I Care a Lot, di J Blakeson

Il film di Blakeson è una commedia nera con tinte thriller che parla del mondo dei “predatori” senza scrupoli e assetati di denaro. Un sogno americano a tratti distorto e disturbante. Su Prime

Sorriso rassicurante, caschetto biondo, sigaretta elettronica alla mano, tacchi a spillo. Questa la “divisa” di Marla Greyson (Rosamund Pike), una truffatrice, letteralmente, in piena regola. «In un mondo in cui sei o preda o predatore, io sono una fottuta leonessa» esordisce Marla. Una leonessa potremmo dire, che per difendere i suoi cuccioli, anzi il suo cucciolo, il denaro è disposta davvero a tutto. Blakeson prende un tema piuttosto dibattuto negli Stati Uniti, quello della tutela degli anziani rimasti soli e quindi della gestione della sanità nazionale per tirarne fuori un film che finisce piano piano per sfociare quasi in una commedia dark e parodistica con la lotta fra due personaggi che arrivano ai limiti della caricatura.

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Il titolo prende spunto dalla frase che Marla utilizza per rassicurare gli anziani dei quali ottiene la custodia legale. “I Care a Lot”, ci tengo a voi. Nessuna menzogna nelle sue parole, la donna ci tiene davvero, poiché quegli anziani di cui “si prende cura” (chiudendoli in un ospizio creato ad hoc per confermarne le incapacità mentali attraverso cure errate) sono per lei una incredibile fonte di guadagno. La caccia alle eredità e d’altronde un elemento che già dal Satyricon latino è stato denunciato all’interno dell’arte e sicuramente I Care a Lot lo prende come spunto per mettere in scena l’ascesa e la caduta di una donna che ha intrapreso questo tipo di carriera. Marla si presenta quindi come una donna spietata, fredda, manipolatrice, una antieroina a tutto tondo. E nemmeno quando le si presenta davanti un rischio che mette la sua vita in pericolo, insieme a quella della sua dolce fidanzata Fran (Eiza González), lo spettatore riuscirà pienamente ad empatizzare con lei, ed è qui che si gioca l’innovativa scelta registica di Blakeson.
Il taglio che il regista decide di dare al suo terzo lungometraggio (che fa seguito a La scomparsa di Alice Creed e La quinta onda) è decisamente particolare, giocato sulla commistione fra più generi ed è sicuramente questo il punto di forza del film.

Come è infatti prevedibile I Care a Lot si focalizza sulla presa in carico di Marla di una anziana donna (interpretata dalla splendida Dianne Wiest) la quale si scoprirà con lo scorrere dei minuti essere totalmente fuori dal comune. L’aver scelto proprio Jennifer Peterson (questo il nome che, almeno sulla carta sembra appartenere alla signora) si rivelerà per Marla un enorme errore che la vedrà scontrarsi con il figlio di lei, interpretato da un cattivissimo Peter Dinklage. Questa lotta fra leoni finirà per avere esiti inaspettati e il colpo di scena finale permette una chiusura ad anello che potrebbe per certi versi rappresentare l’unica pseudo-morale di I Care a Lot. Perché non c’è nulla di esplicitamente retorico nel film di Blakeson, c’è solo la messa in scena di un mondo in cui vince chi gioca più sporco, in cui la posta in gioco è alta e solo l’essere disposti a tutto sembra essere l’unico modo per ottenerla. Si inizia odiando Marla per il suo essere spietata e senza scrupoli ma si finisce quasi per invidiarla nella sua strenua determinazione, nella sua lotta dentro una vasca di squali in cui lei si muove con altera eleganza. Un personaggio che funziona anche e soprattutto grazie all’algida e perfettamente in parte Rosamund Pike, perno attorno al quale si muove l’interno film.

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Titolo originale: id.
Regia: J Blakeson
Interpreti: Rosamund Pike, Eiza González, Peter Dinklage, Dianne Wiest, Chris Messina
Distribuzione: Prime Video
Durata: 118′
Origine: Gran Bretagna, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.25 (4 voti)
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