Humandroid, di Neill Blomkamp

Chappie - HumandroidTanta carne al fuoco nel terzo film di Neill Blomkamp. Abbiamo un protagonista robot appena costruito che ha una coscienza e una sensibilità più umana dell’umano. Il suo creatore Deon Wilson (Dev Patel), è colui che ha realizzato eserciti di intelligenza artificiale, ovvero la nuova polizia di Johannesburg, efficiente e quasi indistruttibile per la criminalità organizzata. L’unica soluzione per quest’ultima è affidarsi alla tecnologia.  Una banda rapisce Wilson e lo costringe a dare vita a un prototipo particolarmente evoluto: si chiama Chappie ed è talmente sensiente da sembrare più un bambino che un soldato. Chappie è anche il titolo originale –  molto famigliare e intimo – del film di Blomkamp, che in Italia è tradotto in Humandroid, quasi a voler sottolineare la sua esplicita natura teorica. Riuscirà Chappie a sopravvivere alla violenza della metropoli sudafricana? E se la banda di gangster diventasse la sue insospettabile (e affettuosa) famiglia?

Ammettiamo di non aver ancora ben chiaro in mente il valore assoluto del cinema di Neill Blomkamp. Come scrivevamo a proposito del precedente Elysium, ogni film del regista sudafricano pare procedere schizofrenicamente tra un’ossessione programmatica per il messaggio politico-sociale e una messa in scena spettacolare ruvida, dispendiosa e vagamente citazionista. E così facendo si crea un problema: il metodo Blomkamp rischia di oscurare ogni opera, compromettendone una precisa linea cinematografica. Con Humandroid si staziona a metà strada tra Corto circuito di John Badham e Robocop (più il caotico numero 2 di Irwin Kershner che il capolavoro di Verhoeven), con una predilezione per le scene didascaliche che in parte si mangiano i riferimenti impegnati sul diverso e sul confine indiscernibile tra corpo e macchina. Il melting pot fatica così a prendere forma, incerto se seguire fino in fondo la strada social e alternativa del cyberpunk di periferia – si vedano gli sgargianti cromatismi pop di costumi e scenografie e la presenza nel cast della famiglia adottiva composta dai “veri” rapper Yolandi e Ninja – e un approccio mainstream ad alto budget di cui Hugh Jackman e Sigourney Weaver sono icone immediatamente riconoscibili quanto sperdute.

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Non è ancora un cineasta abile nelle sfumature Blomkamp, né abbastanza umile da accontentarsi di firmare un prodotto di puro intrattenimento. Eppure in questo casino a tratti sembra riuscire a raggiungere una sua verità, un’anima singolare, molto poco sofisticata ed estremamente elementare e fragile. Humandroid è un film bruttino, ma più ironico e “caldo” dei precedenti. Certo dopo tre opere l’ idea di stile più azzeccata continua essere il finto reportage che permeava District 9 e che qui segna il prologo del film più qualche altro frammento. Un po’ poco per considerarlo autore. Ma forse abbastanza per inserirlo nella lista dei nomi da aspettare con fiducia.

 

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Titolo originale: Chappie

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Regia: Neill Blonkamp

Interpreti: Dev Patel, Sigourney Weaver, Hugh Jackman, Sharlto Copley

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 120'

Origine: Usa 2015