I CLANDESTINI DEL CINEMA ITALIANO

3-9 febbraio


I clandestini del cinema italiano


prima parte


I ritratti di 12 registi italiani protagonisti di un cinema non catalogabile, molto amato da certa critica, ma scarsamente distribuito. 12 omaggi ad autori cinematografici che, nonostante la poca visibilità, rappresentano degnamente il nostro cinema di questi anni. Ideata e diretta da Paolo Brunatto, filmaker e documentarista sperimentale fra i più quotati nel panorama internazionale, la serie I clandestini del cinema italiano, andata in onda nel 2006 su Cult, è la seconda parte di una trilogia cominciata con Schegge di Utopia. Il cinema underground italiano questo sconosciuto, che dovrebbe terminare con Il cinema senza futuro, ancora in lavorazione. Allergico al formato d'intervista tradizionale, Brunatto opta per una sperimentazione linguistico-visiva, facendosi aiutare, da un punto di vista squisitamente contenutistico-performativo, dal poeta Valentino Zeichen, autentica rivelazione di ciò che dovrebbe essere un critico cinematografico in televisione. «Ho continuato a tentare di scardinare il luogo comune dell'intervista televisiva e di approfondire il "genere" del ritratto audiovisivo», spiega Brunatto stesso, «genere, a mio avviso quasi inesplorato, ancora fermo all'aspetto sonoro e radiofonico, e contaminato dal terribile virus del talk-show, arma impropria in mano agli anchor-man di turno […], che ancora non hanno capito che le domande, quasi sempre, contengono già la risposta […]. Proprio per tutto questo ho chiesto al poeta Valentino Zeichen di aiutarmi in questo viaggio».


La rassegna inizia con l'omaggio a 6 registi, di ognuno dei quali verranno proposti alcuni significativi film.


 


sabato 3


ore 17.30


Medley – Brandelli di scuola (2000)


Regia: Gionata Zarantonello; soggetto e sceneggiatura: G. Zarantonello, interpreti: Ulisse Lendaro, Gaia Candiollo, Paolo Lombardi, Luca Mundo; origine: Italia; durata: 75'


Professori sadici e alunni assassini si fanno la guerra: dalle interrogazioni a sorpresa alle pistole e alle motoseghe. Primo film italiano trasmesso su Internet prima che in sala, vincitore del primo premio al Festival del Cinema Trash – Torino 1999, Medley – Brandelli di scuola è una «commedia horror-trash che con piglio assai provocatorio esaspera quella guerra che ogni giorno ha luogo fra le mura di una scuola dove gli studenti sono disposti a tutto per un voto in più» (De Luca).


 


ore 19.00


incontro con Paolo Brunatto, Tony De Bonis, Paola Di Poce, Giuseppe M. Gaudino, Valentino Zeichen


 


ore 20.00


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Gionata Zarantonello


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 45'


Valentino Zeichen, vestito come in un film di Tarantino, corteggia la bella studiosa di cinema Paola Di Poce e punzecchia, polemizza, provoca il giovane cineasta Gionata Zarantonello che prima di diventare regista si è fatto le ossa come assistente di produzione a Los Angeles. Con Medley – Brandelli di scuola ha creato un vero e proprio caso internazionale tanto che un distributore americano specializzato in splatter – la Troma – ne ha comprato i diritti. Con Uncut scardina una volta per tutte il cinema porno. Zarantonello, a un certo punto, riesce a fuggire da Zeichen, ma viene assediato da Brunatto che nel frattempo ha filmato tutto.


 


a seguire


Uncut (2003)


Regia: Gionata Zarantonello; soggetto: tratto da Basta che respirino. Il metodo del cuscino e altri stratagemmi per sopravvivere alle donne di G. Zarantonello; sceneggiatura: G. Zarantonello; interpreti: Franco Trentalance, Luisa Corleone, Morena Ciotoli, Cristina Mazzuzzi; origine: Italia; durata: 78'


«Con lo slogan "Un uomo può mentire, il suo pene no" arriva Uncut – Member Only, film senza tagli, ovvero un lunghissimo piano sequenza della durata di 78' ambientati fra le gambe di un uomo, mentre il fuori campo diventa il motore della storia (che fra l'altro è un thriller). Definito "il più bizzarro film di sesso di tutti i tempi", anche Zarantonello non sfugge alla logica dell'invisibilità» (Brunatto).


