"Holy Water", di Tom Reeve

Il film lascia ben presto in secondo piano i risvolti macchinosi di una trama da heist movie classico per intavolare un interessantissimo incontro/scontro tra il peso mastodontico di Hollywood e l’anarchia delle periferie del cinema incarnate dai quattro squattrinati ladri di Viagra. Si assiste così ad un travolgente risveglio ormonale di ogni componente del piccolo villaggio, che segna metaforicamente una sorta di democratizzazione del desiderio e della virilità: non più appannaggio solo delle potenze “coloniali” americane, ma anche delle piccole realtà europee

Holy Water, di Tom Reeve

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Strano caso distributivo quello di Holy Water, film britannico del 2009 uscito in madre patria nello stesso mese di Avatar – quindi fatalmente schiacciato dal gigantismo mediatico del film di Cameron – e ripresentato meritoriamente nel nostro Paese solo adesso. Ci troviamo a Killcoulin’s Leap, piccolo villaggio dell’Irlanda del Nord alle porte di Belfast, dove l’età media è molto alta e i pochi giovani hanno l’ardente desiderio di scappare in una big city. Amsterdam diventa quindi il sogno proibito. Quattro sfaticati amici che si ritrovano ogni sera a suonare nel pub del paese cercano disperatamente un’idea che li faccia arricchire per sfuggire al grigiore delle loro vite. Ed ecco l’illuminazione che piomba su uno di loro: rubare un camion dalla vicina fabbrica della Pfizer che produce Viagra e andare a spacciare la famosissima pillolina blu nella libertina capitale olandese. Un piano che, nelle mani dei quattro, diventa ben presto il giocoso pretesto per una frizzante commedia: il bottino infatti verrà nascosto in un pozzo di acqua santa, posto ai piedi di una statua della Madonna, dove il Viagra si irradierà nella falda acquifera e provocherà risvegli ormonali improvvisi nell’ignara e attempata comunità.

Il film del già esperto Tom Reeve si inserisce di diritto in quel filone di giovane commedia sociale britannica che, nel corso degli ultimi anni, ha sfornato ottimi prodotti come Grazie, signora TatcherL'erba di Grace o più recentemente quel piccolo gioiello di comicità surreale che è Four Lions. Qui però è proprio la componente umoristica ad essere un po’ troppo anestetizzata nella prima parte, con il ritmo dei tempi comici dilatato e macchinoso. È solo nella seconda parte, quando il Viagra inizia a produrre i suoi bislacchi effetti sulla cattolicissima comunità del villaggio (esilaranti le scene delle confessioni di massa presso il disperato prete cittadino), che il film acquisterà smalto e “vigore”. E guarda caso l’orizzonte di riferimento culturale della piccola comunità risulta essere senza ombra di dubbio il cinema con i suoi immortali miti. Se la rapina viene eseguita con travestimenti assurdi (persino da suore, proprio come nel successivo The Town di Ben Affleck) e armi giocattolo, è però con l’arrivo degli agenti americani di sicurezza SWAT ingaggiati dalla Pfizer che Tom Reeve scopre totalmente le sue carte: il terzetto di agenti – capitanati per ironia della sorte proprio dalla “cameroniana” Linda Hamilton  – plana come un Terminator con tutto il suo armamentario tecnologico nel piccolo villaggio. Ed ecco che il film letteralmente muta pelle, lasciando in secondo piano i risvolti superficiali di una trama da heist movie classico per intavolare un interessantissimo incontro/scontro a suon di battute ironiche tra il peso mastodontico di Hollywood e l’anarchia delle periferie del cinema incarnate dai quattro squattrinati protagonisti. Il confronto finirà ovviamente in un sostanziale pareggio, ma si assiste per almeno mezz’ora di film ad un travolgente risveglio sessuale di ogni componente (giovane e non…) del piccolo villaggio che segna metaforicamente una sorta di democratizzazione del desiderio e della virilità. Virilità non più appannaggio solo delle potenze coloniali americane, ma anche delle piccole realtà europee: una irriverente rivincita a suon di holy water che farà paradossalmente apparire Killcoulin’s Leap  – assurto agli onori delle cronache britanniche per le sue acque "miracolose" – come una sorta di grande set hollywoodiano. Potenza del dio cinema. 

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Titolo originale: id.
Regia: Tom Reeve
Interpreti: John Lynch, Cornelius Clarke, Lochlann O'Mearan, Cian Barry, Susan Lynch, Linda Hamilton

Distribuzione: Mediterranea Productions
Durata: 95'
Origine: Gran Bretagna, 2009

 

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