Hostiles – Ostili, di Scott Cooper

New Mexico, 1892. Appena due anni dopo la chiusura della frontiera storica, appena tre anni prima la nascita del cinema. L’inquadratura si apre sul deserto e sull’anima dura americana (come ci ricorda D. H. Lawrence citato in esergo), sui suoi spazi sconfinati e sui suoi archetipi più radicati. Si parte, pertanto, da una casa isolata: gli indiani Comanchi la attaccano, la bruciano, uccidono brutalmente la famiglia e impongono i sentieri selvaggi del west come traiettoria obbligata. Stacco. Il comandante Joseph J. Blocker (Christian Bale) ha un passato di sangue tatuato su un volto scultoreo, odia i nativi che ha affrontato in varie battaglie, vorrebbe ritirarsi dall’esercito ma ha ancora una missione importante da compiere suo malgrado. Deve scortare sino al lontano Montana un famoso Cheyenne (il capo Falco Giallo interpretato dall’icona Wes Studi…) insieme ai suoi figli e nipoti. Alla pattuglia di soldati e prigionieri si unirà infine Rosalie, unica superstite della famiglia assassinata nell’incipit del film. E il viaggio può cominciare…

Insomma: dopo il neo-noir di Out of the Furnace e dopo il gangster movie di Black Mass, Scott Cooper si inoltra ancora più in profondità nella sua personale rivisitazione dei generi classici hollywoodiani. Hostiles è un western che parte dal padre John Ford e dal Mito della Frontiera come civilizzazione di terre selvagge – nei discorsi dei vecchi soldati al forte riecheggiano epiche battaglie contro i nativi, “i bei giorni” –, passando poi in rassegna una coltissima galleria di umori di genere: dal western intimista anni ’50 di Delmer Daves e Anthony MannChristian Bale sembra avere un passato simile a tanti anti-eroi incarnati da James Stewart -, a quello moderno e perturbante anni ’60 di Monte Hellman – il deserto sconfinato e privo di coordinate, una donna-natura dolcissima e pericolosa agghindata come ne La sparatoria. E ancora: dal western revisionista anni ’70 di Arthur Penn – il sovvertimento della figura del nativo in Piccolo grande uomo – a quello tragico e spietato del Clint Eastwood anni ’80/’90. Per arrivare infine a sprazzi di lirismo neoclassico in stile Andrew Dominik/Jesse James.

Ecco che per condensare tutto questo magma immaginario il giovane regista sceglie, non a caso, solo il viaggio (l’azione) e il deserto (la wilderness) come riferimenti che attraversano le varie epoche. Il Western si conferma ancora una volta il genere americano per eccellenza, perché da un lato si riferisce al tempo mitico della fondazione e dall’altro continua imperterrito a riflettere (sul)l’oggi: il ritorno alle fazioni e alla violenza razziale, il lento emergere di sensi di colpa ancestrali, i muri culturali da abbattere nuovamente… tutto evidentemente connesso a un’epoca (la nostra) in cui il tessuto americano si sta pericolosamente ri-sfaldando.

Scott Cooper, allora, mira altissimo e ci regala un film sincero e sentito. Certo: un film eccessivamente scoperto nelle sue intenzioni – con dialoghi a tratti didascalici e un’evidente meccanicità narrativa di fondo –  ma che sa anche commuovere aprendosi coraggiosamente alle pure immagini di frontiera – il ritorno dei “campi lunghissimi” sul paesaggio è un colpo al cuore. Il deserto, insomma, ci avvolge nuovamente… sino all’arrivo del treno (del cinema?) che sutura i sensi di colpa nell’immaginario e confina ogni singola redenzione nel “western”.

 

Titolo originale: Hostiles

Regia: Scott Cooper

Interpreti: Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Ben Foster, Jesse Plemons, Timothée Chalamet

Distribuzione: Notorius Pictures

Durata: 127′

Origine: Usa 2017