"I figli della mezzanotte", di Deepa Mehta

i figli della mezzanotte

Dal romanzo di Salman Rushdie del 1981, anche autore della sceneggiatura, la regista indiana mescola insieme un tono lirico, epico, evocativo, tragico finendo con improvvise accelerazioni di un ritmo che il suo cinema non ha mai posseduto e che vuole snobisticamente prendere le distanze da Bollywood ma poi cerca di riciclarne la spettacolarità e le forme del melodramma. Con effetti digitali di imbarazzante bruttezza

i figli della mezzanotte

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Dagli elementi di Fire, Earth e Water alle esplosioni di I figli della mezzanotte. Con effetti digitali imbarazzanti nel modo in cui vengono mostrate,
quasi con quella distanza tipica di uno sguardo che vuole accarezzare sempre le Storie dei personaggi ed è costretto a passare per queste strade narrative perché le forme del kolossal lo impongono.

Dentro I figli della mezzanotte, dal romanzo del 1981 di Salman Rushdie anche autore della sceneggiatura, vengono attraversati 60 anni di Storia dell'India dal 1917 al 1977. Allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, mentre il paese diventa indipendente dalla Gran Bretagna, nascono due neonati di diversa estrazione sociale che vengono scambiati volontariamente di posto da un'infermiera di Bombay. Ed è così che Saleem e Shiva, rispettivamente figli di una donna povera e di una coppia benestante, sono destinati a vivere destini opposti. e le loro vite s'intrecciano con gli eventi dell'India.

Tranne uno brevissimo frammento documentario proprio per mostrare l'indipendenza dell'India, Deepa Mehta procede insieme con un tono lirico, epico, evocativo, tragico andando a finire anche nelle zone di uno squinternato musical che forse è uno degli approdi meno fastidiosi del film. Parte arrivando dal suo cinema precedente, tra veli e buchi nel lenzuolo ma gli stacchi necessari della Storia impongono al suo cinema un ritmo che non ha mai posseduto. Ed ecco che si rifugia spesso in compiaciute scene madri, in una voce fuori-campo alla lunga insostenibile oppure in suggestioni visionarie come l'apparizione dei ragazzini dove anche quel barlume di dimensione fantastica viene distrutto da un un film che non sa e che non vuole scegliere cosa tagliare e cosa tenere. La cineasta torna a filmare il suo paese come da esule, con lo stesso atteggiamento ma molto meno giustificato di Danny Boyle di The Millionaire che racconta la 'nascita della sua nazione' con la stessa irritante presupponenza di Julian Schnabel in Miral

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I figli della mezzanotte è l'esempio di un cinema indiano che vuole snobisticamente prendere le distanze da Bollywood ma poi cerca di riciclarne la spettacolarità e le forme del melodramma. Come uno dei tanti anonimi Bille August che però poi mostra il conflitto passando come un carro armato sopra i personaggi come Roland Emmerich con tanto di motocicletta sul tetto e buio dell'apocalisse. The Day After Tomorrow.

 

Titolo originale: Midnight's Children

Regia: Deepa Mehta

Interpreti: Satya Bhabha, Siddarth Narayan, Shriya Saran, Darsheel Safary, Anupam Kher, Shabana Azmi, Rajat Kapoor, Soha Ali Khan

Origine: Canada/UK, 2012

Distribuzione: Videa CDE

Durata: 148'

 

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