vietato ai minori di anni 18


 


domenica 4


ore 17.00


Tarzan nella macchia di Ceccano (1980)


Regia: Tony De Bonis; soggetto e sceneggiatura: T. De Bonis; interpreti: Cencio Cipriani, Susan Castell, Vincenzo Aversa, Roberta Scaccia; origine: Italia; durata: 41'


Un pensionato (Cencio Cipriani) è stanco di questa vita fatta di tasse, bollette, file agli uffici. Abbandona casa e famiglia e decide di diventare Tarzan… il Tarzan della macchia di Ceccano: libero da tutto e da tutti, difensore degli animali (pecore, maiali…). Ma il risveglio alla realtà è molto più crudele di ciò che si possa immaginare. Con Tarzan nella macchia di Ceccano De Bonis dimostra di non essere affatto uno sprovveduto nell'utilizzo della macchina da presa, riuscendo a far ridere, ma il più delle volte sono risate amare, venate da un neo-neoralismo essenziale e privo di facili retoriche. Spiazzante.


 


ore 18.00


I giardini di maggio (2002)


Regia: Tony De Bonis; soggetto: T. De Bonis, Pietro Giuliano; sceneggiatura: Gianluca Minotti, Massimo Sergio, T. De Bonis; interpreti: Paola Delli Colli, Gianluca Volpari, M. Sergio, Agostino Orossi; origine: Italia; durata: 70'


«I giardini di maggio è un film che ho in mente da alcuni anni. La storia è molto semplice: due anziani, un uomo e una donna, abitano, ciascuno con la propria famiglia, alla periferia di una grande città. Lontani dalla loro terra d'origine, sfruttati ed emarginati non solo dalla società che li circonda, ma perfino dai propri figli, essi vivono una condizione di estremo disagio, finché un giorno si conoscono. Nonostante l'età, nonostante siano entrambi vedovi e le loro famiglie li ostacolino, i due anziani si innamorano e decidono di fuggire per fare ritorno alla loro terra natia» (De Bonis).


 


a seguire


Il giudizio universale secondo Tony De Bonis (1997)


Regia: Tony De Bonis; sceneggiatura: T. De Bonis, Antonio Camilli; interpreti: Paola Delli Colli, Sandro Morato, A. Camilli, Vincenzo Aversa; origine: Italia; durata: 38'


Gabriella e Andrea passeggiano sulla spiaggia. Entrambi sono innamorati e hanno in progetto di sposarsi. Ma Gabriella ha una curiosità e si chiede ad alta voce se esistono l'Aldilà e il Giudizio Universale! La giovane coppia sarà accontentata diventando testimone di un giudizio universale del II millennio. Probabilmente il film più politico di De Bonis sia a livello contenutistico che formale. Il risultato è uno dei film più estremi: povertà ed essenzialità accentuano una poetica tutta rivolta agli umili e agli ultimi.


 


a seguire


La tentazione di Satana (2006)


Regia: Tony De Bonis; sceneggiatura: Filippo Palatta; interpreti: Paola Delli Colli, Enrico Riggi, Eugenio Alparone, Francesco Guarcini; origine: Italia; durata: 8'


Un uomo entra in chiesa e uccide un frate per rubare i diamanti. Contemporaneamente si svolge una battaglia "dialettica" tra l'Araldo di Dio (interpretata da Paola Delli Colli, "star" fissa delle opere del cineasta ciociaro) e Satana. Il risultato? Un'unione (involontaria) tra Straub-Huillet e Ciprì&Maresco con l'unica e sostanziale differenza che il cinema di De Bonis non ha alcuna mediazione intellettuale e la sua ridottissima messa in scena corrisponde letteralmente e staticamente a un piccolo presepe.


