I corti del 22esimo Festival del Cinema Europeo di Lecce

La ventiduesima edizione del festival pugliese ha accolto un’ampissima selezione di cortometraggi, articolati in diverse sezioni. Tra cineasti italiani e europei la varietà è garantita

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All’interno delle nutrite sezione del Festival del Cinema Europeo ampio spazio è dedicato ai cortometraggi delle più diverse provenienze. Da un lato abbiamo il “Premio Emidio Greco”, dedicato al regista e sceneggiatore pugliese. Presente poi anche una Vetrina dedicata al Centro Sperimentale di Cinematografia, con cortometraggi provenienti dai CSC di tutta Italia e, direttamente dall’European Film Academy, arrivano gli “EFA Shorts”, parte di una vasta selezione europea. Infine, all’interno di un festival che guarda all’interno continente ma non dimentica il suo territorio, si trova una sezione composta interamente da talenti registici pugliesi, “Puglia Show”, articolata in un “fuori concorso” e un “in concorso”.

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In concorso nella sezione “Premio Emidio Greco” dieci film. Tra i nove italiani si ricordano Cromosoma X di Lucia Bulgheroni e La vera storia della partita di nascondino più grande del mondo di Paolo Bonfadini, Irene Cotroneo e Davide Morando. Flores del precipicio è invece l’unico titolo parzialmente straniero, in quanto il suo regista Andrea Gatopolous è italiano, ma parte della produzione è spagnola e il film è girato in una commistione di lingue che si alternano fra inglese, spagnolo e portoghese. Quello salta però all’occhio nel momento in cui partono i meravigliosi e lirici titoli di testa di questo film è però il nome di Werner Herzog, che figura come supervisore alla produzione. La sezione “EFA Shorts” comprende invece prodotti da tanti paesi diversi, come Israele (Mission, Hebron di Rona Segal), Paesi Bassi (Marlon Brando, di Vincent Tilanus) e Polonia (Beyond is the day di Damian Kocur).

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Nella Vetrina del Centro Sperimentale di Cinematografia che comprende le sedi di Roma, di Torino (con il focus sull’animazione), quelle di Abruzzo e Lombardia e include anche saggi di diploma. Tra questi un interessante lavoro di ibridazione fra la cultura italiana e quella coreana, diretta da Martino Ilacqua e Sophie Perazzolo. K-Pop (parte di un ampio progetto denominato K-Lab) è un prodotto molto particolare, chiaramente vicino alla cultura e allo stile colorato e ipercinetico milanese e quasi più vicino a un video per il web che per il cinema. Ed è questo forse, paradossalmente, l’elemento vincente e innovativo che permette al cortometraggio di rappresentare una novità, specialmente perché il film racconta il fenomeno culturale del K-Pop dal punto di vista di persone che lo praticano in Italia e non in Corea. Molto lontano dal vorticoso mondo contemporaneo è invece La morte verde di Marco Mazzone, ambientato in una Napoli ottocentesca e oscura, nella quale l’arte, l’odio e la follia vanno a braccetto. Notevole la scenografia. Il più grande di Francesco Romano condivide lo stesso setting ambientale e temporale con il corto di Mazzone, ma vi inserisce la politica e la storia, con il suo protagonista, Giuseppe Bonaparte, re di Napoli dal 1806 al 1808. I due corti infatti, insieme a C’era una volta un re di Edo Tagliavini, fanno parte della sottosezione “Lab 800”.

Infine la sezione “Puglia Show” del Festival del Cinema Europeo ha accolto i corti più diversi, con le tematiche più disparate. Si passa dalle questioni di genere con Hoppìpolla di Pier Glionna alla mitologia greca con Medea di Giuseppe Arcieri, passando per la magica pietra forata della chiesetta di San Vito in Salento nel corto San Vitu Rock di Fausto Romano. Presente inoltre Il cammino di Taras di Michele Alberto Chironi, il cortometraggio più lungo della sezione (26′), lettera d’amore per la città Taranto nel suo presente e nel suo passato, attraversando i secoli fra guerre e civiltà che si alternano sul territorio pugliese. Interessante l’idea e buona la regia, così come fotografia e scenografia, ma purtroppo la sensazione, a causa del voice over, è più quella di un prodotto televisivo dedicato agli appassionati di storia. Infine menzione speciale alla colonna sonora di Se fossi uomo di Rocco Anelli, lavoro che forse crede un po’ troppo in se stesso, ma contenente spunti sicuramente intelligenti.

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