HORROR & SF – "À l'interieur": follia e xenofobia

Da qualche anno a questa parte èBeatrice Dalle davvero nata una nuova scuola per quanto concerne l’horror di matrice franco-belga. Autori giovani, spesso alle prime armi, che con mezzi relativamente limitati riescono a intessere storie forti, inquietanti, talvolta agghiaccianti, riallacciandosi alla tradizione di genere ma cercando al contempo di portare aria fresca e (in)salubre. A differenza ad esempio dei registi anglofoni, che spesso ripropongono temi già ampiamente abusati, citando a piè pari i vecchi capolavori di Hooper, Carpenter e Romero, riuscendo solo occasionalmente a inserire idee spontanee e personali (Rob Zombie, Greg McLean), queste giovani promesse francesi sanno rielaborare gli ingredienti in loro possesso con abilità e cognizione di causa.

Alexandre Aja (peraltro già emigrato negli States), Fabrice Du Welz, Xavier Gens, Eric Valette, David Moreau, Xavier Palud, hanno creato un affiatato gruppo di lavoro talvolta interconnesso, che utilizza il genere horror come cartina di tornasole di paure comuni e quotidiane, e al contempo come estensione artistica della confusione culturale e sociale che regna da qualche anno nel territorio francese e più in generale europeo. I risultati sono apprezzabili, talvolta ottimi, come dimostrano il bellissimo e straziante Calvaire, l’interessante Ils, il nuovo Frontiere(s), il cupo Malefique, solo per citarne alcuni.

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E così, da questa improvvisa e genuina nouvelle vague, esce fuori anche questo À l’interieur (Inside per i mercati internazionali), diretto da Julien Maury e Alexandre Bustillo, uscito a metà 2007 in patria, visto in numerosi festival (è stato premiato a Sitges, e presentato a Cannes), inedito in Italia. 

La trama è alquanto semplice: una donna prossima alla gravidanza, dopo aver perso 4 mesi prima il marito in un incidente stradale, trascorre in solitudine la notte della vigilia di Natale, in attesa dell’imminente parto. Dal buio spunta però un’altra misteriosa donna, che riesce a penetrare in casa sua e cerca in tutti i modi di ucciderla, per impossessarsi del suo bambino.

Durante gli 80 minuti scarsi di svolgimento della storia, assistiamo al dipanarsi della classica tematica dell’assedio, attraverso il quale le due donne giocano a guardia e ladro all’interno dell’abitazione, una per cercare di fuggire e salvarsi, l’altra per porre a termine il suo disegno di morte. Intervengono saltuari fattori esterni (la madre e un collega di lavoro della ragazza, alcuni poliziotti), ma la narrazione si concentra su queste due figure femminili, agli antipodi tra loro, una giovane quasi mamma timida e impacciata, silenziosa e provata dalle tragedie passate, e una dark lady tutta vestita di nero, in gothic style, che agisce con spietatezza fuori dal comune, apparentemente senza una causa specifica, senza motivo. Tutto in una notte, i due registi (Bustillo è un critico della rivista Mad Movies, quindi conosce assai bene la materia) sfruttano le pareti, gli infissi, gli angoli, le ombre, gli oggetti della quotidianità, per portare avanti un racconto claustrofobico, serrato, ancor più inquietante proprio perché privo di spiegazioni razionali. A far da sfondo alla vicenda, i disordini scoppiati nelle banlieuses parigine, la rivolta degli immigrati, le macchine date alle fiamme. Un palese sottofondo di matrice politica e xenofoba, secondo il quale la collettiva paura dell’altro, dello straniero, dell’esterno, è traslata metonimicamente nel terrore individuale di essere all’improvviso violati all’interno della propria protettiva abitazione.

Dal punto di vista meramente strutturale, invece, À l’interieur spiazza completamente. Inizia come un horror d’atmosfera, lento e sussurrato, e pare prospettare un contorno narrativo alla Ils – Them. Ma poi, dopo 20-25 minuti, tutto cambia, e il film si trasforma in uno splatter/gore violentissimo, crudele, soffocante, che si avvale di copiosi e reiterati scoppi di sangue gorgogliante e di ogni genere di atrocità. Tanto per capirci, siamo molto più vicini ad Alta Tensione di Aja. Una scelta stilistica sorprendente, che forse penalizza anche un tantino la riuscita complessiva dell’opera (alcuni inserti gore paiono eccessivi e non necessari), ma che permette comunque una discesa allucinata nella pazzia di una mente umana distorta e inclemente. Il sangue scorre a fiumi, con picchi di estremismo visivo che riportano a certo cinema giapponese (Takashi Miike e il suo Ichi The Killer, ad esempio), per giungere a un finale da capogiro, in cui si squarciano letteralmente viscere e organi interni.

Un punto a favore della pellicola riguarda poi l’opposizione tra la violenza estenuante che ci viene proposta, e la messinscena, perfino calda ed elegante. Bustillo e Maury infatti rifuggono la moda imperante e ormai nauseabonda della perenne e traballante macchina a mano, preferendo utilizzare uno stile più classico, fatto di carrelli, campi fissi, movimenti lievi, e valorizzando le numerose e affascinanti tonalità cromatiche che il sangue e la luce naturale possiedono. Il film ne guadagna e non poco. Gli effetti speciali sono adeguati, le due attrici (Beatrice Dalle e Alysson Paradis) anche. Attenzione poi all’ultima inquadratura, una sorta di quadro in movimento che regala uno splendido effetto fotografico.

À l’interieur è quindi ovviamente vietato ai deboli di stomaco (e alle donne in dolce attesa), ma è un lavoro senz’altro meritevole di visione, attenzione e approvazione. Si trova in commercio in un doppio Dvd di ottima fattura edito da Pathè Video, e in un’altra edizione pubblicata da Dimension Extreme.

 

 

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Un commento

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    Ciao,<br />spero di far cosa gradita, segnalando che su subsfactory.it sono<br />stati pubblicati i sottotitoli italiani! ^_^