente l’attività illecita” (relativa all’appropriazione dei volti noti dell’industria dello spettacolo americana).
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Tale dichiarazione è stata seguita a ruota da un’altra simile rilasciata dal sindacato degli attori di Hollywood, Sag-Aftra, dopo che era stato diffuso un video (in seguito rimosso) su X in cui compariva il personaggio dell’hobbit Samwise Gamgee (interpretato da Sean Astin) de Il signore degli anelli. L’associazione, che vede proprio nella figura di Astin il suo presidente, è letteralmente andata su tutte le furie, pubblicando una nota in cui accusa ByteDance di aver utilizzato metodi irresponsabili per la promozione del suo nuovo prodotto. Questa la posizione del sindacato: “Sag-Aftra si unisce agli studios nel condannare la palese violazione resa possibile dal nuovo modello di generazione video basato sull’AI di ByteDance, Seedance 2.0. Le violazioni includono l’uso non autorizzato delle voci e delle sembianze dei nostri iscritti. Questo è inaccettabile e mina la possibilità dei talenti umani di guadagnarsi da vivere. Seedance 2.0 ignora la legge, l’etica, gli standard di settore e i principi fondamentali del consenso. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede responsabilità, che qui è del tutto assente.”
Se la generale ondata d’indignazione che ha sommerso l’azienda cinese è sicuramente imponente per via delle parti tirate in causa, è pur vero che queste ultime – come nel caso della Disney, che lo scorso dicembre ha stretto un accordo miliardario con OpenAI – mostrano spesso un atteggiamento un po’ bipolare, aprendo da una parte alla collaborazione con aziende leader del settore IA, ma rifiutando allo stesso tempo di cedere in prestito il loro materiale, gridando al saccheggio della proprietà intellettuale.
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Da parte sua, ByteDance ha elogiato (com’era lecito aspettarsi) le qualità del suo nuovo software generativo, sottolineando le accortezze tecniche del programma nella realizzazione dei filmati: “I video generati presentano un’estetica cinematografica distintiva, con una cura evidente per le consistenze degli oggetti, l’illuminazione e la composizione, oltre che per costumi, trucco e oggetti di scena, tutti caratterizzati da un alto livello di rifinitura.”
Se c’è una cosa che si è imparata in questi ultimi anni di convivenza con l’intelligenza artificiale, dove si è visto qualsiasi tipo di personaggio venir riprodotto a sua immagine e somiglianza (vedasi la vicenda Studio Ghibli), sarebbe sicuramente la raccomandazione a non rifarsi a un immaginario preesistente nel contesto della creazione artistica con IA.
Oltre a Darren Aronofsky, che qualche settimana fa aveva annunciato l’uscita della sua nuova serie (On This Day…1776) realizzata interamente con tecnologie come DeepMind AI di Google, c’è un altro autore diventato (forse suo malgrado) ormai quasi un alfiere dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’arte, ovvero Harmony Korine.
In una recente intervista al The Hollywood Reporter, il regista di AGGRO DR1FT e Baby Invasion ha sottolineato che il modo migliore di utilizzare uno strumento ancora in fase di sperimentazione come l’IA sia quello di lavorare con un’idea stilistica ben precisa in mente, così da poter creare i propri “mondi” narrativi dove poter ambientare le storie. Sebbene ciò si adatti molto bene all’opera di Korine, che sulle “sensazioni” dell’opera ha basato una carriera, l’invito del cineasta alla differenziazione appare molto sensato oggi, considerata anche la qualità media oscillante tra il basso e il mediocre delle produzioni AI-generated circolanti sui social.






















