I FILM IN TV – Film della settimana: IL PROMONTORIO DELLA PAURA di J. Lee Thompson

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Il mostro nella normalità, la seduzione del male, la perversione che repelle e attrae, la fragilità del delicato equilibrio familiare: ecco i quattro assi di una storia che difficilmente si dimentica, ripensata al cinema trent'anni dopo da Martin Scorsese. Se nell'ultimo Cape Fear (remake del 1991) ogni certezza è messa in crisi e ogni convenzione, verità, linearità è costretta dal regista a torcersi su se stessa e a specchiarsi in incalzanti interrogativi morali, ne Il promontorio della paura di Thompson (1962) prevale – vista anche l'epoca – una maggiore sicurezza e dogmaticità rispetto alla dicotomia bene/male, comunque ben lontana dal mettere al riparo lo spettatore dall'inquietudine. E' proprio la normalità, la correttezza formale, la compostezza del 'cattivo' Max Cady (un magnifico Robert Mitchum) a fare paura e a generare ansia: la camminata tranquilla e sicura di un criminale per le strade che apre il film, l'apparire continuo e inesorabile a turbare la serenità dei momenti familiari – il bowling, la gita in barca – il gioco al massacro psicologico e insieme la diabolicità di chi non compie mai un passo falso. Tutto a inficiare progressivamente – ma mai fino all'irreparabile – l'integrità e l'equilibrio dell'antagonista 'buono', l'avvocato qui interpretato da Gregory Peck. Ombre in bianco e nero che si allungano e si contorcono sulle vittime – la moglie e la figlioletta – sono il parallelo visivo e visibile della minaccia di un lupo cattivo in carne ed ossa che giura vendetta a chi, otto anni prima, ha testimoniato contro di lui spedendolo in carcere per violenza; ma il male è qui tutto ombra, suggerito e immaginato, tutto potere delle parole e dello sguardo sbieco di Robert Mitchum. Gregory Peck è il buon padre di famiglia, il professionista integerrimo che, anche se sfiancato come il topo dal gatto, ha dalla sua parte la forza del bene e una totale, stringente – per chi guarda e per la storia – impagabile positività che sprigiona da corpo, gesti e azioni. E il finale – melmoso, magnifico di angoscia sottilissima, silenziosa e soffocante – seppure a sorpresa e anzi proprio per questo, gliela conferma e rilancia.


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IL PROMONTORIO DELLA PAURA di Jack Lee Thompson
Con Robert Mitchum, Gregory Peck, Martin Balsam, Polly Bergen, Lori Martin
USA 1962 (110')
MARTEDI 4 LUGLIO ore 16:35 Rete 4.