HOUSE OF CARDS. Il turno di Claire Underwood

House of Cards è stata la serie più seguita e di successo degli ultimi anni, creando attorno a sé una cerchia di attenti seguaci sedotti dalle vicende politiche e corrotte della Casa Bianca. Personaggio protagonista e perno dell’intera serie è Kevin Spacey nei panni di Francis Underwood.

Durante le riprese della serie, arrivata ormai alla sua quinta stagione, il tornado creato dal  #metoo ha spazzato via alcuni dei volti più riconoscibili di Hollywood, andando a colpire anche Kevin Spacey. Tra approvazioni e polemiche, anche lui ha dovuto alzarsi dal suo trono, come professionista e come presidente degli Stati Uniti per dare giustizia al movimento femminile più irrequieto degli ultimi anni.

Pare però che House of Cards sia l’unica serie che sia riuscita a ribaltare questa situazione, andando anche a ricalcare e rivendicare alcuni dei diritti che le donne stanno rimarcando con forza nell’industria hollywoodiana e non solo. Questo perché il territorio, costruito nelle cinque stagioni precedenti, era già molto fertile, rappresentando i personaggi femminili sempre carichi di estrema importanza e determinazione, sia per quanto riguarda lo svolgimento della storia sia per la caratterizzazione dei personaggi in sé. Primo fra tutte il personaggio di Claire Underwood, interpretato da Robin Wright, nonché moglie del protagonista. Sarà infatti proprio lei a sostituire Spacey nella sesta stagione, in onda da novembre in Italia, sia come protagonista della serie sia come presidente degli Stati Uniti d’America. Fin dalla prima stagione si vede come un personaggio forte a tal punto da riuscire a mostrare al pubblico le debolezze dell’uomo più determinato d’America. Lei infatti, con la sua fermezza e la sua serietà sembra essere il motore determinante della scalata al successo del suo coniuge. Ma tutto questo si svolge nelle arie domestiche della famiglia Underwood, in cui Claire è sempre intenta a spronare il marito verso il raggiungimento del suo obiettivo. Dall’esterno, Claire appare come la classica moglie di un politico influente: di bella presenza, estrema eleganza e con lo sguardo intelligente, ma sempre pronta a rimanere in disparte lasciando al marito la possibilità di risplendere di carismatiche approvazioni.

Quando però la presidenza passa nelle sue mani le cose cambiano: “Ora è il mio turno” recita nell’ultima battuta della quinta stagione.

Ed ecco a noi, il suo turno: Claire è pronta a presentarsi, dopo la morte del marito, nelle vesti della First Lady colpita dal lutto e contemporaneamente come il capo di uno degli stati più potenti al Mondo. Quasi una dicotomia inconciliabile. Ma Claire può, andando contro a misoginia e disprezzo, contro maldicenze e provocazioni continue lei continua con polso duro nel suo piano, che la porterà a costituire un governo di sole donne.

Questa rivoluzione ci viene mostrata più come una rivincita personale che come una missione femminista, anche se non mancano riferimenti al movimento. Fin dalla prima puntata della stagione, infatti, vengono mostrati flashback di una Claire ragazzina, colpita dalla ferocia maschile, poi dal perbenismo e dalla convenzionale educazione che ogni genitore benestante vorrebbe per la sua figliuola, da cui lei si sente costantemente repressa fino alla ribellione adolescenziale con sguardo enigmatico. Poi, infine, Claire sceglie di sposare Frank Underwood, uomo che le consente di provare un’irrefrenabile smania di potere, smania trasformatasi poi in fame che ha condotto Claire a divorare (simbolicamente) suo marito. Questo fil rouge ci porta dritti dritti a vedere Claire come la prima Presidente donna degli Stati Uniti, che ha come primo punto della scaletta quello di mostrarsi nella sua più integra e dura forza, da donna di potere pronta a scontrarsi con qualsiasi pregiudizio di genere.

Questa serie, rimanendo estremamente attuale, si confronta con modalità di comunicazione che mai come oggi sono diventati il medium più in uso, specialmente se ad adoperarle sono gli uomini al potere. Esempio più calzante di questo non può che essere Donald Trump, capace di usare i social network mantenendo sempre il coltello dalla parte del manico. Claire in questo la vediamo più impacciata, quasi come un’estranea dell’internet che si ritrova per la prima volta contro un potere immateriale ma concreto che non sa come maneggiare.

Ma la storia non finisce qui, e come recita Claire alla fine della prima puntata: “Un uomo come Frank non muore e basta, sarebbe troppo comodo“. Questo, come tanti altri suggerimenti durante la sesta stagione ci fa pensare ad un ritorno di Frank Underwood all’interno delle stanze della casa più famosa degli USA. A conferma di ciò è arrivato, il giorno della scorsa vigilia di Natale, un video messaggio dai toni ambigui dal profilo di Kevin Spacey che, nei panni di Frank Underwood, recita un monologo a metà tra realtà e finzione annunciando un suo ritorno. Ora non resta che vedere chi vincerà questa nuova Guerra dei Roses:

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