 


ore 20.15


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Tony De Bonis


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 43'


Boschi della Ciociaria. Set di un film di Tony De Bonis con attori improvvisati. Mentre il cineasta ciociaro dirige, Brunatto, Zeichen e Di Poce disquisiscono di trash. Per Brunatto «De Bonis fa un cinema talmente trash, che paradossalmente diventa cult». Per Zeichen è un «cinema naif, puro, delle origini, "rosselliniano"». Di fronte a questi intellettualismi, De Bonis sorride, annuisce e conclude: «Mah… io faccio tutto questo per divertire e divertirmi». Alcuni titoli sono entrati nell'immaginario collettivo cinefilo più "estremo": Tarzan nella macchia di Ceccano, Cencio il vampiro, Per un pugno di salsicce. 53 film in trent'anni di carriera. Commovente.


 


a seguire


Quella sporca guerra in Ciociaria del 1944 (2006)


Regia: Tony De Bonis; soggetto e sceneggiatura: T. De Bonis; interpreti: Paola Delli Colli, Gianluca Volpari, Rita Mariani, Lucio Torti; origine: Italia; durata: 50'


Rivisitazione tutta personale del celebre film La Ciociara, dove al posto di Sophia Loren recita Paola Delli Colli. Il film dedicato a tutte le donne ciociare che hanno subito violenze durante l'ultima guerra mondiale del 1944 in Ciociaria. L'opera pone l'accento su una delle sue pagine più buie: "le marocchinate", ovvero le violenze perpetrate ai danni delle donne dai soldati marocchini. «I comuni di Esperia, Castro dei Volsci, Amaseno, in particolare» spiega De Bonis «furono martoriati da questo punto di vista e la tragedia è ancora più grande se si pensa che i ciociari aspettavano i liberatori e si imbatterono nei violentatori».


 


a seguire


Una croce sulla collina (1978)


Regia: Tony De Bonis; soggetto e sceneggiatura: T. De Bonis; interpreti: Nicola Cerroni, Rocco Iannucci, Vincenzo Cipriani, Abramo Cussini; origine: Italia; durata: 77'


8 settembre 1943. Nonostante l'armistizio i raid nazisti si fanno sempre più frequenti e più violenti. Le vittime non sono solo i partigiani, ma anche donne e bambini. La Resistenza secondo Tony De Bonis: lunghi piani sequenza, volti di attori non professionisti attoniti – sia che interpretino le vittime sia i carnefici! – sperduti nella vegetazione ciociara, alternati a veri e propri squarci documentaristici del mondo contadino. Un lirismo talmente autentico da diventare a tratti risibile, a tratti commovente, privo di retoriche come un certo cinema di Sergio Citti.


 


lunedì 5


chiuso


 


martedì 6


ore 17.00


Il richiamo (1992)


Regia: Claudio Bondì; soggetto e sceneggiatura: C. Bondì; collaborazione ai dialoghi: Paola Pascolini, Alessandro Ricci, Ottavio Rosati; interpreti: Ivano Marescotti, Silvia Cohen, Bruno Bendoni, Daniela Morelli; origine: Italia; durata: 97'


«Ex critico e regista tv di programmi storici e culturali, Bondì con questo film offre un saggio in costume su felicità e infelicità, sogni e bisogni, ricordi e passioni, Chiesa, Stato e popolo in un'opera che indaga fra le maglie del potere mettendo sempre in primo piano l'Uomo coi suoi sentimenti e i suoi desideri. […] Quasi un cinema fuori del tempo, quello di Bondì; capace di rifiutare gli orpelli stilistici e narrativi di una regia sempre misurata e poco esibizionista» (Fontanini).


 


ore 18.45


L'educazione di Giulio (2001)


Regia: Claudio Bondì; soggetto: tratto dal romanzo Torino, via Giulio 22 di C. Bondì; sceneggiatura: C. Bondì; interpreti: Alessandro Pelizzon, Roberto Accornero, Giorgia Porchetti, Francesca Vettori; origine: Italia; durata: 90'


«L'educazione di Giulio ha il merito di raccontarci, attraverso la presa di coscienza etica e anticonformista del futuro storico dell'arte [Giulio Carlo Argan], la Torino degli anni Trenta, con raffinato minimalismo e senza folgore. Il liceo Cavour, il primo amore, i "malati" e i "borghesi", Bobbio e i Mila, i Levi e gli Einaudi» (Bo).


