I FILM IN TV – Film della settimana: AL DI LA' DELLA VITA di Martin Scorsese

Io seguo con indulgenza il terrore di una croce divorato dalle nostre assenze. Ancora un'altra possibilità nella vita… Quando scopriamo di non essere stati troppo presenti, di non aver amato abbastanza, di non aver vissuto come avremmo potuto, come possiamo pretendere di poter vedere tutto questo nel cinema, senza che abbia fatto parte di noi. Il nostro sguardo è limitato, talvolta miope. Non è con lo sguardo che si ama, con lo sguardo semmai si desidera e non è la stessa cosa. Lo sguardo è l'assenza di tutto ciò che si nasconde oltre la superficie della pelle, la negazione di andare oltre le apparenze. Il nostro sguardo nutre il desiderio di toccare, di mettere le mani su qualcosa, di prendere. L'amore, invece, quell'amore che ci dona la/alla vita implica un sacrificio, quello della propria vista, il dono della cecità, per poter tornare a vedere con animo nuovo, vedere con gli occhi dell'animo, con gli occhi impalpabili di un animo capace di darsi oltre la propria egoistica solitudine, oltre la condanna all'esilio del nostro terreno vagare; solo così ci si potrà perdere dentro l'essere amato, darsi oltre la pelle (delle immagini). La nostra Hybris è stata quella di aver voluto/voler troppo vedere l'infinita intimità con la finitezza del nostro sguardo. Jack La Motta/Robert De Niro, in Toro Scatenato, è preso dal desiderio di vedersi, di mostrarsi, di riflettere se stesso, il proprio corpo. Il suo fine è tele-visivo e il film si chiude con una magnifica liberazione resa evidente dai versetti del Vangelo di San Giovanni, dal capitolo sulla guarigione dell'uomo nato cieco. Ne L'ultima tentazione di Cristo è il desiderio del Cristo di continuare a vedere/vivere il mondo nel suo essere finito, il suo limite, la sua "ultima" tentazione, e solo alla fine invocando per sé la cecità/oscurità dell'altro tempo che ha vis(su)to, potrà ritornare al padre; non è un caso se in Gangs of New York il personaggio di Billy il macellaio/Daniel Day Lewis manchi di un occhio, la visione è monca/mancante per poter meglio vedere ed essere partecipe della dissoluzione cui è destinata la "nascita di una nazione"; così nell'ultimo film di Scorsese, The aviator, il momento più bello è la sequenza che mostra Howard Hughes/Leonardo Di Caprio ripiegato su/in se stesso con le immagini che si proiettano sulla sua schiena, dietro/sopra il suo corpo, non davanti ai suoi occhi, a dirci, ancora, del limite di uno sguardo che ha, con icarea presunzione, confidato solo nella finitezza del proprio fisico vedere. In Al di là della vita, il film più bello del cinema americano degli anni novanta, il paramedico Frank Pierce/Nicholas Cage è il Cristo fatto uomo che ha allontanato da sé il calice del (suo) sacrificio, gettato nel mondo in cui si è perso, incapace di ritessere le rovesce smagliature del vivere, venuto alla luce in questa maledetta vita. Nato per aspettare la (sua) morte. Oppresso dai fantasmi delle persone che non è riuscito a salvare, Frank vuole sottrarsi al proprio essere nel mondo, al dono del suo amore per gli altri. Ma senza sacrificio non c'è amore e senza amore sacrificante non c'è il ricongiungimento col padre. Martin Scorsese e Paul Schrader danno corpo all'esistenza e al senso che essa porta con sé, permettendoci di penetrare nella carne, appunto, (in)carnano, annegano il loro sguardo nell'intimità dell'uomo. Laddove è più profondo il nostro desiderio di vita, d'amore, di avere ancora un'altra possibilità. Perché sappiamo che l'anima è la nostra "compagnia più sanguinosa". 


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Al di là della vita (Bringing out the dead) di Martin Scorsese
con: Nicholas Cage, Patricia Arquette, Tom Sizemore, Ving Rhames, John Goodman
USA 1999
Venerdì 25 febbraio ore 01:10 Raitre