HORROR & SF – Resolution

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Il film d’esordio di Benson e Moorhead lo scorso anno ha avuto nel circuito indipendente e festivaliero specializzato grande eco: finanziato dai risparmi personali del duo al comando, reduci da un’esperienza decennale tra videoclip, spot e il loro fatale incontro alla Scott Free Production, Resolution ha visitato mezzo pianeta tra Tribeca, San Sebastian, Trieste, Screamfest, Fantasia…

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


The Decline of the Western Civilization. Ma Penelope Spheeris – e Lester Bangs, Darby Crash, Oswald Spengler – non fissa soltanto l’abisso punk/hardcore dei Black Flag, dei Germs, dei Fear, ma necessariamente quello che gli sta attorno, dentro il quale il buco sonico è impiantato: Los Angeles, l’Ovest, la fine della corsa del Nuovo Mondo, della Dichiarazione d’Indipendenza, del genocidio dei Nativi Americani. Una linea di spiaggia abbracciata all’Oceano Pacifico da cui non si può altro che tornare indietro. O andare su e giù lungo una West Coast che è psichedelia, grunge – ancora wall of sound – e Portland Trail Blazers e assieme le uniche zone povere metropolitane degli Stati Uniti accomunabili ai requisiti del Terzo/Quarto/Quinto Mondo: da Seattle e Pioneer Square – The Killing, alla fine di ogni disamina critica, è sempre una visione di spazi pubblici e niente più –, a sud verso Los Angeles e Skid Row e San Francisco e Tenderloin District, fino al confine con la messicana Baia di California e San Diego e Stingaree. Luoghi che non sono altro che le estreme propaggini cittadine della provincia americana, dove tutto si affievolisce per lasciare il posto ad altri requisiti, questa volta da Primo Mondo, come hanno vissuto Justin Benson e Aaron Moorhead: “[…] Where I grew up no one I knew went out to a cabin in the woods for Spring Break to drink beer and party with girls. Where I grew up, outside San Diego, is for purpose what Aaron? […] That would be to shoot guns, do drugs and avoid paying your taxes. Basically any weird part of backwoods part of America is that place and that place is very real”. 
E Resolution inizia e finisce proprio nei backwoods della San Diego East County, dove Mike si reca dopo aver ricevuto dal suo miglior amico dai tempi della scuola Chris, un video che lo vede sotto l’effetto della metanfetamina, di cui oramai è totalmente succube. Chris si è stabilito abusivamente in una capanna al limitare della riserva indiana, dove Mike arriva e con la forza lo ammanetta ad una sbarra di ferro per iniziare una riabilitazione e ripulirlo dalle droghe. Ma le cose scivolano ben presto verso altri e inquietanti versanti, con indiani, tossici e pazzi che iniziano a visitare la capanna, mentre Mike ricostruisce tramite il ritrovamento di super8, polaroid, diari, una storia di violenze e riti che portano a tante altre storie…

Il film d’esordio di Benson (co-regista, sceneggiatore, co-montatore) e Moorhead (co-regista, fotografia, co-montatore, vfx) ha avuto lo scorso anno nel circuito indipendente e festivaliero specializzato grande eco. E si trovava allo stesso crocicchio, ma ad una dimensione “quantitativa” inferiore, dei massimalisti Sinister, Evil Dead, Quella casa nel bosco: dal riuso di materiali mediali portatori di un orrore classico che attraversa i decenni al superamento degli schizzi semplicistici dei torture porn per creare situazioni di assedio più stratificate e credibili e attente ai dettagli, Resolution si pone, come a vari gradienti gli altri titoli elencati, su sentieri ben evidenti per tutta la sfera orrorifica, dal produttore all’autore, dallo spettatore allo specialista. E lo fa non solo in rapporto alle direzioni più visibili e viste del genere, ma anche e soprattutto nel perimetro carsico dell’indie americano, rappresentando una pietra di paragone consapevole per le future produzioni. Finanziato dai risparmi personali del duo al comando, reduci da un’esperienza decennale tra videoclip, spot e il loro fatale incontro alla Scott Free Production, il film girato in assoluto contenimento di mezzi e temi ha visitato mezzo pianeta tra Tribeca, San Sebastian, Trieste, Screamfest, Fantasia, Toronto After Dark, Neuchatel, ed è anche uscito in pochissime sale grazie alla Tribeca Film. Un percorso permesso dalla visibilità e dall’esponenzialità data da questi circuiti, e che adesso si trova allo step del VOD su varie piattaforme a partire da iTunes e Amazon Instant, per avere una teorica visione worldwide prima di accedere al dvd per il quale sono in preparazione diversi contenuti speciali per allargare ancora di più la storia.

Già, la storia. Complicato confrontarsi con un prodotto come Resolution, che ha la sua unica e totalizzante forza in uno script che tende alla stratificazione, all’accumulo di più direzioni di scrittura e di visione, alla consapevole collocazione all’interno di un panorama orrorifico che pian piano sta cercando di liberarsi dagli eccessi e dalle superfici. Nel film di Benson e Moorhead tutto questo viene disinnescato, la quest del mistero appena si affaccia negli eventi viene subito messa a lato, quasi ricacciata per tornare al nucleo della vicenda, il rapporto tra Mike e Chris, per concentrarsi sulle ambientazioni, sulle svolte laterali che la storia, ogni storia, può imboccare. Resolution è un’opera prima che non possiede la forza cool e fredda di tanti altri lavori pompati dall’hype della rete, al contrario è un lavoro tutto chiuso dentro se stesso, che al mindblowing spettacolare preferisce una minuta e lenta costruzione della storia. E ci riesce così tanto che, paradossalmente, ogni minimo accenno alla sue svolte narrative fa precipitare velocemente non tanto verso il terreno dello spoiler, ma del meccanismo sovra-narrativo che governa il tutto. E allora ogni azione, ogni luogo, ogni personaggio si carica di una sghemba e inespressa inquietudine, dalle caverne vicino alla capanna allo studioso Byron che vive isolato in una roulotte, dal trio di indiani che intimano a Mike e Chris non con forza ma quasi con impressa paura di andarsene alla ragazza che picchietta alla finestra. E tutto questo rimane anche attorno a Resolution, con il blog di Jesse Summoner assunto come consulente di “strane storie”, il sito di Byron e quello del Culto del Giorno del Giudizio, o l’ipnotico profilo facebook della ragazza, Lizzy Smiley Window

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