HOME CINEMA – "Duello al Tempio maledetto" di Ringo Lam

Nel numero di dicembre di DVD World è allegato uno dei più bei film di arti marziali del cinema di Hong Kong, un'imperdibile produzione di Tsui Hark, anno 1994

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Con questo spettacolare Burning Paradise, opera del 1994 e quindi nel pieno della onda lunga del cinema di Hong Kong, siamo certamente dalle parti di un cinema fantasy, rivisto ovviamente con l'occhio dei cineasti della New Wave hongkonghese, che ne avevano agli inizi degli anni Ottanta completamente ridisegnato le coordinate visive e narrative. Il film è prodotto dal grande Tsui Hark, e solo questo è un marchio che ne garantisce la spettacolarità e l'accuratezza produttiva, il quale chiama per la regia un cineasta come Ringo Lam, che fino ad allora non si era mai cimentato con il genere.  E il risultato fu, clamorosamente, uno dei migliori film fantasy prodotti dalla cinematografia dell' ex colonia britannica.


Oggi Ringo Lam è un affermato regista internazionale, che spazia tra Hollywood e Hong Kong con i suoi film d'azione basati sulla velocità e la perfezione dei movimenti, e su di lui "pesa" (ovviamente in senso positivo) per noi occidentali l'esplicito "furto" che Quentin Tarantino fece dal suo film di maggior successo, City on Fire, un noir-urbano interpretato da Chow Yun-Fat e Danny Lee,  dalla cui struttura iniziale prese spunto per il suo esordio de Le iene. Eppure per Ringo Lam la carriera cinematografica non è mai stata facile, e anche oggi nonostante un grande talento deve sempre in continuazione riaffermarsi. Cominciò alla fine degli anni settanta dirigendo diverse serie televisive ma, insoddisfatto, preferì trasferirsi in Canada per poter affinare le sue qualità professionali. Il ritorno in patria avviene nel 1982, con la regia di un horror intitolato Esprit D'amour, cui seguirà la regia di un episodio della popolare serie televisiva Aces go Places. Il primo grande successo di Lam arriverà nel 1987, quando, anche sull'onda della popolarità raggiunta dai film di John Woo e ancor di più di quella raggiunta dall'attore Chow Yun Fat (suo attore preferito, con il quale realizzerà diversi film), Lam dirige quel City on Fire che, nel mescolare il realismo urbano con il mélo, l'amicizia virile con le sparatorie in un contesto di pessimismo di fondo malinconico e molto "noir", iniziava una trilogia di grande successo che sarebbe proseguita negli anni successivi con Prison on Fire (1987) e School on Fire (1988). Quello che colpisce nel suo stile, rapido ed essenziale, ma allo stesso tempo ricco di particolari e a volte pieno di barocchismi mai gratuiti, è una sorta di cupezza di fondo, per cui i suoi personaggi, pur inseriti in contesti spettacolari in cui devono lottare in continuazione, non sembrano portatori di un ottimismo vincente e solare, quanto piuttosto di un dolore nascosto, quell'aria "perversa e maledetta" che a volte non pare distinguerli poi così tanto dai loro nemici (con i quali spesso ingaggiano duelli infiniti, ma con cui sembrano avere a volte molte cose in comune).


Quando Tsui Hark lo chiama per dirigere Burning Paradise in effetti Lam non ha molta esperienza in questo genere fantastico di cappa e spada, ma sa mettere al meglio il suo "splendido occhio" cinematografico, al servizio delle sempre più perfette produzioni di Tsui Hark. Il risultato è un film certamente spettacolare, che non dà tregua né respiro allo spettatore, ma anche un'opera in cui si possono ritrovare dei "tocchi" originali, con innovazioni tematiche non certo di poco conto.


Ambientato nella cornice della Cina medievale, Duello al tempio maledetto racconta dello scontro tra le forze del Bene e quelle del Male, secondo una tradizione consolidata. I primi sono i monaci del Tempio di Shaolin, i quali custodiscono con sé i segreti della loro arte marziale, misteriosa e potentissima, mentre i secondi sono incarnati dal personaggio malvagio di Kung, che con i suoi soldati irrompe nel tempio e imprigiona i monaci ribelli.  


Quello che colpisce del film è la continuità dei combattimenti, spettacolari ed avvincenti, meravigliosamente coreografati secondo le tecniche del "wire work", che sembrano davvero non finire mai. L'eroe è il giovane monaco Fong Say Yuk (interpretato da Willie Chi) che sin dalla scena iniziale nel deserto dà prova del suo temperamento di grande combattente, affrontando da solo un intero esercito, e arrendendosi solo quando verrà minacciata la giovane ragazza Tou Tou (Carmen Lee) che aveva appena conosciuto. E qui abbiamo il passaggio dalle solarità degli scontri nel deserto alle oscurità profonde delle caverne del Tempio, in cui i monaci vengono rinchiusi e imprigionati dal potentissimo Kung.  E il film si insinua nei sotterranei da dove riuscirà solamente nel finale, per riportare ottimisticamente un po' di luce sulla dura cupezza della storia raccontata. Ma al di là dei continui e variegati combattimenti, che costituiscono lo scheletro essenziale del film, dotati ogni volta di invenzioni e soluzioni sceniche innovative e mai banali, lasciano il segno le numerose sottotracce narrative del film, quasi "nascoste" dall'invadenza visiva dei combattimenti, tra cui si mette in luce non tanto la storia d'amore tra i due protagonisti, ma le storie torbide dei personaggi apparentemente minori, condite tutte di un erotismo mai cosi esplicito nel genere. Il cattivissimo Kung non riuscendo a sedurre la bella Tou Tou la "conquisterà" con la violenza e col terrore, prima tagliando la testa a una donna e mostrandogliela nel letto, poi quasi strozzandola fino all'abbandono di ogni resistenza da parte della ragazza. Ma ancor più colpisce la storia "doppia" ed ambigua, che si concluderà drammaticamente, tra l'amico "traditore" (apparentemente) del protagonista, Hung, e l'agguerrita combattente Brooke, prima alleati con il perfido Kung, con lei innamorata di lui che la rifiuta, poi nemici in un lungo combattimento, infine insieme, in una fuga disperata.


Detto che le coreografie del film, straordinarie, sono di Lee Kin Sang, e che i 104' della storia volano via come i corpi angelici dei monaci combattenti, non ci resta che auspicare che altri film di questa fantastica cinematografica ci vengano restituiti presto in DVD, operazione editoriale necessaria anche se non necessariamente suffragata da edizioni "perfette". In questi casi il solo "recupero" alla visione è già un gradito regalo.

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