I festival durante l’emergenza Covid-19. Intervista a Chiara Valenti Omero di AFIC

Con i festival posticipati a causa dell’emergenza Covid-19, l’AFIC – Associazione Festival Italiani di Cinema ha richiesto l’intervento del Ministro Dario Franceschini per fronteggiare adeguatamente la situazione. Ne abbiamo parlato con Chiara Valenti Omero, presidente dell’associazione.

Quello dello spettacolo dal vivo è stato un settore duramente colpito fin dall’inizio dell’emergenza. Facciamo degli esempi concreti a partire dal festival che dirigi, ShorTS – International Film Festival a Trieste: su quali entrate e fondi si regge?

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Purtroppo è vero, lo spettacolo dal vivo sta risentendo tantissimo di questa tragica emergenza. Il festival che dirigo e che quest’anno giunge alla 21° edizione si dovrebbe svolgere dal 26 giugno al 4 luglio. A oggi stiamo lavorando come se queste date fossero confermate, ma perché abbiamo la fortuna di essere nella fase della selezione dei film (per cui ben venga stare a casa a guardarli! Sono talmente tanti… ) e per quanto riguarda il programma è in buona parte già delineato. Ovvio che ciò che succederà nelle prossime settimane sarà fondamentale per capire se si potrà andare avanti su questa linea oppure se dovremo pensare di slittare anche noi. Il mio festival beneficia di contributi regionali (circa il 50 % del budget complessivo), comunali e da parte del Ministero. Una buona parte del budget però è coperta da sponsor privati, che ad oggi per fortuna hanno confermato il loro sostegno. Noi in Friuli Venezia Giulia abbiamo l’immensa fortuna di avere un Assessorato alla Cultura che da molti anni ormai supporta tutte le attività legate al cinema con una legge specifica, e da un paio di anni abbiamo un regolamento che dire virtuoso è poco, perché consente di avere già all’inizio dell’anno i risultati del bando che esce normalmente a novembre e cosa ancor più rara di ottenere il 100% del contributo in forma anticipata già adesso. Quando sento quello che succede in buona parte delle altre regioni d’Italia, dove oggi non è raro aspettare ancora il saldo del contributo 2018, mi rendo conto di quanto siamo fortunati e di quanto, di conseguenza, lavoriamo bene qui da noi.

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Prevedete di recuperare alcuni incontri durante l’anno?
Come dicevo prima, ad oggi voglio pensare di poter lavorare su tutti gli eventi, workshop e incontri che avevamo ipotizzato di fare e per le quali sono mesi che stiamo lavorando. Ovviamente sono di natura ottimista, ma voglio essere anche concreta e mi rendo conto che molte cose le potremo definire nelle prossime settimane. Non so quanto sarà rapido il nostro ritorno alla normalità (anche se voglio credere che la voglia di tornare alla vita di sempre accelererà il meccanismo) e credo nessuno lo possa sapere oggi come oggi. Pertanto ipotizzare di poter avere le piazze piene di pubblico ai primi di luglio è certamente prematuro.

Una situazione di stallo come questa era prevista dalla Legge Cinema del 2016?
Credo che nessuno potesse prevedere una situazione come questa. La Legge Cinema è per molti aspetti positiva (e ricordo che come AFIC abbiamo collaborato in modo molto stretto con la DGCinema e con il Ministero per la stesura dei decreti), anche se non si può dire che sia a regime. Oggi scontiamo i “cambi di poltrone” che in questi anni ci sono stati (e non faccio alcun tipo di valutazione ovviamente in merito alle persone che le hanno occupate!) che di certo non aiutano ad applicare i decreti che una legge come questa prevede. Sono anni, dalla entrata in vigore della Legge, che chiediamo ad esempio che il bando promozione esca con largo anticipo (a novembre!) in modo da poter avere risposte certe a inizio anno, e di conseguenza sapersi regolare sulla programmazione. Non ci siamo ancora, assolutamente! Lo scorso anno il bando promozione è uscito a maggio e abbiamo avuto i risultati, grazie al lavoro egregio degli uffici (che forse scontano un sotto-organico che ormai è diventato cronico negli anni) e soprattutto della Commissione che ha valutato un numero enorme di richieste di contributo, a luglio. Per molti a manifestazione già terminata! Capisci che lavorare in questo modo è difficilissimo. Pertanto la speranza è che quest’anno, a maggior ragione vista la situazione di emergenza, la DGCinema emani il bando 2020 quanto prima, e soprattutto tenendo conto che molte manifestazioni che gioco forza dovranno apportare delle modifiche alla loro usuale struttura andranno supportate con una modalità speciale.