 


ore 20.30


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Claudio Bondì


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 45'


«Claudio Bondì, studioso di cinema, saggista, aiuto di Roberto Rossellini e autore di documentari culturali per la tv, ha realizzato tre film indipendenti che hanno avuto pochissima visibilità, ma che sono di grandissimo interesse: De reditu – Il ritorno (2004), Il richiamo (1992), e L'educazione di Giulio (2000). Sono film nascosti, come pitture rupestri. Venti dell'anima. Il cinema di Bondì è capace di far riflettere sulle scelte personali, dettate dal cuore, dalle passioni, senza mai soffermarsi sulle banalità, ma arrivando direttamente all'immaginario, e andando oltre, per far vibrare i sentimenti di libertà» (Brunatto).


 


a seguire


De reditu (Il ritorno) (2004)


Regia: Claudio Bondì; soggetto: liberamente ispirato al Diario di Claudio Rutilio Namaziano; sceneggiatura: Alessandro Ricci, C. Bondì; interpreti: Elia Schilton, Rodolfo Corsato, Romuald Andrzej Klos, Roberto Herlitzka; origine: Italia; durata: 100'


De reditu è la cronaca del viaggio che Rutilio Namaziano, ex praefectus Urbi, compie per tornare da Roma alla sua Gallia, per mare perché le vie consolari sono disastrate e insicure. Siamo infatti all'inizio del V secolo, all'indomani del sacco di Roma ad opera dei Goti di Alarico. «Il film insolito, affascinante e interessante, girato con la magnifica fotografia di Marco Onorato in uno stile non solenne ma nobilmente pacato, ha interpreti molto bravi, soprattutto Roberto Herlitzka […] e il protagonista Elia Schilton» (Tornabuoni).

mercoledì 7


ore 17.00


Il bacio di Giuda (1988)


Regia: Paolo Benvenuti; soggetto e sceneggiatura: P. Benvenuti; collaborazione alla sceneggiatura: Marcella Nicolini, Gianni Menon; interpreti: Carlo Bachi, Giorgio Algranti, Emidio Simini, Marina Barsotti; origine: Italia; durata: 85'


«Tratto dai quattro Vangeli canonici e dai sette Vangeli apocrifi, il film parte da un'idea di base: il tradimento di Giuda era un atto indispensabile alla missione di Cristo e alla salvezza dell'umanità. La messa in scena dell'esordiente Benvenuti è rigorosa, essenziale, fin troppo astratta. Gli attori, non professionisti, contribuiscono alla dimensione mitica del racconto» (Morandini).


 


ore 18.30


Confortorio (1992)


Regia: Paolo Benvenuti; soggetto: tratto da una ricerca di Simona Foà; sceneggiatura: P. Benvenuti, Giuseppe Cordoni, S. Foà, Gianni Lazzaro; interpreti: Emidio Simini, Franco Pistoni, Emanuele Carucci Viterbi, Adriano Jurissevic; durata: 83'


Nella Roma del '700 due ragazzi ebrei sono condannati a morte per furto e devono lottare per non accettare la conversione in extremis che gli vorrebbero imporre. «Un film d'interni e di attori, che osserva quasi del tutto le regole canoniche della tragedia (unità d'azione, di luogo, di tempo) facendo della claustrofobia senza scampo la sua dimensione e il suo senso profondo. Un esempio di cinema italiano rigoroso, originale, ammirevole. E purtroppo ignorato nelle sale. Il titolo si riferisce al luogo in cui i condannati trovavano "conforto" nell'ultima notte della loro esistenza» (Mereghetti).


 


ore 20.00


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Paolo Benvenuti


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 44'


Valentino Zeichen si presenta vestito da inquisitore per processare il regista Paolo Benvenuti. La motivazione è quella di un cinema troppo lento, fatto di estenuanti piani sequenza. La risposta dell'ex pittore, che ha abbandonato la tavolozza per imbracciare la cinepresa seguendo il verbo di Rossellini da una parte e quello di Straub-Huillet dall'altra, non tarda ad arrivare: «Il cinema è strumento di conoscenza, ma è anche una rappresentazione. La realtà ha un ordine razionale come l'inquadratura cinematografica che non a caso è un rettangolo e non un cerchio. Un film che dichiara la propria teatralità e messa in scena, non ha colpa. Quando invece si vedono eclatanti movimenti di macchina, per me è cattivo cinema».