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Dei 73 festival riuniti in Afic, 12 sono slittati. Cosa comporta in concreto la chiusura di un festival già iniziato, o il suo slittamento?
Dico sempre che l’ultimo giorno di un festival corrisponde al primo dell’edizione successiva. Quello che il pubblico non sa, o molto spesso non capisce, è che organizzare un festival è un lavoro che dura tutto l’anno. I rapporti con le distribuzioni, con le produzioni, con i registi e gli ospiti (e gli agenti) sono solo alcuni degli aspetti, i più “artistici” che ognuno di noi deve affrontare e ai quali deve lavorare coltivando relazioni e conoscenze in modo continuativo. Va da sé che ovviamente io non posso pensare di dire, oggi, ai miei collaboratori di smettere di selezionare i film per quest’estate. Con la conseguenza che giustamente i compensi previsti vanno confermati, seppure nella totale incertezza del momento. Poi ci sono gli aspetti organizzativi, che prevedono ad esempio le opzioni per gli alberghi, i viaggi degli ospiti, le affissioni per la promozione dell’evento, i rapporti sul territorio con le istituzioni. Ovviamente lo slittamento oggi di un festival che magari si doveva tenere ad aprile prevede che tutta una serie di costi siano stati già affrontati. E di conseguenza costituiscono ad oggi una grave perdita per l’associazione che organizza la manifestazione. Un aiuto fondamentale in questo senso dovrà venire da parte delle Regioni nel riconoscere, in fase di rendicontazione del contributo, anche questi costi come ammissibili. Sembra una banalità ma purtroppo non lo è. Ed è in questo senso che AFIC vuole affiancare tutti i suoi associati nelle richieste con i singoli interlocutori sui territori e ovviamente con il Ministero.

L’Italia è tra i paesi più colpiti dal Covid-19. Pensi che ci saranno delle resistenze da parte degli ospiti stranieri rispetto al tornare a far tappa in Italia?
Temo di sì. Ma soprattutto temo (o spero, a seconda di dove vogliamo guardare) che sarà impossibile avere molti ospiti stranieri perché sarà l’Italia stessa a non farli venire. Quest’onda di trasmissione del virus ci dimostra che paesi come la Francia, la Spagna, l’America sono indietro rispetto a noi e quindi presumo che quando noi ne saremo fuori non sarà lo stesso per loro. Credo che sarà quello il momento di “difenderci” impedendo la riaccensione di nuovi focolai. Detto ciò, voglio fidarmi degli esperti ed essere positiva, e quindi credere che quello che ci verrà permesso di fare sarà per il bene di tutti.

Quali sono le misure che avete chiesto al Mibact di adottare?
In questo momento difficile per tutto il comparto abbiamo chiesto 3 cose molto semplici ma di fondamentale importanza al Ministro Franceschini (al quale abbiamo anche chiesto che ci sia un’attenzione particolare a rendere pienamente operativa la Direzione Cinema [presso il Ministero] con la formalizzazione dell’incarico al nuovo Direttore) e alla Direzione Generale Cinema:
• definizione di una quota straordinaria riservata alla promozione (da aggiungersi al normale riparto annuale) per sostenere le manifestazioni che non si possono svolgere in questa emergenza e che, sia in caso di spostamento delle date che di forzato annullamento, hanno già sostenuto spese di preparazione e avviamento.
• riconsiderazione della quota di riparto dedicata alla promozione, perché quando l’azienda Italia potrà ripartire sarà fondamentale – nel nostro settore – poter contare su un sistema-festival di qualità ed efficienza, capace di promuovere al meglio su scala nazionale e internazionale il nostro cinema e l’attività culturale, anche a vantaggio dei territori che danno vita alle nostre manifestazioni, la cui valenza culturale e turistica è per lo più indiscutibile
• accelerazione delle procedure di verifica sui rendiconti per l’anno 2019 onde erogare quanto già assegnato e avvio dei bandi per l’anno 2020 che sono già in forte ritardo, potendo contare su interlocutori effettivamente operativi presso la competente Direzione Generale Cinema, con cui confrontarci per gli aspetti tecnici e procedurali delle prassi poste in essere.

Quanti sono i lavoratori dei festival?
Beh, questo è estremamente variabile ovviamente! Dipende da festival a festival e in effetti ad oggi non abbiamo un censimento globale sul territorio nazionale. Sarebbe bello e importante averlo. Ma non abbiamo neanche un numero preciso di festival che si svolgono in Italia! Posso solo dire che sono tantissimi, forse (e non me ne vogliate) troppi. Ad ogni modo considera che per un festival di medie dimensioni come può essere il mio lavorano, tra collaboratori, fornitori di servizi, volontari ecc. una quarantina di persone.

Pensi che nonostante le tante difficoltà quando torneremo a frequentare i festival gli spettatori saranno più consapevoli del lavoro che sta dietro questi eventi?
Dipende da noi e da come sapremo comunicare al pubblico e a chi ci segue il lavoro che facciamo ora, e quello che faremo nei prossimi mesi. Detto ciò, credo che quando saremo tornati alla normalità, forse anche per un meccanismo di “autodifesa” , tenderemo a “dimenticare” il periodo orrendo che stiamo vivendo (o forse concentreremo le nostre energie su altre priorità) e di conseguenza poter tornare a frequentare un festival sarà normale! Magari ce lo gusteremo un po’ di più perché daremo un valore diverso alle cose che fino ad oggi davamo per scontate, e in questo senso non può che essere una cosa positiva.

Quali conseguenze avrà la sperimentazione diffusa dei contenuti on line gratuitamente? Ci può essere anche a distanza un’alfabetizzazione del pubblico che incontra così anche le opere definite “difficili”?
Qui mi trovi assolutamente scettica nei confronti di alcune manifestazioni che hanno scelto di fare un festival in streaming. Mi spiace, non è un festival. Personalmente non credo farei mai una scelta di questo tipo, anche se se ne sta parlando molto anche per manifestazioni di un certo livello e di una certa storicità. Il festival per come lo abbiamo concepito in tutti questi anni è un luogo d’incontro prima di tutto, e il sapore dell’incontro di persona o della proiezione in sala lo perdi totalmente quando sei on line. Altra cosa sono le piattaforme che in questo momento stanno dando ampia diffusione di contenuti, anche di film difficili (che brutta definizione!), on line gratuitamente. In questo momento di emergenza ringrazio che ci siano. Ma poi mi piacerebbe tornasse tutto ad essere come prima, e per rispondere alla tua domanda no, non credo che la diffusione di opere difficili on line porti all’alfabetizzazione del pubblico. Anzi! Rischia di essere ulteriormente dannosa, perché proprio per quel tipo di film (stiamo parlando ovviamente di pubblico, non di cinefili addetti ai lavori o critici) è fondamentale l’incontro con il regista e lo scambio di opinioni al termine della proiezione in sala.

Quale messaggio si deve dare in questo momento al pubblico che fruisce la cultura in un modo prima inusuale?
Di farlo, ovviamente, vista la situazione! Ma di non prenderci gusto, perché la partecipazione collettiva in sala, a teatro, ad un festival è una cosa che non dobbiamo dimenticare e anzi dovremo gustare ancor di più in futuro. Perché avremo tutti bisogno del pubblico per risollevarci, tanto quanto il pubblico avrà bisogno di noi per dimenticare questa terribile emergenza.