 


a seguire


Gostanza da Libbiano (2000)


Regia: Paolo Benvenuti; soggetto e sceneggiatura: P. Benvenuti, Stefano Bacci, Mario Cereghino; collaborazione alla sceneggiatura: Lele Biagi, Valentino Davanzati, Basilio Franchina; interpreti: Lucia Poli, Valentino Davanzati, Renzo Cerrato, Paolo Spaziani; origine: Italia; durata: 92'


1594, San Miniato al Tedesco (Granducato di Toscana). Monna Gostanza da Libbiano, anziana contadina che fa la levatrice e cura con erbe medicinali, è processata per stregoneria. Fiaccata dalle torture, la donna ribalta la sua posizione confessando alle autorità ecclesiastiche un'inesistente attività stregonesca. «"Cinepresa" a "quarta parete", regia ascetica e artigianale di Paolo Benvenuti, stilisticamente ispirata a certi classici del cinema e della pittura, costruzione contemplativa antica e a volte necessariamente retro. Più del solito lo stile "a togliere" di Benvenuti esalta la performance dell'attore, qui difficile prova di teatro della crudeltà» (Danese).


 


giovedì 8


ore 17.00


Les yeux ne veulent pas en tout temps se fermer ou Peut-être q'un jour Rome se permettra de choisir à son tour / Othon (Gli occhi non vogliono in ogni tempo chiudersi o Forse un giorno Roma si permetterà di scegliere a sua volta / Otone, 1969)


Regia: Jean-Marie Straub e Danièlle Huillet; soggetto: Othon di Pierre Corneille; sceneggiatura: J.M. Straub e D. Huillet; interpreti: Adriano Aprà, Anne Brumagne, Olimpia Carlisi, Ennio Lauricella; origine: RFT/Italia; durata: 88'


«Il testo detto nel film è il testo originale francese completo di Pierre Corneille, gli attori lo hanno durante tre mesi letto, imparato, provato, esercitato, ed è stato poi – unicamente recitato a memoria – registrato durante quattro settimane sui luoghi stessi: sempre nello stesso tempo dell'immagine. I sottotitoli italiani cercano di comunicare un'impressione della lingua di Corneille, molto serrata eppure semplice, molto moderna eppure straniera; questi sottotitoli sono una traduzione […] sempre letterale, eppure frammentaria del testo parlato, e non c'è nemmeno bisogno di leggere tutti questi sottotitoli: sono lì offerti alla scelta dello spettatore, come segnali» (Straub).


 


ore 18.30


Operai, contadini (Ouvriers, paysans / Arbeiter, Bauern, 2001)


Regia: Danièle Huillet e Jean-Marie Straub; soggetto: tratto dal romanzo Donne di Messina di Elio Vittorini; sceneggiatura: D. Huillet e J.M. Straub; interpreti: Angela Nugara, Giacinto Di Pascoli, Giampaolo Cassarino, Enrico Achilli; origine: Italia; durata: 123'


«In fila, uno accanto all'altro, i personaggi leggono un testo, immobili, di fronte a un invisibile pubblico o tribunale, perché la tensione di ogni immagine, il movimento dolce e durissimo del film nasce dal lavoro sulla visualità, sulla luce sospesa, allargata, in sintonia con i rumori impercettibili di quel bosco che è il luogo senza nome e senza tempo […]. Forse Straub-Huillet vanno al di là di Vittorini come il resto nell'aderenza a ogni testo […] col quale hanno impastato il loro cinema, grazie all'alchimia speciale che rende la parola corpo tangibile come quello degli attori» (Piccino).


 


ore 20.45


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Jean-Marie Straub e Daniélle Huillet


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 51'


Primavera 2005. Il Piccolo Teatro di Buti. Jean-Marie Straub e Daniélle Huillet stanno provando lo "spettacolo" Quei loro incontri tratto da I dialoghi di Leucò di Cesare Pavese. In seguito lo spettacolo diventerà film. Brunatto e Zeichen "invadono" il teatro. Se per Ghezzi, per l'occasione intervistato da Brunatto, è un «cinema prometeico, costituito da inquadrature fatali; un'unione tra Lang e Rossellini», per Zeichen è un «cinema fermo, un cinema dell'intelligenza, dove cioè la parola conta molto. Questa capacità di raccontare senza raccontare. L'azione è dispersione, in qualche modo pornografica. La verità della parola. Il significato profondo delle parole».


 


a seguire


Sicilia! (1998)


Regia: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet; soggetto: tratto dal romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini; sceneggiatura: J.M. Straub e D. Huillet; interpreti: Gianni Buscarino, Angela Nugara, Vittorio Vigneri, Carmelo Maddio; origine: Francia/Italia; durata: 66'


«Con Sicilia!, tratto dalla Conversazione di Vittorini – altro autore più vilipeso che dimenticato da usi che sembrano innalzare l'arte sottaciuta dei traduttori -, il teatro della guerra di classe non può più essere mostrato. Ma è proprio dagli astratti furori del 1937-38 che Huillet-Straub traggono uno dei film più belli e profetici» (Masoni).


 


venerdì 9


ore 17.00


Berlinguer ti voglio bene (1977)


Regia: Giuseppe Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: Roberto Benigni, G. Bertolucci; interpreti: Roberto Benigni, Alida Valli, Carlo Monni; origine: Italia; durata: 95'


«Libera rielaborazione di un monologo teatrale […], è il duplice esordio nel cinema di Bertolucci Jr. (1947) e Benigni (1952). Casto nelle immagini e di torrentizia scurrilità genitale nei dialoghi, è un film anomalo fondato su diverse contraddizioni: stridente coabitazione di comico e drammatico; enormità delle provocazioni verbali e tenerezza delicata a livello figurativo; un protagonista che è, insieme, moderno e arcaico; miscuglio di intelligenza campagnola e estri surrealisti. Uscì troppo presto e fu un insuccesso» (Morandini).


 


ore 19.00


Troppo sole (1994)


Regia: Giuseppe Bertolucci; soggetto: G. Bertolucci; sceneggiatura: David Riondino, Sabina Guzzanti, G. Bertolucci; interpreti: S. Guzzanti; origine: Italia; durata: 90'


«Non s'era mai vista un'attrice dar vita a un piccolo esercito di personaggi-maschera, tutti talmente perfetti da risultare astratti, mostruosi, vagamente inquietanti. Perché c'è pure una storia in questo "One Woman Show", e naturalmente ha a che fare con la tv, "doppio" completo della realtà, simulacro totale (o totalitario?) del mondo visibile. […] Ma bisogna vedere Sabina Guzzanti, ricciuta o pelata, sexy o mostruosa, fosforescente o monastica. E bisogna sentirla dar voce con precisione da etnologo alle più diverse parlate regionali e ad almeno tre varianti del romano di oggi […]. Tutto finto, tutto vero: come gli sfondi più kitsch, che non sono stati costruiti per il film, sono discoteche in attività sulla riviera romagnola» (Ferzetti).


 


ore 20.45


I clandestini del cinema italiano – Omaggio a Giuseppe Bertolucci


Ideazione e regia: Paolo Brunatto; origine: Italia; prodotto da Giacomo Rossi e Stefano Rebecchi per Cult; durata: 45'


«La nomina di Giuseppe Bertolucci a presidente della Cineteca di Bologna, deve avere in parte alleviato […] un lecito disappunto per il non adeguato "box-office" di alcuni suoi film, nonostante la scelta di utilizzare comici del calibro di Roberto Benigni, Paolo Rossi e Sabina Guzzanti. […] L'impegno filmico di Giuseppe Bertolucci, che troppo spesso il grande pubblico non ha capito e apprezzato, è stato quello di tentare la via di un cinema poetico, manipolando materiali, usando codici diversi da quelli tradizionali, dunque un'operazione sottile, ardita e rischiosissima» (Brunatto).


 


a seguire


Tuttobenigni (1986)


Regia: Giuseppe Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: Roberto Benigni, G. Bertolucci; interpreti: R. Benigni; origine: Italia; durata: 85'


«Nato come programma televisivo a puntate è la registrazione in diretta di spettacoli effettuati in giro per l'Italia da Roberto Benigni nel 1983. La Rai non lo mandò in onda (forse per alcune battute non troppo riverenti nei confronti di Craxi – soprattutto – e Andreotti). Il materiale, ripreso in mano da Bertolucci, è stato rimontato con taglio più cinematografico e minor durata. Presentato al Festival di Salsomaggiore nel 1985» (Poppi).